L’omicidio del pregiudicato Abdherraim Mansouri riapre la ferita dell’ex “bosco della droga”, liberato dagli spacciatori solo qualche anno fa

L’omicidio di Abdherraim Mansouri, il 28enne ucciso lunedì 26 gennaio intorno alle 18 durante un controllo antidroga nell’area di nessuno, tra via Impastato e i muri che limitano i binari ferroviari, riporta sotto i riflettori una zona che negli ultimi anni era diventata simbolo di riscatto urbano. Proprio ai margini dell’ex bosco della droga, oggi Parco di Porto di Mare, si è consumato l’episodio che ha riacceso le preoccupazioni di residenti e associazioni.
La ricostruzione dell’evento
Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, Mansouri – noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a spaccio, rapina e aggressione alle forze dell’ordine – avrebbe puntato contro gli agenti del Commissariato di via Mecenate una pistola, poi rivelatasi a salve. Un poliziotto ha esploso un colpo che lo ha colpito alla testa. L’agente è indagato per omicidio volontario, atto dovuto per consentire gli accertamenti. La dinamica è ora al vaglio della magistratura.
Ma al di là del fatto giudiziario, l’episodio ha un forte valore simbolico per Rogoredo.
L’ex bosco della droga
Fino a pochi anni fa, quest’area era conosciuta in tutta Milano come il bosco della droga: un luogo di spaccio a cielo aperto, con centinaia di tossicodipendenti ogni giorno, accampamenti improvvisati, rifiuti, siringhe e un senso di insicurezza costante. I residenti evitavano di passarci, i bambini non potevano giocare nei prati, il parco era diventato una zona interdetta.

Il nuovo parco
Dal 2017, grazie all’intervento di Italia Nostra per conto del Comune di Milano, il Parco di Porto di Mare ha vissuto una trasformazione radicale. Oltre 300 tonnellate di rifiuti rimosse, sentieri riaperti, alberi curati, nuove piantumazioni. Sono arrivati volontari, famiglie, scolaresche per fare educazione ambientale, mentre il parco ha ospitato iniziative sportive, messe all’aperto, attività con detenuti del carcere di Opera e progetti di volontariato aziendale. Il bosco della droga era diventato un parco vero: un luogo attraversabile, frequentato, vissuto. Un presidio sociale oltre che ambientale.
Lo spaccio si sposta
Poi piano piano lo spaccio è tornato, sempre peggio. Negli ultimi mesi qualcosa sembra essersi incrinato. Le forze dell’ordine segnalano un ritorno dello spaccio in forma più frammentata, nelle aree residuali tra la linea ferroviaria e la tangenziale, meno visibile ma più diffusa. L’omicidio di lunedì è avvenuto proprio in una zona di confine tra il parco riqualificato e le aree ancora critiche.

«La droga non è mai scomparsa, si è spostata e riorganizzata», aveva spiegato in passato chi opera nell’assistenza ai tossicodipendenti. Ma oggi il timore è che Rogoredo torni a essere percepito come un luogo pericoloso, cancellando anni di lavoro sulla cura del territorio.
L’appello del sindaco
Il sindaco Giuseppe Sala ha invitato a non dare giudizi affrettati, sottolineando però che «serve più severità verso chi vende morte» e che la battaglia contro lo spaccio non può dirsi vinta. Anche Regione e Governo hanno preso posizione, mentre il quartiere resta sospeso tra dolore e inquietudine. Rogoredo rimane un’area fragile: qui si concentrano assistenza ai tossicodipendenti, controlli quotidiani, interventi sociali e forze dell’ordine.
È una periferia che ha dimostrato di poter cambiare volto, ma che ha bisogno di continuità: manutenzione, presidio umano, presenza istituzionale.
Il filo sottile tra rinascita e degrado
L’uccisione di Mansouri non è solo un fatto di cronaca nera. È un segnale che interroga la città: su cosa resta della riqualificazione, su quanto sia solido il cambiamento e su quanto facilmente una zona possa tornare indietro se viene lasciata sola.
Il parco che era tornato a essere luogo di bambini, passeggiate e volontari rischia ora di tornare a essere associato alla paura. E Rogoredo, ancora una volta, si trova a camminare sul filo sottile tra rinascita e degrado. L’Olimpiade – l’impianto Milano Santagiulia Ice Hockey Arena dista poche centinaia di metri dal luogo dell’omicidio – può essere l’occasione per avviare una risanamento dell’area.
