La carica dei data center vista dalla scrivania di un sindaco

Data center e ambiente - gli amministratori del milanese come possono gestire l'enorme aumento della richiesta di nuove strutture con il pesante costo ambientale, se lasciati soli a confrontarsi con i colossi dell'hight-tech?
Data center - Il grande campus di data center di Data4, a Cornaredo.
Data center - Il grande campus di data center di Data4, a Cornaredo.

Data Center – Intervista a Stefano Ventura, sindaco di Corsico, sul cui territorio è in costruzione un impianto da 13,6 MW

Ambiente e tecnologia – Come gestire l’enorme richiesta di nuove strutture è il problema che si pone sempre più urgentemente agli amministratori del Milanese, lasciati sostanzialmente da soli, nonostante la nuova legge regionale, a confrontarsi con i colossi dell’hight

di Marco Gambetti

Stefano Martino Ventura, 37 anni, eletto sindaco di Corsico a ottobre del 2020 e riconfermato al primo turno a maggio 2026 con oltre il 60%, è uno dei primi cittadini del Milanese alle prese con l’invasione dei data center.

Queste strutture negli ultimi anni si sono moltiplicate in modo esponenziale e oggi nel Milanese si contano 33 impianti già operativi, a cui si devono aggiungere 10 cantieri aperti e 23 progetti in fase di valutazione. Una sorta di slavina digitale che ha indotto Regione Lombardia a legiferare e che sta allarmando cittadini e amministratori per l’impatto ambientale.

Stefano Martino Ventura, sindaco di Corsico.

Sindaco Ventura, come è maturata la decisione di costruire un data center sul territorio di Corsico?

«Essendo i data center liberamente insediabili su area produttiva, non è stato necessario un coinvolgimento del Comune per avallare l’avvio dell’infrastruttura che, ricordo, sorgerà in un sito industriale dismesso appartenuto al gruppo Marcegaglia; nello specifico, un capannone fatiscente che aveva oltre 10mila metri quadri di amianto sulle coperture che è stato rimosso e completamente bonificato. Evidentemente in un momento successivo, sarà necessario il permesso di costruire. Un ok che non sarà comunque sottoposto a una valutazione politica – proprio perché già conforme al piano di governo del territorio – ma a un iter autorizzativo tecnico, compresa la convocazione di una conferenza dei servizi che vedrà la partecipazione di tutti gli enti preposti alla tutela delle variabili sia urbanistiche che ambientali e dei comuni limitrofi; in questo caso, Cesano Boscone».

Il mese scorso il Consiglio regionale ha approvato una legge che regolamenta l’apertura di nuovi data center in Lombardia. Come la giudica?

«Personalmente ritengo che i data center siano un’infrastruttura strategica per il Paese. Ovviamente, ciò non significa che debbano essere realizzati a prescindere, ma, al contrario, valutando e bilanciando costi e benefici, come sempre accade quando si parla di politiche pubbliche.

Fatta questa premessa, credo che la legge approvata sia un’occasione persa per tre ragioni. La prima riguarda lo strumento delle compensazioni per gli enti locali, che appare inadeguato rispetto al grandissimo volume di risorse economiche che il mercato dei data center sposta. La seconda è che non è chiaro come si procederà con lo sviluppo e l’adeguamento della rete elettrica. Senza un adeguato sistema di compensazioni e l’apertura di un dialogo con i territori si rischia di ricadere in situazioni da sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio giardino – Ndr) in cui i Comuni non vogliono le infrastrutture. Infine, trovo molto debole l’impianto normativo che riguarda la tutela del consumo di suolo. Questo vale soprattutto per i data center molto grandi che, essendo difficilmente realizzabili su aree industriali, portano gli operatori a richiedere l’utilizzo di aree agricole.

Io penso che in questi casi debba essere prevista una compensazione pari ad almeno il 100% del suolo consumato, attribuendo al privato l’onere di trovare la quantità necessaria di lotti da bonificare. Naturalmente, non essendo sempre possibile agire a livello di singolo comune, bisognerebbe applicare questa compensazione in una dimensione territoriale più ampia. Ebbene questa legge non affronta minimamente tali temi. Prevede, semplicemente, che ci sia un po’ di maggiorazione degli oneri di urbanizzazione se si consumano aree agricole. Ma questo, a livello globale, non può essere soddisfacente».

Rimanendo sulla legge appena approvata, una preoccupazione molto forte riguarda il Parco Agricolo Sud Milano.

«Ritengo, in linea di principio, che il Parco Agricolo non debba essere utilizzato per realizzare questo tipo di infrastrutture, ma è evidente che non si può trattare il tema in termini assoluti. Il pianificatore dovrebbe farsi un’idea di che cosa è possibile sviluppare e in quali modalità, invece di lasciare il pallino in mano al mercato che, tra l’altro, su questa materia è in rapidissima evoluzione.

