Quel telefono appeso al collo

L'unico vero argine ai pericoli online per i ragazzi tra i 10 e i 16 anni è rappresentato da regole domestiche esplicite e condivise, superando l'inefficacia dei divieti istituzionali
Quel telefono appeso al collo - giovanissimi e uso del cellulare

di Davide Marzorati

Sui social, ai figli tra i 10 e i 16 anni, l’unico argine che funziona abita in casa

Nella storia della professoressa accoltellata a Trescore Balneario, lo scorso marzo, c’è un dettaglio che i genitori dovrebbero rileggere due volte. Non il coltello: il telefono.

Quel tredicenne ha filmato tutto in diretta su Telegram, con il cellulare appeso al collo. I carabinieri hanno escluso il movente terroristico e parlato di gesto isolato. Resta il punto che riguarda tutti: cosa ha spinto un tredicenne a compiere il gesto filmando una diretta tramite un cellulare?

I numeri dicono che non è un caso isolato.

Nel 2025 la Polizia Postale ha registrato 434 casi di adescamento online, 223 di sextortion, 365 di cyberbullismo con minori coinvolti. Europol, nel rapporto 2026 sul terrorismo, segnala reti online che reclutano dentro social e piattaforme di gioco, con minori coinvolti sia come vittime sia come autori. Bersaglio prediletto: ragazzi già fragili, isolati, che nessun adulto sta guardando.

Il Parlamento sta discutendo il divieto di account social sotto i quindici anni, con verifica dell’età. Arriverà tardi e sarà aggirabile — l’esperienza dei siti porno bloccati dall’AGCOM lo dimostra già. Nel frattempo, l’unico argine reale è in casa.

Controllare non significa leggere di nascosto le chat

La sorveglianza segreta, quando viene scoperta, distrugge esattamente ciò che serve di più: la probabilità che il figlio venga da te quando qualcosa va storto. E quando un ragazzo finisce in un ricatto online, ciò che lo blocca non è la paura del ricattatore, è la vergogna verso i genitori o verso i suoi pari.

Controllare significa regole esplicite, condivise e mantenute.

10–12 anni. Nessun social. Il dispositivo è di casa, non del bambino, e vive negli spazi comuni. Gaming online solo con contatti conosciuti dal vivo, chat vocali comprese. Di notte il telefono si carica in cucina: nessuna eccezione.

13–14 anni. Eventuale primo social, profilo privato, password condivisa, nessuno sconosciuto tra i contatti. Coprifuoco notturno confermato. E una frase da dire prima e non dopo: se ti succede qualcosa online non è colpa tua e non ci saranno punizioni.

15–16 anni. Meno filtri tecnici, più conversazione. Si passa dal “cosa fai online” al “chi frequenti online e cosa ti fa sentire in obbligo”. Una regola sola, non negoziabile: nessun contenuto intimo, a nessuno, mai.

Il principio che le tiene insieme: quello che tuo figlio troverà online lo troverà comunque. L’obiettivo non è impedirglielo, è essere l’adulto a cui lo racconta ed esporre il ragazzo a determinati contenuti o pericoli quanto lo stesso è in grado di gestirlo.

E quanto tempo, al massimo? La Società Italiana di Pediatria ha aggiornato le sue raccomandazioni a fine 2025, dopo una revisione di oltre 6.800 studi. Il tetto per l’uso ricreativo degli schermi dopo i 5 anni resta sotto le due ore al giorno, e sotto i 13 anni i pediatri raccomandano di non concedere accesso autonomo e non supervisionato a internet né lo smartphone personale.

Tradotto in social, per fascia:

  • 10–12 anni: zero. Non è una restrizione severa, è la raccomandazione medica.
  • 13–14 anni: 30–45 minuti al giorno di social, dentro un totale ricreativo che resta sotto le due ore contando anche gaming e video.
  • 15–16 anni: realisticamente un’ora al giorno, con il totale ricreativo entro le due ore.

Due avvertenze

La prima: sui teenager non esiste un numero magico validato dalla scienza, conta almeno quanto la quantità cosa fanno online e chi frequentano. La seconda: il dato più solido non riguarda le ore diurne, ma la notte — l’89% degli adolescenti dorme con il cellulare in camera, e questa è la singola abitudine che i pediatri collegano più direttamente a deprivazione cronica di sonno, ansia e calo del rendimento -. Se in casa vostra si può cambiare una cosa sola, cambiate quella.

Campanelli di allarme

Isolamento improvviso e molte ore online da solo; fedeltà crescente a una comunità online e ostilità verso chi ne è fuori; interesse insistente per armi e stragi; maniche lunghe quando fa caldo; regali inspiegabili, anche digitali. Uno solo non significa nulla. Tre insieme meritano una telefonata a un professionista.

Quel telefono appeso al collo - teenager online tramite telefono

La limitazione e il controllo delle attività online dei propri figli non è una rinuncia alla loro libertà ma un dovere del genitore che ha il compito di limitare l’utilizzo del mezzo e l’esposizione al rischio in fasce di età legata alla crescita e allo sviluppo cognitivo e caratteriale.

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