Centinaia di persone, striscioni srotolati sotto la sede del Comune e un appello corale rivolto alle istituzioni locali e nazionali: fermare la corsa selvaggia ai nuovi data center prima che il prezzo ambientale e sanitario diventi irreversibile. È il messaggio lanciato sabato 10 ottobre da piazza della Scala, dove si è svolta la manifestazione promossa dalla Rete nazionale dei comitati Stop Data Center (qui il documento prodotto dalla rete). Una protesta che punta il dito contro la proliferazione delle grandi infrastrutture necessarie per far girare l’economia digitale e l’intelligenza artificiale, chiedendo con forza la sospensione immediata degli investimenti e la definizione di una strategia nazionale che ne valuti bisogni reali e ricadute.

Al centro della contestazione c’è soprattutto il quadro normativo, in particolare la legge regionale approvata lo scorso giugno dalla Regione Lombardia, accusata di non cogliere la reale natura di questi impianti. Norma sulla quale lo stesso Pirellone, secondo quanto dichiarato a il Giorno dall’assessore agli Enti locali e alle Risorse energetiche, Massimo Sertori, a solo 4 mesi dal varo si appresterebbe a cambiare in senso più restrittivo.

L’impatto sul territorio riguarda infatti non solo l’occupazione di suolo, le emissioni sonore o termiche, il consumo enorme di energia, ma tocca da vicino la vita quotidiana dei residenti, direttamente, quando gli impianti sono costruiti vicino ai centri abitati, indirettamente per le ricadute sull’ambiente. Di fronte alla spinta degli investimenti privati, i comitati rivendicano il valore del lavoro d’analisi svolto dal basso in questi mesi per portare all’attenzione pubblica dossier, numeri e criticità che altrimenti rischiavano di passare sotto silenzio.

Una mobilitazione che nei prossimi mesi intende valicare i confini nazionali: la Rete ha infatti annunciato la partecipazione a una grande manifestazione europea prevista per novembre, la cui sede internazionale verrà ufficializzata a breve.

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