Un approccio pragmatico consentirebbe al Parco Sud di dotarsi delle risorse economico-finanziarie provenienti dalle compensazioni, necessarie per promuovere la fruizione e lo sviluppo del parco, senza snaturare le funzioni agricole e ambientali».

C’è bisogno di una regia che garantisca una visione più ampia e strategica sulla costruzione di nuovi data center?

«Sicuramente servirà una regia che coinvolga i territori a un livello più ampio di quello comunale. Ciò è molto importante soprattutto sul fronte delle compensazioni, considerato il fatto che i singoli comuni hanno poteri negoziali diversi. Per un piccolo comune, un milione di euro può sembrare una cifra enorme quando, per un operatore che sviluppa un data center, stiamo parlando di noccioline.

Non è però solo un tema di potere negoziale nei confronti degli operatori privati, ma anche nei confronti dello Stato. Le compensazioni che in questo momento offre Terna per le infrastrutture che costruisce sono assolutamente inadeguate.

Quindi, dal mio punto di vista, la genesi della legge è stata carente sul tema del coinvolgimento preventivo del territorio e della cittadinanza. Se non ci si attrezza adeguatamente in via preventiva è evidente che se poi arriva il governo, che rappresenta l’interesse nazionale, è difficile opporsi alla costruzione di determinate infrastrutture».

L’impressione generale è che stiamo subendo questa rivoluzione, invece che provare a indirizzarla e governarla.

«È una domanda complessa. Ormai, ognuno di noi fa uso di strumenti digitali quotidianamente, senza chiedersi cosa vi sia dietro. Usare Facebook o qualsiasi applicazione sul nostro cellulare significa sostanzialmente fare uso di un data center, magari non visibile perché dislocato in altre zone d’Europa o addirittura oltreoceano. La domanda di potenza computazionale sta aumentando a dismisura con l’arrivo dell’intelligenza artificiale e forse oggi non siamo nemmeno in grado di prevedere il futuro che ci attende nei prossimi anni.

Ci saranno impatti sulle relazioni tra le persone, sull’istruzione, sull’educazione. Poi c’è il tema dei consumi rispetto al quale, vista la domanda crescente, credo sia ormai necessario puntare al mix “rinnovabile – nucleare”, oltre a tutte le fonti energetiche che già utilizziamo. Insomma, il progresso è sempre andato in una direzione difficilmente prevedibile e, quindi, governabile.

Io credo che ciò che noi possiamo gestire e su cui dobbiamo concentrare i nostri sforzi siano sulle ricadute negative insite in ogni percorso di innovazione e cambiamento. Penso, ad esempio, al crollo del livello di attenzione che stanno sperimentando i giovani, o la pressione che la crescente produzione di energia esercita sull’ambiente, per rimanere ai temi toccati precedentemente.

Noto con rammarico che nel dibattito pubblico vi sia, invece, la tendenza a rincorrere le paure piuttosto che a cercare di contestualizzarle. È evidente che un’infrastruttura come un data center non porta con sé esclusivamente vantaggi, ma neanche solo svantaggi e, soprattutto, non dovrebbe diventare un terreno di scontro su cui dividersi ideologicamente, generando, alla fine, più confusione di quella che c’era all’inizio».

Gli impianti a Milano e dintorni

Mappa Data center Milano dintorni redatta dal Politecnico

Riprodotta da: Mattioli, C., & Franchina, A. (2026). Data centers and the city. The territorial impacts of the growing data economy, with a focus on Italy. Contesti. Città, Territori, Progetti, (2), 168–191. Fig. 3. pp. 175. https://doi.org/10.36253/contest-16787
© 2026 FUP Firenze University Press. Riprodotta con autorizzazione.

I megacentri che stanno accerchiando la metropoli

a cura di Guglielmo Landi

Cosa fanno

Un data center è uno spazio fisico che ospita le infrastrutture informatiche necessarie a far funzionare servizi digitali come messaggi, streaming, acquisti online e intelligenza artificiale, il machine learning (apprendimento automatico) e lʼInternet of things (gli oggetti dotati di chip e connessione a Internet per raccogliere, inviare e scambiare dati in rete). Oggi queste strutture governano lʼeconomia mondiale, connettendo cloud, intelligenza artificiale e le nostre attività quotidiane: una fotografia salvata sul telefono, un film in streaming, una riunione online, i servizi cloud, i software aziendali. Tutto ciò che facciamo genera una quantità titanica di dati che non solo deve essere archiviata in sicurezza, ma deve soprattutto essere resa accessibile e condivisibile in tempo reale con utenti, clienti e partner in tutto il mondo.

