Dieci giorni di tempo per prenotare una visita “Urgente”, 30 giorni se la priorità è “Breve”. Dopo questi termini la prescrizione del medico di base scade e non potrà essere più utilizzata. Lo ha stabilito la Giunta regionale della Lombardia con la delibera n. XII / 6692 approvata il 3 agosto scorso. Polemiche le opposizioni: bisogna ridurre le liste d’attesa, non la validità delle ricette. E si rischia di vanificare il lavoro fatto dagli Sportelli per il diritto alla salute, che si rivolgono direttamente alle Asst per ridurre i tempi di attesa.
Le tempistiche delle ricette
Ma vediamo meglio cosa sta accadendo. Finora, per legge, tutte le ricette mediche relative alla specialistica ambulatoriale avevano una validità di 180 giorni, cioè sei mesi. Questo valeva per le prescrizioni di tutte le classi di priorità: U (urgente, da erogare entro 72 ore); B (breve, entro 10 giorni); D (differibile (30 giorni), P (programmabile, 120 giorni). A stabilire il tetto dei 180 giorni è infatti il decreto n. 272 del Ministero della Salute del 2024. Tale decreto consente tuttavia alle Regioni di stabilire scadenze inferiori.
Ed è proprio in base a questa autonomia che la Direzione Generale Welfare della Lombardia ha appena stabilito che “le impegnative emesse dal 15 settembre 2026 con priorità U avranno una validità di 10 giorni dalla data di prescrizione e che le impegnative emesse con priorità B avranno una validità di 30 giorni dalla data di prescrizione”. “Per tutte le altre classi di priorità – recita ancora la delibera – la durata di validità temporale delle ricette Ssr rimane pari a 180 giorni dalla data di prescrizione”.
La Direzione Welfare precisa anche che tale termine riguarda “il momento della prenotazione, non la data di effettiva esecuzione della prestazione. Se il cittadino non prenota entro il limite previsto, la ricetta non sarà più utilizzabile”.
Tale misura, recita ancora la delibera , “è necessaria a garantire le urgenze e migliorare la gestione delle liste di attesa. Una ricetta con classe di priorità Urgente (U) o Breve (B) deve essere prenotata tempestivamente; consentire di prenotare una visita da erogare entro 72 ore (classe U) o 10 giorni (classe B) anche a distanza di mesi, renderebbe incoerente l’urgenza stabilita dal medico”.
La spiegazione dell’assessore Bertolaso
Secondo l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, «riducendo la tempistica di prenotabilità, si evita così che una ricetta prescritta per una necessità clinica temporalmente definita venga utilizzata dopo molti mesi, quando la situazione del paziente potrebbe essere mutata. A titolo esemplificativo, analizzando le prestazioni erogate in classe B nel corso del 2025 il cambiamento della tempistica di prenotabilità delle prestazioni di primo accesso permetterebbe di identificare 34.391 prescrizioni non più idonee, pari al 2,29% del volume totale di erogato per l’anno di riferimento».
Ma la delibera lombarda, se punta a essere funzionale al monitoraggio dell’appropriatezza, solleva però numerosi interrogativi e dubbi da parte degli utenti.
I rilievi delle opposizioni

«A pochi giorni dall’approvazione della delibera regionale – afferma Carlo Borghetti, capo delegazione del Pd in Consiglio regionale della Lombardia – desta sempre maggiore perplessità la decisione della Giunta di ridurre i tempi di validità delle ricette con priorità maggiore, cioè urgenti e brevi. Serve forse a fare migliorare qualche statistica? Ricordo che, come abbiamo denunciato noi del Pd, in Lombardia solo quattro esami urgenti su dieci vengono effettivamente erogati entro le 72 ore previste». «I cittadini – sottolinea Borghetti – sono in grande difficoltà a prenotare, dovendosi destreggiare tra strutture differenti, con i propri centralini telefonici, sportelli fisici e siti internet, e agende spesso chiuse, quindi senza alcuna disponibilità. A che cosa serve ridurre la durata delle ricette creando una complicazione in più?» Inoltre, «Spesso le persone ricorrono all’aiuto degli Sportelli Salute, che le aiutano ad ottenere quanto sarebbe loro dovuto, interloquendo direttamente con le Asst. Ma le risposte non sono immediate, e se la ricetta scade tutto il lavoro diventa vano. Dalla Regione ci aspettiamo che semplifichi la vita ai cittadini, non che la complichi ulteriormente, e soprattutto che risolva il problema delle liste d’attesa che è il primo fattore che induce i lombardi a non procedere con le cure».
