di Valentina Strada
«Buongiorno Domenico, qual è l’ufficio postale più vicino? Dove trovo un calzolaio? Scusa Domenico, come mai non vedo più i messaggi sul mio cellulare? Per favore, daresti un’occhiata a mio figlio quando torna da scuola e passa di qui? Ciao Domenico, conosci qualcuno di fidato che possa accompagnare mia zia anziana quando esce per fare un giretto?».
Domenico Pucci, 56 anni, pugliese di Altamura, non è l’operatore di un ufficio Informazioni, né il sostituto di un assente vigile di quartiere e neppure un assistente sociale, è da trent’anni l’edicolante di via Boifava 80. Il suo chiosco è più di un’edicola: è una sorta di presidio territoriale per le necessità dei residenti. Mentre diverse edicole chiudono (secondo uno studio di Unioncamere tra il 2020 e il 2024 in Italia sono state chiuse 2.700 edicole, di cui 129 solo a Milano) perché la vendita dei giornali cala e, soprattutto, ci si informa su siti che hanno, neppure apparentemente, il timbro dell’autorevolezza, la sua ha messo radici.

La comunità che orbita intorno all’edicola
Anche altre edicole, per sopravvivere, stanno cambiando pelle e non offrono più solo giornali ma anche servizi. Ma quella di Pucci si caratterizza per un aspetto particolare. Attorno ad essa infatti è sorta spontaneamente una comunità molto attiva di persone del quartiere che lì si ritrovano, si scambiano informazioni e opinioni, quando è possibile, si aiutano. E ogni mese trova puntuale il SUD Milano. Banditi i pettegolezzi. Quando arriva chi deve comprare il giornale, chi in quel momento sta parlando con Domenico si mette in disparte, in attesa che il giornale venga ritirato, poi riprende il discorso: «Sono preoccupato perché mio nipote deve trovare una camera. Sai se c’è qualcosa di libero qui in zona?». E il passaparola qualche volta funziona perché la rete che si è creata è diventata un efficace motore di ricerca. «Mi colpiscono molto gli extracomunitari, soprattutto donne, che cercano qualsiasi informazione utile alla famiglia allo scopo di integrarsi. Si accostano all’edicola con timidezza. Chiedono e ringraziano, anche quando non riesco purtroppo a fornire risposte soddisfacenti. Mi commuovono».

Il quartiere Chiesa Rossa si è impoverito
Del resto questa è diventata una necessità per molti residenti soprattutto anziani, e soprattutto da quando, circa negli ultimi dieci anni, il quartiere si è impoverito di servizi e strutture che ne avevano fatto, in anni passati, una specie di “città a quindici minuti” ante litteram.
«Nel quartiere abbiamo avuto grandi magazzini e supermercati come Standa, Billa e Carrefour, una banca, Musicopoli. Sulla Piana c’erano l’Asl con il punto vaccinazioni, un bar, l’ufficio postale, l’anagrafe, la biblioteca universitaria, il Teatro Ringhiera (chiuso dal 2017, finalmente riaprirà a fine 2027 – NdR).
Il quartiere era vivo – spiega Pucci –, le persone uscivano anche la sera. Oggi dopo le 19 è il deserto. Qui attorno gli episodi di microcriminalità sono frequenti anche di giorno e il vigile di quartiere che dovrebbe presidiare il territorio chi lo vede?».

Dalla sua finestrella incorniciata da copertine di riviste e cartoline di lotterie Pucci può osservare il viavai di persone e di traffico che gli passa davanti dalle 5.30 del mattino alle 19, salvo pausa pranzo. Un traffico che, prima della realizzazione delle ciclabili in via Boifava, scorreva tranquillamente e che oggi è diventato lento e nelle ore di punta crea lunghe code, mentre sulla ciclabile transitano pochi ciclisti. «I piccoli manufatti geometrici di bitume e cemento, costruiti in rilievo sopra il manto stradale per dividere i tracciati – segnala Pucci – sono molto pericolosi in condizioni di scarsa luminosità. L’ho fatto presente e spero che vengano dotati di dispositivo catarifrangenti».
Teatro e volontariato
Oltre all’ascolto del polso del quartiere c’è il volontariato. Ultimamente Pucci si sta occupando della realizzazione della futura Bottega Amica della Caritas in Chiesa Rossa e d’estate segue l’oratorio della parrocchia Sant’Antonio Maria Zaccaria, la Samz, coadiuvato da Tonino, ex comandante dei vigili urbani, e da Piero, tuttofare che don Davide Milanesi, parroco della Comunità pastorale Padre Nostro (a cui fanno capo quattro parrocchie tra cui la Samz), ha soprannominato «CR7, perché gli viene sempre tutto bene». Una bella squadra alimentata, via via, dalla disponibilità di altri volontari.

Tra lavoro e volontariato Pucci ha trovato posto anche per la sua grande passione: il teatro. Dopo aver frequentato per cinque anni la scuola del Teatro Oscar, aver girato qualche spot pubblicitario e avuto qualche particina in film con Diego Abatantuono e Gabriele Cirilli, Pucci è diventato l’ideatore e direttore artistico delle serate teatrali e musicali del cartellone invernale della Samz, come lo spettacolo di Natale, quello dell’8 marzo intitolato La forza delle donne e altri ispirati dalla tv come Tale e quale show (prossimo spettacolo il 28 novembre con un cast fortemente multietnico).
Di grande successo, e rappresentato poi in diverse sale parrocchiali lombarde, lo spettacolo dedicato a don Lorenzo Milani, interpretato dallo stesso Pucci, (regìa di Chiara Zago) sulla vita del sacerdote educatore che, con l’esperienza di Barbiana, ha dato uno scossone ai polverosi metodi pedagogici della scuola pubblica italiana.
Dove trova il tempo, Pucci, per fare tutto questo? «Ho un grande collaboratore, Nico Cornacchione, fratello del comico Antonio, anche lui con lo stesso vizio di famiglia».
Cercare gli attori, provare… «Per gli attori mi guardo intorno e se vedo un tipo giusto che mi dice che sa cantare, ballare o recitare, può essere il macellaio dell’Esselunga, la maestra d’asilo, mi faccio avanti e chiedo che si presenti al casting”. Dove? “Ma in edicola!».



