Una kippa con due bandiere

Per gentile concessione dell’autore Gabriele Nissim, presidente di Gariwo e ideatore dei Giardini dei Giusti, pubblichiamo le sue riflessioni comparse su GariwoMag sulle vicende legate alla manifestazione del 25 aprile a Milano
Una kippa due bandere. Foto di Alex Sinclair.

Per gentile concessione dell’autore Gabriele Nissim, presidente di Gariwo e ideatore dei Giardini dei Giusti, pubblichiamo le sue riflessioni comparse su GariwoMag sulle vicende legate alla manifestazione del 25 aprile a Milano

di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Una kippa due bandere. Foto di Alex Sinclair.
La kippa del professor Alex Sinclair. Foto di A. Sinclair.

Ho provato grande tristezza nel vedere quello che è successo a Milano il 25 aprile, quando la Brigata ebraica è stata allontanata dal corteo di Milano. Per me è una grave sconfitta che riguarda tutti. Per chi con passione si batte per i diritti dei palestinesi e non accetta quello che è successo a Gaza e continua a ripetersi in Cisgiordania; per chi si batte per la non violenza e il dialogo israelo-palestinese e pensa che il futuro lo si costruisca con la costruzione di relazioni dal basso, come fanno i Combattenti per la Pace e le altre organizzazioni per la pace che giovedì si incontreranno a Tel Aviv; per chi vuole continuare a sentirsi ebreo a testa alta e considera che l’antisemitismo sia una malattia che riguarda tutta la società.

Ho esitato a scrivere di getto un mio pensiero, perché qualsiasi cosa avrei detto sarebbe immediatamente attaccata e male interpretata. E infatti, sui social ancora oggi non vedo nessuno che con sincerità cerchi di fare autocritica e ritrovare un sentire comune che superi le divisioni. Per me tutto è molto semplice. Per lo stesso identico motivo per cui condanno la politica della destra al potere in Israele, senza alcuna giustificazione legata alla memoria della Shoah (Putin, del resto, usa la memoria dell’Armata rossa contro il nazismo per giustificare l’invasione in Ucraina), così non accetto alcuna giustificazione per l’attacco a chi manifesta il 25 aprile con la brigata ebraica. Di quello che accadde in Israele sono responsabili gli esponenti della destra israeliana, non gli ebrei italiani, indipendentemente da cosa pensano. Io, personalmente, dissento da molte posizioni dell’Ucei, ma non li considero responsabili per la politica di Israele. Quindi, è legittimo condannare i massacri di Gaza, ma non è legittimo prendersela con gli ebrei italiani. Oramai, ogni anno il 25 aprile c’è la stessa dinamica, ridicola da un lato e vergognosa dall’altro.

La Brigata Ebraica e gli ebrei italiani combatterono il nazi fascismo

E poi cosa c’entra la memoria della Brigata Ebraica, che combatté il nazismo fascismo, con il conflitto israeliano palestinese? Se mai, farei questo appunto. Nella Jewish Brigata, costituita nel settembre del 1944 nell’ambito dell’esercito inglese, c’erano circa 5000 volontari ebrei provenienti dalla Palestina che avevano aderito al sionismo, ma questi erano soltanto una minoranza, perché la maggioranza degli ebrei antifascisti combatterono nelle truppe alleate americane, inglesi, francesi, o nella resistenza italiana. Di questi ebrei non si parla mai, ad eccezione delle ricerche per il Cedec di Liliana Picciotto. Come se i resistenti fossero solo quelli della Brigata che avevano scelto di emigrare in Palestina. Il 25 aprile ci dovrebbe essere un grande striscione che li ricordi.

Ma tutti questi pensieri non li posso dire ad alta voce, perché finirei in una gogna mediatica, perché oramai le discussioni sono solo di parte; sembra impossibile esprimere una visione plurale del mondo ed essere assieme dalla parte dei palestinesi, dalla parte degli ebrei, per la pace e contro l’antisemitismo.

La storia di Alex Sinclair

Di fronte a questo mio sconforto, stamattina su Haaretz ho letto una storia bellissima che mi ha fatto pensare ad un futuro possibile. In Israele c’è un professore dell’Università ebraica che da anni va in giro con una kippa ricamata con la bandiera israeliana e quella palestinese. La settimana scorsa, la polizia israeliana lo ha fermato per una ventina di minuti e gli ha sequestrato la papalina. “Signor Alex Sinclair, lei ci deve consegnare la sua kippa, perché è sovversiva e va contro la legge”. Il professore, però, si è rifiutato di uscire dal commissariato senza la sua papalina, e allora una poliziotta gliel’ha restituita dopo avere tagliato la bandiera palestinese. Quando è uscito, il professor Sinclair, senza esitazione, ha ricucito nuovamente una nuova bandiera palestinese.

“Perché porti questo simbolo religioso con due bandiere?” gli chiedono spesso. “In Israele se porti la kippa spesso ti vedono come appartenente ad un campo politico religioso di destra, pro- insediamenti e antipalestinese. Io, invece, voglio dimostrare il contrario.” Per Sinclair, dunque, si può essere religiosi, orgogliosi di mostrare la propria identità ebraica e nello stesso tempo mostrare la propria simpatia per le aspirazioni dei palestinesi. Si può vivere con diverse identità, come sostiene Edgar Morin, il grande sociologo ebreo francese di origine di Salonicco. Si può, senza che una debba escluderne un’altra, anche se una rimane quella prevalente, a partire dalla propria storia.

Quella kippa con due bandiere ha avuto un effetto incredibile.

Mi ha portato a conversazioni affascinanti e piene di speranza, anche con persone di destra che sono in totale disaccordo con me, ma proprio per quella papalina che ho in testa, mi hanno voluto ascoltare”, ha detto Sinclair. E poi quella bandiera palestinese gli ha permesso di dialogare con tanti lavoratori arabi con cui, spesso, la discussione è così difficile proprio per quella kippa in testa. “Un cassiere palestinese del mio supermercato mi si è avvicinato e nel mezzo dei banconi dei latticini mi ha detto: “Grazie, a nome di tutti noi”. Un’altra volta, il meccanico che riparava la mia gomma si è messo a piangere.”, ha raccontato ancora il professore.

Ricucire le ferite, aprirsi al dialogo

L’esempio di Sinclair potrebbe essere utile per ricucire le ferite non solo per le manifestazioni del 25 aprile. Sarebbe un grande segno di pace e di speranza se in un corteo gli stessi manifestanti che ricordano la memoria degli ebrei e le aspirazioni dei palestinesi potessero ritrovarsi assieme portando assieme le due bandiere. Sarebbe, questa, veramente una mobilitazione rivoluzionaria di fronte ad un conflitto in cui si immagina che una bandiera debba sventolare a scapito dell’altra.

Purtroppo, questa logica che continua a prevalere porta ad una guerra infinita.

Ultimi articoli