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di Cristina Viggé
Locali – “Rita”, nascosta in via Angelo Fumagalli, un’insegna vincente
Nell’élite degli Europe’s 50 Best Bars, il locale capitanato da Edoardo Nono e Chiara Buzzi si posiziona al 49esimo posto. Ottimo risultato grazie a un’evoluzione lenta e costante
«Il Naviglio Grande ci ha dato tanto. E noi gliene siamo enormemente grati. All’inizio ci ha anche assicurato una sorta di segretezza. Siamo stati un secret bar prima dei secret bar». È riconoscente Edoardo Nono, il deus ex machina del Rita, che ha conquistato la 49esima posizione ai recenti Europe’s 50 Best Bars 2026, la classifica che incorona le migliori insegne del Vecchio Continente.

«È bello vedere che un progetto come il nostro, longevo e con una forte etica del lavoro, abbia ricevuto un riconoscimento internazionale così importante. Se è vero che, in tanti anni, nulla è cambiato del nostro modo di interpretare l’ospitalità, è stato indubbiamente un nuovo respiro nel nostro modo di comunicare che ci ha fatto conoscere a un pubblico sempre più ampio, facendo sì che tante persone ritenessero il Rita meritevole di appartenere a questa piccola élite», continua.
Dal quartiere al mondo
Nato nel 1969, radici varesine, formazione tecnica, esperienze fra lussuosi resort e navi da crociera, specializzato in hotel management, ha raggiunto questo traguardo a quasi 25 anni dall’apertura del Rita. Era 12 dicembre 2002 quando Edo ne alzò per la prima volta la cler, già con le idee chiare e una traiettoria controcorrente.
«Partimmo in antitesi. Tutti proponevano l’aperitivo a buffet, noi optammo per il servizio al tavolo: con appetizer, un accenno di fine dining (cucina raffinata, NdR.) e una miscelazione che guardava dritto all’alta qualità in un panorama massificato», afferma.
Nascosto in via Angelo Fumagalli, traversa di Ripa di Porta Ticinese, il Rita è un luogo vivo e vero, dove ci si sente a casa, si va per sorseggiare e si torna per chiacchierare e socializzare. Il grande bancone in larice, la bottigliera, oltre 120 etichette di gin e 500 referenze di spirits, è un bar virtuosamente glocal (global + local, NdR.), cioè ben saldo al quartiere, pur con un’anima internazionale.
«Certo, negli anni i Navigli sono cambiati. Dopo Expo 2015 sono proliferati locali senz’anima a ritmo di Spritz per turisti. Fortunatamente noi abbiamo sempre mantenuto il nostro zoccolo duro. E anche il turista sceglie di venire da noi perché sa di andare a colpo sicuro», commenta Nono.
Affiancato nell’avventura da Chiara Buzzi: co-titolare dal 2022, ma già socia dal 2019 con l’inaugurazione del Rita’s Tiki Room, l’insegna sorella (ma più esotica e sgargiante), sull’altro lato del marciapiede.

La forza della gentilezza
Chiara ed Edo: due visioni, due generazioni, lo stesso obiettivo: fare bene, giorno dopo giorno, gesto dopo gesto: formazione, professionalità e competenze, per conquistare appieno la fiducia del cliente. Senza urlare né sgomitare. Perché evolvere non significa stravolgere, ma crescere lentamente e rispettosamente.
«La costante presenza di Edo al bancone, oltre alla devozione con cui si è sempre dedicato al Rita, sono alla base di questo riconoscimento che ha valorizzato il mestiere incessante e artigianale portato avanti per anni, un esempio per tutti i ragazzi che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui. Una nomina importante, che ci rende orgogliosi e che arriva in un momento di maturità per il nostro gruppo. Ora non ci resta che continuare a fare quanto abbiamo sempre fatto, con la consapevolezza di poter accogliere e stupire ancora più persone», precisa Chiara: nata nel 1986, origini piemontesi, un imprinting umanistico-artistico e un’innata attitudine al dialogo.
Diversa da Edo ma complementare. Per un team variegato e motivato, che può pure contare su un bar manager come Andrea Arcaini e un head bartender come Massimo Borroni.
Design da bere

Non solo un locale il Rita – con l’articolo davanti, alla milanese – ma un ecosistema di valori, semplicità, normalità e confidenzialità.
Rita come Margarita, un caposaldo, come è pure Gin Zen, ideato da Nono nel 1998 e divenuto un’icona, fra ghiaccio pestato, gin, zenzero, soda e lime cordial fatto in casa come tutte le preparazioni: infusioni ed estrazioni, sciroppi e cotture sottovuoto.

Sempre partendo da frutti, erbe e ortaggi freschi e stagionali. Con l’accortezza di utilizzarli senza sprecare nulla. Nascono cocktail classici, o più sperimentali come quelli della prima Rita Design Collection: una drink list e anche un progetto stratificato e multicanale, pronto a rendere tributo al fermento creativo del gran design milanese della seconda metà del Novecento. Con cocktail come Ghost (essenziale, cristallino e trasparente, ispirato alla prima sedia in vetro curvato, progettata da Cini Boeri) e Arco (una dedica liquida alla lampada dei fratelli Castiglioni).

«E in autunno se ne aggiungeranno altri, in omaggio al design internazionale», annuncia Edoardo. Che intanto presenta il nuovo Aperitivo Fumagalli (e la versione analcolica Zerogalli) messo a punto insieme a Giovanni Ceccarelli e a Fundeghera 1939. Un prodotto in bottiglia: colore arancione, tono erbaceo e tratti rétro, si chiama come la via che da un quarto di secolo accoglie il Rita.




