Questione giovanile: «Ma noi ve l’avevamo detto»

Interviste sui fatti del 17 e 18 ottobre a Cristina Lenoci del Comitato Quartiere Gratosoglio; Luciano Bagoli, dirigente sportivo; Andrea Cainarca, direttore della Comunità Oklahoma e don Giovanni Salatino, prete di periferia
Vetro sfondato
Vetro sfondato di un negozio del centro città dopo i disordini del 17 e 18 aprile. Immagine tratta da un servizio video di RaiNews24.

I fatti del 17 e 18 ottobre che hanno sconvolto il centro di Milano hanno attirato l’attenzione mediatica sulla questione giovanile. I furti e le violenze di giovanissimi, mossi da un disagio profondo, le cui cause si intrecciano in un groviglio ancora tutto da interpretare, hanno oscurato la protesta degli studenti, le cui rivendicazioni sul carovita, la scuola depauperata, il lavoro sottopagato, la difficoltà a trovare alloggi e più in generale un futuro che si delinea sempre più incerto e a tinte fosche sono invece chiarissime.

Un momento di protesta del Comitato di quartiere Gratosoglio.
Un momento di protesta del Comitato di quartiere Gratosoglio. Foto Nino Romeo.

La risposta del governo al momento è stata un nuovo decreto che inasprisce le pene per reati già presenti nei Codici penale e civile, e l’arrivo dell’esercito in città, senza quei compiti di Polizia giudiziaria, che il centrodestra aveva chiesto e che il Quirinale ha saggiamente bloccato, evitando di far scivolare la nostra democrazia verso derive autoritarie, simili a quanto accade negli Stati Uniti di Trump o addirittura peggio. Provvedimenti spot che comunque appaiono nel lungo periodo parziali e inadeguati ad arginare i violenti, visto che l’inasprimento delle pene e l’introduzione di nuovi reati fatti in questi 4 anni di governo Meloni non hanno reso il nostro Paese più sicuro.

Le cause delle devastazioni delle settimane scorse invece hanno radici profonde, sulle quali non si è saputo o potuto intervenire o che, peggio, si è pensato di sfruttare in modo demagogico e semplicistico, per puro calcolo elettorale. I segnali di questa rabbia montante, e le condizioni perché questa deflagrasse in modo così evidente, erano palesi da tempo. Soprattutto a chi, come noi e le persone che abbiamo incontrato, vivono ogni giorno le difficoltà delle periferie.

«Serve un patto sociale contro il degrado»

Cristina Lenoci del Comitato quartiere Gratosoglio.
Cristina Lenoci del Comitato quartiere Gratosoglio. Foto Nino Romeo.

Cristina Lenoci, animatrice del Comitato Quartiere Gratosoglio che da circa un mese ogni settimana marcia per le vie del quartiere protestando contro il degrado di anni, indica un primo passo alle istituzioni: «Un piano di investimenti, che vada oltre la presenza delle forze dell’ordine e il doveroso sgombero de gli edifici occupati. E da subito chiedere una nuova gestione della Casa Gialla di via Saponaro da parte della Fondazione Fratelli di San Francesco: si dovrebbero aumentare i posti letto (oggi 230, NdR.) per accogliere i senza tetto ed evitare che dormano un po’ ovunque nel quartiere e, contestualmente diminuire gli oltre mille pasti erogati al giorno, magari distribuendoli con camioncini in altri posti della città. Non ce l’abbiamo con le persone che vengono a mangiare e che rimangono a dormire nelle nostre scale, nei box o nelle cantine perché sono disperati. Ma qualcuno se ne deve prendere cura, non possono lasciarli in carico agli abitanti delle case popolari. Questo toglie dignità a loro e a noi». E riguardo a questi scoppi di violenza? «È la violenza che spaventa di più le persone. C’è la criminalità, ma c’è anche tanta rabbia. Vengono chiamati maranza, ma non hanno nessun esempio positivo, cosa volete che ne venga fuori? Come società e come adulti dobbiamo farcene carico. Con la repressione non si va da nessuna parte».

«Giovani senza guida, lo sport può fare molto»

Manifestazione per il Centro Carraro, di fronte alla struttura sportiva. Gennaio 2024.
Manifestazione per il Centro Carraro del gennaio 2024. Luciano Bagoli è al centro.

