Nella foto: Mirko Berti, portavoce dei condomini della ex Torre Moro e della Fondazione Rinascita, impegnato nel promuovere il potenziamento delle misure di sicurezza antincendio e l’adeguamento della normativa italiana a standard più avanzati. Nella foto, durante l’incontro pubblico “Milano Fire Summit” nell’ottobre 2023, organizzato dai Vigili del fuoco Milano presso il Municipio 6 sulla prevenzione del rischio fuoco.
La giustizia con le nove condanne, è vero, ha fatto un passo avanti importante nei confronti del maxi-incendio che il 29 agosto 2021 ha devastato la Torre Moro di via Antonini – ora rinominata Torre Seta – nella quale 80 famiglie con 34 minori persero la casa e tutti i loro beni. Finora solo dodici famiglie sono rientrate nelle loro abitazioni ma entro fine anno o inizio 2027 chi è ancora fuori casa spera di rientrarci.
Il 20 marzo scorso il tribunale di Milano, con la sentenza di primo grado della giudice Amelia Managò, ha emesso nove condanne, su tredici richieste dalla Pm Marina Petruzzella ma riducendo le pene. Le più alte (3 anni invece di 8) sono state per l’Alucoil, l’azienda spagnola produttrice dei pannelli Larson PE che rivestivano “a vela” i balconi da cui si propagò l’incendio. «È importante l’accertamento delle responsabilità, l’entità della pena non è secondaria ma relativa», ha commentato la Pm che aveva chiesto fino a otto anni di reclusione.

Dello stesso parere, Mirko Berti, il portavoce delle famiglie della Torre Seta che con tenacia e fermezza segue fin dalla prima sera dell’incendio l’intera vicenda. «Si può discutere sulle pene, ma non è questo il punto centrale. La cosa fondamentale, in attesa delle motivazioni della sentenza, è che il quadro delle responsabilità sia stato confermato, per quanto noi vittime rimaniamo fortemente penalizzate».
Mirko Berti, a cosa si riferisce?
«Al costo sociale. È altissimo e continua a pesare sulle persone coinvolte, ma se ne parla pochissimo. La sentenza ha solo minimamente mitigato ciò che questa tragedia ci ha provocato e continuerà a provocarci in termini di danni psicologici ed economici. Sono stati anni molto difficili per tutti noi che abbiamo dovuto ricominciare a vivere cercandoci un nuovo alloggio e affrontando notevoli spese anche per la ricostruzione dell’edificio, nonostante l’impegno delle assicurazioni. Restano inoltre i vuoti normativi e le assurdità burocratiche che la nostra vicenda ha fatto emergere. È una responsabilità della politica, che non è ancora riuscita a dare risposte concrete».

Avete incontrato a questo proposito dei rappresentanti politici?
«Sì, di diversi esponenti e partiti, come la deputata Lia Quartapelle e l’eurodeputato Pierfrancesco Maran del Pd. Tutti esprimono vicinanza e questo ci fa piacere, ma poi si fermano alle parole. Quello che manca sono le azioni. Anche chi è attualmente in minoranza dovrebbe portare avanti queste battaglie per poi proseguirle quando sarà in maggioranza».
Ci sono esempi virtuosi all’estero?
«Sì. L’Inghilterra, ad esempio, ha introdotto norme molto rigide sui materiali, ha bandito tutti i materiali scadenti. In Spagna, invece, ho riscontrato molta più attenzione al supporto sociale: quando una persona perde casa, viene aiutata, a prescindere dal reddito. In Italia da questo punto di vista siamo ad anni luce di distanza. Le conseguenze noi ce le siamo dovute gestire da soli, fin dall’inizio».
Nel vostro caso specifico, cosa è emerso sui materiali utilizzati?
«Erano materiali di classe G, molto bassa, addirittura venduti come ignifughi quando non lo erano, utilizzando il marchio di un’altra azienda. Una truffa che purtroppo la Pm non ha potuto inserire nel capo d’imputazione per una questione legata alla prescrizione».

Guardando al futuro, a che punto è la ricostruzione?
«Allora, il futuro, come dico io, sta prendendo corpo. I primi due anni li abbiamo trascorsi tra il sequestro e le assicurazioni per fare il quadro economico, il terzo anno per individuare le imprese appaltatrici e i professionisti e finalmente il quarto anno abbiamo iniziato a ricostruire.
Ora dodici famiglie, su una ventina che abitavano nel piano basso, sono rientrate, in quanto avevano subito meno danni. Per la parte più colpita, se tutto andrà bene si parla della fine dell’anno. Purtroppo, la torre aveva molti più danni di quanto riscontrato all’inizio. Speriamo davvero che il rientro possa essere per tutti noi un bel regalo di Natale».

Che riflessione finale si sente di fare?
«Che la giustizia ha fatto un passo avanti importante. Ma non basta. Senza interventi concreti, senza nuove regole e senza attenzione al lato sociale, il rischio è che tutto questo non serva davvero a evitare che succeda di nuovo. Se un disastro di questo tipo dovesse ripetersi, le persone coinvolte farebbero lo stesso percorso da incubo che abbiamo fatto noi. Pertanto, lanciamo nuovamente un monito alle istituzioni sollecitandole a intervenire subito sul fronte legislativo sulle tematiche della prevenzione e della sicurezza nelle costruzioni. Come ho ripetuto più volte, non si deve attendere che vadano perdute vite umane, ma intervenire subito».
Una scossa per la vita: il Giardino del Cuore

È a buon punto la raccolta degli sponsor per restituire alla comunità un giardino rifiorito con installati i defibrillatori cardiaci. La parte burocratica sta per essere definita con Natale Carapellese, presidente del Municipio 5, mentre la mozione sull’intitolazione “Giardino del Cuore”, approvata all’unanimità dal Municipio 5, è ora in mano all’assessore alla cultura Tommaso Sacchi. «Alla consegna definitiva della Torre da parte dell’impresa, tra dicembre e febbraio 2027, racconta Berti, faremo un evento di inaugurazione in cui contestualmente inaugureremo anche il Giardino del Cuore, quale simbolo di solidarietà e rinascita, per ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato. È nostro desiderio, infatti, restituire il giardino comunale, distrutto dall’incendio alla comunità perché tutti ne possano beneficiare. Il progetto è complesso: prevede la donazione e installazione di defibrillatori nei parchi pubblici del quartiere Morivione/Vigentino e il restauro di una edicola seicentesca, quindi avanzerà a più fasi: ma la nostra battaglia è quella di continuare a sensibilizzare e a sollecitare la politica per evitare che cali il silenzio su tragedie simili alla nostra». Per donazioni a Fondo Rinascita Antonini 32/34 https://dona.perildono.it/rinascita-antonini-32-34/