Come sono fatti

I data center contengono tre componenti principali: i server per il calcolo, i sistemi di archiviazione per conservare i dati e le infrastrutture di rete per collegare tutto a Internet. Oltre allʼhardware, è fondamentale anche lʼinfrastruttura di supporto, che comprende alimentazione continua, raffreddamento industriale e sistemi di sicurezza avanzati, indispensabili per garantire il funzionamento senza interruzioni.
Nel complesso queste strutture somigliano a grandi complessi industriali fortificati, con recinzioni ad alta sicurezza, cancelli controllati, barriere anti-intrusione e pochissimi punti di accesso per garantire la massima protezione fisica dei dati progettati; sono edifici costruiti per massimizzare lo spazio interno e lʼefficienza dei flussi dʼaria, spesso con pareti prefissate in cemento o pannelli metallici isolanti. Allʼesterno o sul tetto sono quasi sempre visibili enormi unità di trattamento dellʼaria.

Dove si trovano

In via Caldera 21 a Milano, vi è la “Stazione Centrale” di Internet, il cosiddetto MIX (Milan Internet Exchange). Dal punto di vista tecnico si tratta della principale infrastruttura fisica, dove i vari operatori di telecomunicazioni, i fornitori di contenuti e le grandi aziende si incontrano per scambiarsi il traffico dati direttamente, senza dover passare da intermediari. In sostanza tutti i principali attori del web – dai provider nazionali (TIM, Vodafone, Fastweb, WindTre) ai giganti del contenuto (Google, Netflix, Amazon, Microsoft) – collegano fisicamente i propri apparati di rete a un unico, enorme ˮinterruttoreˮ centrale (uno switch di rete ad altissime prestazioni). Quando guardi un video in streaming, giochi online o scarichi un file pesante, la fluidità che sperimenti è garantita proprio dal MIX. Accorciando la strada fisica che i dati devono percorrere, la latenza (il tempo di risposta della rete) si riduce al minimo.

I brand principali

Grazie alla forte concentrazione di connettività di rete e alla presenza del MIX di via Caldera, lʼarea metropolitana di Milano è il principale hub infrastrutturale per i data center in Italia (e uno dei più importanti del Sud Europa). I principali operatori attivi nellʼarea milanese e nelle immediate vicinanze sono:

  • Equinix, uno dei leader globali nel settore. Gestisce diversi data center strategicamente posizionati. Tra le sue strutture principali: via Savona a Milano, Basiglio e Settimo Milanese;
  • Data4, possiede uno dei più grandi campus di data center dʼItalia a Cornaredo (nella foto sopra), a ovest di Milano;
  • Stack Infrastructure: gestisce un enorme hub tecnologico a Siziano (Pavia);
  • Vantage Data Centers & Digital Realty (ex Interxion): entrambi i colossi hanno avviato o consolidato massicci investimenti multimilionari per espandere la capacità dʼarea dellʼhinterland milanese e far fronte alle esigenze dellʼAI e del cloud.

I nuovi progetti nell’area metropolitana

Secondo la mappatura recentemente effettuata dal Politecnico di Milano, ai 33 impianti già operativi si affiancano oggi 10 cantieri aperti e ben 23 progetti in fase di pianificazione e progettazione, situati in macroaree strategiche dellʼhinterland milanese.

  • Nel Triangolo Sud (Lacchiarella, Zibido San Giacomo, Badile), un quadrante da 700mila metri quadri dove sono in progettazione i campus di Amazon Web Services (AWS), Apto Digital e il polo K2. Per reggere lʼimpatto energetico, Terna ha già pianificato la nuova stazione elettrica Lacchiarella Ovest.
  • Nell’Asse Nord-Ovest (Settimo Milanese e Cornaredo), un distretto industriale già maturo che si prepara a raddoppiare. In prima linea figurano i piani di ampliamento del macro-campus di Data4, il nuovo data center ML9 di Equinix, il progetto MXP2 di Vantage e il nodo MIL03 di Microsoft.
  • Poco più a sud, a Corsico, anche Retelit ha opzionato unʼarea per una nuova struttura pronta tra il 2026 e il 2027.

La posizione di agricoltori, gas associazioni e comuni del Parco Sud

Un documento recentemente preparato dalla Comunità del Cibo del Parco Agricolo Sud Milano, che riunisce oltre 60 organizzazioni, (25 produttori, 25 fra Gruppi di Acquisto Solidale, associazioni culturali e ambientaliste e 15 amministrazioni comunali) riassume le preoccupazioni delle comunità locali di fronte al boom di richieste per nuovi data center nel 2026, in particolare tra Milano, Pavia e il Parco Agricolo Sud Milano.

