Leggere Kolchoz di Emmanuel Carrère è avventurarsi in un romanzo che ha un respiro tolstoiano, in cui la Grande Storia incrocia le piccole storie individuali, in un imperscrutabile gioco di azioni e reazioni, caso e necessità, volontà particolari e movimenti di massa. La protagonista-non protagonista della Storia/storie è Hélène Carrère d’Encausse, nata Zourabichvili, madre dell’autore. Una bambina apolide, povera, dalla volontà di ferro e dall’intelligenza superiore, che diventa docente universitaria, storica della Russia e dell’Unione sovietica, segretaria perpetua dell’Académie française, la più importante istituzione culturale d’Oltralpe.
Kolchoz non è però solo la storia di questa donna straordinaria. È allo stesso tempo la storia della sua famiglia, che corre lungo quattro generazioni, dalla fine dell’Ottocento fino al 2023, anno della morte di Hélène, attraversando una migrazione forzata, una guerra mondiale, una guerra civile e una ricostruzione.
Dopo il ritrovamento dei documenti genealogici raccolti dal padre Louis e i racconti e gli scritti di Nicolas, fratello della madre, Carrère traccia le vicende di entrambi i rami d’origine della famiglia Zourabichvili, quellogeorgiano e quello russo-prussiano, uno aristocratico e l’altro borghese popolare, i cui componenti fuggirono in Francia dalla Russia all’indomani della Rivoluzione di ottobre. Tutto questo narrato da quel formidabile scrittore e giornalista che è Carrère. Senza sconti e alla costante ricerca della verità, veleggia lungo il tempo e le latitudini, alternando i racconti: dai momenti più intimi con la madre – come il “fare kolchoz”, il rito che i tre fratelli Carrère, Emmanuel, Nathalie e Marina, celebravano da bambini quando dormivano nella camera materna, e che ripetono anche l’ultimo giorno di vita della madre – fino a quelli più duri, come la storia del padre di Hélène, georgiano, collaborazionista. Di lui si persero le tracce, fucilato con ogni probabilità dai partigiani francesi, ma la famiglia continuerà a negare a sé stessi e al mondo la sua vicenda politica e la morte. O ancora la cronaca dei viaggi negli orrori della guerra in Ucraina e in Georgia, dove incontra a Tbilisi la cugina Salomé Nino Zourabichvili, ultima presidente eletta della repubblica caucasica. Un libro fatto di pagine intense in cui Carrère, profondo conoscitore e amante della cultura russa, racconta la brutalità imperialista di Mosca e disegna un lucidissimo spaccato di attualità.
Kolchoz
Emmanuel Carrère
Adelphi 2026
407 pagine – 22 euro

