A cosa servono i giornali come il nostro?

Ne parliamo il 6 settembre al Festival dell’Unità all’Arci Corvetto. Partecipano al dibattito il ricercatore sociale Enrico Finzi e i direttori delle testate il SUD Milano, ilsudmilano.it, il NORD OVEST Milano e Quattro
I giornali di Freemedia il SUD Milano e il NORD OVEST Milano

Quali sono la funzione e il ruolo dei giornali di quartiere in una città come Milano? È questa la domanda che come editori di Freemedia e giornalisti delle testate il SUD Milano, il sudmilano.it e il NORD OVEST Milano ci poniamo sin dall’inizio della nostra avventura e che, il 6 settembre, riproporremo al Festival dell’Unità all’Arci Corvetto in via Oglio 21 (il programma del festival) per confrontarci con colleghi, amici e un pubblico che confidiamo numeroso. Oltre al sottoscritto, direttore delle testate il SUD Milano e ilsudmilano.it, saranno presenti all’incontro Stefania Aleni, direttrice responsabile del periodico Quattro, Paolo Pozzi, direttore de il NORD OVEST Milano.

Sul palco anche il ricercatore sociale e vicepresidente della Casa della Cultura Enrico Finzi, che introdurrà i temi relativi alla stampa locale, portando esempi e ricerche, e il presidente di Freemedia e giornalista Saverio Paffumi, che condurrà il dibattito, coinvolgendo relatori e pubblico, dove saranno presenti giornalisti delle altre testate locali e rappresentanti delle istituzioni municipali.

C’è bisogno di infomazione

Anticipando i temi che porrò al dibattito, come direttore di testata e cittadino, ritengo che il primo obiettivo di un giornale locale è raccontare il territorio in cui opera, perché c’è bisogno di informazione. Può apparire paradossale in un’epoca come quella in cui viviamo, ma oggi più di ieri, nel frastuono di internet e dei social, di una comunicazione disintermediata che spaccia le opinioni per fatti, o addirittura ha come obiettivo la disinformazione, che scivola in superficie in un perenne ipertrofico presente, aiutare i lettori a sapere e capire quello che succede nei loro quartieri è fondamentale. Ancor di più in una città come Milano e in particolare per un territorio come quello del sud Milano, dove i giornali più importanti fanno fatica ad arrivare.

Essere informati – come informare – è indubbiamente faticoso, ma rimane fondamentale per poter elaborare un’opinione fondata. La democrazia – che tanto stenta in questa era di populismi e semplificazioni estreme – si fonda sulla partecipazione consapevole dei cittadini ai processi decisionali; presupposto essenziale perché questo accada è l’informazione, la conoscenza dei fatti e delle situazioni politiche, la libera circolazione delle idee. Un giornale, e un giornale locale in particolare, non può che operare con questo obiettivo.

Volantino presentazione incontro sui giornali locali al Festival dell'unità di Milano il 6 settembre, alle ore 16

Per creare una comunità ci vuole un giornale

Esiste poi un secondo obiettivo, indiretto, ma altrettanto importante e centrale per i quartieri di una città come Milano. Un giornale locale contribuisce alla costruzione dell’anima del territorio in cui opera, soprattutto quando questo, a causa della sua storia e conformazione sociale e urbanistica, rischia di cadere nell’anonimato e ridursi a quartiere dormitorio.

Questo significa raccontare e far conoscere la trama fitta e pluridimensionale di soggetti sociali, economici, politici, religiosi che vivono il territorio; le tradizioni, le tracce e le storie che l’hanno attraversato e lo caratterizzano ancor oggi; i progetti e le aspirazioni che le comunità esprimono.

Un mondo ricchissimo, una rete su cui tutti noi consapevolmente o inconsapevolmente, direttamente o indirettamente, ci appoggiamo. Un grande fiume carsico di cui, come individui, in base alle nostre relazioni, noi conosciamo solo una piccolissima parte e che una testata di informazione locale ha il compito di fare emergere e conoscere.

Questo – siamo convinti – non solo informa i lettori ma suscita anche un sano senso di appartenenza, basato sulla conoscenza, che è il miglior antidoto alle semplificazioni. Un capitale sociale più sofisticato, legato al territorio e a coloro che lo abitano, che tende però a includere, ad allargare i confini del “noi”. Costruisce ponti. Non è con i social, che sono il contrario dell’equilibrio tra legami e ponti, ma con del vero giornalismo, dal basso, che attraverso l’informazione corretta si crea quella consapevolezza che consente la crescita di un territorio.

“È necessario il tempo per creare i luoghi”, scrisse D. Lowenthal, geografo, filosofo e antropologo. Mi permetto quindi di aggiungere che, insieme al tempo, per creare un luogo e una comunità che in esso si riconosca, ci vuole un buon giornalismo locale.

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