Le criticità principali evidenziate: riguardano innanzitutto lʼimpatto ambientale, dovuto allʼelevato consumo di energia ma anche di acqua, che viene trattata con additivi chimici e perde la sua potabilità.
A questo si aggiungono un vuoto normativo e una forte frammentazione decisionale: manca infatti una strategia sovracomunale condivisa tra Regione e Comuni e i singoli enti locali finiscono spesso per decidere in autonomia, attratti dalle compensazioni economiche. Un ulteriore elemento di preoccupazione sottolineato è il rischio di accentramento, perché una legge delega del governo del 24 febbraio 2026 potrebbe sottrarre il controllo ai territori, affidando le decisioni a commissari straordinari. Sul piano sociale, la popolazione teme infine gli effetti di elettrosmog, rumore, aumento del calore e la svalutazione delle abitazioni.

Le richieste: cittadini e associazioni chiedono innanzitutto uno stop temporaneo alle autorizzazioni, in attesa di studi di impatto più approfonditi e dellʼindividuazione di aree alternative. Domandano inoltre una maggiore informazione, attraverso assemblee pubbliche e strumenti che favoriscano la partecipazione dei cittadini e sollecitano lʼavvio di azioni amministrative e legali per tutelare la salute e lʼambiente.

Editoriale

di Guglielmo Landi

Il costo ambientale dei data center a Milano

Milano è ormai il principale snodo dell’infrastruttura digitale italiana. Nell’area metropolitana si concentrano infatti 33 delle 49 strutture attive in Lombardia e circa il 68% della potenza nominale nazionale. Questa posizione di leadership, però, ha un costo: l’espansione dei data center comporta impatti territoriali e ambientali che non possono più essere considerati secondari.

La pressione più intensa dell’espansione dei data center si concentra nel sud-ovest milanese, in particolare nei comuni di Lacchiarella e Zibido San Giacomo. Qui cresce la mobilitazione dei cittadini, che vedono in questi insediamenti una minaccia concreta per l’equilibrio del territorio. Il punto più delicato riguarda il Parco Agricolo Sud Milano. Le sue aree pianeggianti, libere e vicine alle reti elettriche ad alta tensione, risultano particolarmente appetibili per i grandi operatori del cloud e dell’intelligenza artificiale. Proprio queste caratteristiche, però, mettono a rischio una cintura verde che continua a svolgere una funzione agricola produttiva essenziale.

I costi ambientali di queste cattedrali del silicio mettono in discussione le promesse di sostenibilità delle grandi piattaforme digitali. Un singolo impianto di nuova generazione può assorbire energia quanto oltre 580mila famiglie, arrivando a incidere per circa l’1% del fabbisogno elettrico nazionale. Con la crescita dell’intelligenza artificiale, che richiede capacità di calcolo sempre maggiori, questa domanda è destinata ad aumentare ulteriormente.

Un singolo impianto di nuova generazione può assorbire energia quanto oltre 580mila famiglie, arrivando a incidere per circa l’1% del fabbisogno elettrico nazionale. Con la crescita dell’intelligenza artificiale, che richiede capacità di calcolo sempre maggiori, questa domanda è destinata ad aumentare ulteriormente.

A tale impatto energetico si aggiunge quello idrico. I sistemi di raffreddamento sottraggono grandi quantità di acqua pulita e la reimmettono nell’ambiente o nella rete fognaria a temperature più elevate, talvolta dopo trattamenti chimici. In un contesto segnato da crisi siccitose ricorrenti, si tratta di una pressione aggiuntiva su una risorsa già sempre più vulnerabile.

La Regione Lombardia ha introdotto oneri maggiorati fino al 200% per chi costruisce su aree verdi, accompagnandoli con procedure più snelle per il recupero dei siti industriali dismessi. È un segnale importante, ma potrebbe non bastare a scoraggiare gruppi multinazionali con ampia disponibilità finanziaria.

Il nodo decisivo resta l’assenza di una pianificazione strategica nazionale. Senza un coordinamento capace di individuare le aree più adatte e distribuire in modo equilibrato il carico infrastrutturale, il Paese rischia una frammentazione normativa in cui prevalgono gli interessi dei grandi operatori privati. La necessità delle infrastrutture digitali per lo sviluppo dell’industria e dei servizi non è in discussione, ma senza una programmazione pubblica più chiara, vincoli di localizzazione efficaci e una tutela concreta di risorse essenziali come l’acqua e il suolo agricolo, il rischio è che l’ambizione di Milano di diventare un hub tecnologico si traduca in uno scambio sbilanciato a danno della collettività.

Il grande campus di data center di Data4, a Cornaredo.

Ci scrive il presidente dell’IDA

A seguito della pubblicazione sull’edizione cartacea di luglio de il SUD Milano dell’inchiesta sui Data Center scritta da Marco Gambetti e Guglielmo Landi, abbiamo ricevuto una richiesta di intervento al dibattito da parte di Luca Beltramino, presidente Italian Datacenter Association (IDA). Questa è la lettera che abbiamo ricevuto pochi giorni dopo, che pubblichiamo intergralmente.

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