Luciano Bagoli, ex insegnante e dirigente sportivo della Nuova Atletica 87, allenatore di atletica leggera, da anni in prima fila per la riapertura del Centro sportivo Carraro ai confini del Gratosoglio, chiuso dal 2018 e ora solo parzialmente aperto. Uno spreco di soldi pubblici – Bagoli li quantifica in oltre 7,5 milioni di euro tra lavori fatti, da rifare o ancora da realizzare – ma soprattutto un’enorme occasione educativa persa per il quartiere e la città: «Prima delle “riqualificazioni” il Carraro aveva problemi ma funzionava tutto. C’erano 15 società con oltre 3mila iscritti e tra attività stabili, campionati, tornei il centro registrava 700mila accessi. Ora si fa solo calcio e atletica in impianti che andrebbero rifatti. Era la struttura più viva di Milano, che svolgeva un enorme servizio in una zona di grande emergenza sociale». Sulle violenze del 17 e 18 ottobre ha le idee chiare: «Io ho insegnato per 47 anni e ancora sono a contatto con i giovani. I ragazzi non hanno risposte, c’è il vuoto. Però quelli che hanno devastato il centro città sono altri. Sono ragazzi arrabbiati, ce l’hanno con tutto il mondo, senza luoghi d’incontro né maestri che li aiutino a capire quello che succede. Vivono un’incomprensione profonda, senza prospettive in questa società dell’immagine di cui inseguono i simboli e pur di averli fanno quello che fanno, con l’illusione di essere apprezzati e di esistere nel finto mondo dei social media. E questo li emargina ancora di più, portandoli completamente fuori dalla realtà. Lo sport e il Carraro per Gratosoglio sono, o meglio potrebbero essere, una risposta forte a questa rabbia e crisi di identità».

«Basta risposte di pancia, servono intelligenza ed empatia»

Andrea Cainarca, con un ragazzo della Comunità.
Andrea Cainarca, con un ragazzo della Comunità.

Andrea Cainarca, educatore e direttore della Comunità Oklahoma di Gratosoglio, che dal 1982 ha accolto oltre mille minori in difficoltà, punta il dito verso gli adulti: «Sicuramente i ragazzi che hanno spaccato le vetrine e rubato in centro Milano devono prendere coscienza di quanto hanno fatto, però mi chiedo in quale mondo di adulti vivano. Dalla società io vedo solo risposte di pancia a qualsiasi cosa, superficiali, senza empatia e capacità di guardare alla complessità delle cose. Mentre c’è da fare un lavoro di prevenzione enorme invece dei provvedimenti che arrivano quando ormai la situazione è compromessa. Continuo a vedere che l’educazione e la formazione sono sempre l’ultima delle preoccupazioni, e questo vale anche per gli adulti, a tutti i livelli. Sui social, che per me sono la latrina in cui tutti danno il peggio di sé, sotto le immagini dei genitori che aspettavano i figli fuori della questura, ho letto dei commenti impronunciabili verso questi genitori. Mi sono sembrate persone come tante, che hanno cresciuto i figli certamente non pensando che un giorno sarebbero andati in piazza a spaccare le vetrine e a rubare. Si vedeva nei loro volti che stavano vivendo momenti terribili, che sarebbero potuti accadere a ognuno di noi. Nonostante questo non c’era nessuna empatia, ancora una volta solo commenti semplicistici e di pancia».

«I ragazzi hanno il sacrosanto diritto di protestare»

Don Giovanni Salatino.
Don Giovanni Salatino.

Don Giovanni Salatino, prete di periferia in Barona, a Gratosoglio, Quarto Oggiaro e oggi a Baggio nei suoi oratori ha incontrato e vissuto giornate intere con centinaia di ragazzi, sottolinea: «Da una parte ci sono i ragazzi che hanno distrutto e rubato, mossi da un protagonismo malato, un’esigenza di sfogare la propria rabbia, senza riuscire ad avere una grammatica per interpretarla e indirizzarla, se non contro le vetrine dei negozi del centro. Un fenomeno non nuovo, a saperlo vedere. Da tempo gruppi di adolescenti dalle periferie o dalla cintura milanese si riversano in centro città, per compiere furti a ripetizione e violenze anche molto gravi. Dall’altra ci sono i giovani che rivendicano il diritto sacrosanto di alzare la testa e di dire che non sono d’accordo con questo progressivo impoverimento della nostra società. Le generazioni precedenti hanno visto l’uomo sbarcare sulla Luna e vissuto in un’idea di progresso. Quando ero adolescente, Palermo si era risvegliata dopo gli attentati a Falcone e Borsellino e poi ho vissuto la stagione di Mani Pulite. I giovani d’oggi invece che prospettive hanno? Una crisi climatica e ambientale a cui non badiamo troppo, se non quando fa così caldo che non possiamo parlare d’altro, una crisi abitativa, stipendi da morti di fame e contratti non dignitosi, lo spettro della guerra e una crisi internazionale perenne. Poi sentono che l’Unione Europea destina anche solo 15 milioni di euro alla Croazia per comprare droni e monitorare le frontiere dai passaggi dei migranti, e giustamente si arrabbiano. Finalmente si arrabbiano. Sono storie di diritti negati, anche a casa nostra, che vanno avanti da decenni, da quando abbiamo iniziato a ghettizzare le periferie. E Trump entra a gamba tesa su queste manifestazioni parlando di un problema di immigrazione. No, non è proprio un problema di immigrazione».

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