Più dialogo e meno digitale

incomunicabilità digitale 1

Tornare a confrontarsi e discutere di persona per uscire dalla autoreferenzialità che la digitalizzazione ci sta imponendo è l’augurio per il 2026 che il direttore Stefano Ferri fa ai lettori

incomunicabilità digitale 1

In un mondo che scivola velocemente verso le incognite dell’intelligenza artificiale e orizzonti sempre più disegnati da relazioni digitali, augurarci una vita fatta di incontri reali può apparire velleitario e antimoderno. Anacronistico un po’ come quegli operai che all’inizio dell’Ottocento in Inghilterra distruggevano i primi telai meccanici, perché producevano insieme alle stoffe bassi salari e disoccupazione. Ma oggi la situazione appare, se possibile, ancora più complessa e gravida di minacce.

I pericoli della rivoluzione digitale

La rivoluzione digitale, oltre ad abbassare i compensi e aumentare sperequazione nella distribuzione delle ricchezze, sta minando alla radice la nostra capacità di dialogare, il nostro modo di relazionarci con gli altri e con la realtà che ci circonda. È sufficiente osservare l’impoverimento generale della qualità delle relazioni, per rendersi conto di quanto giorno dopo giorno, digitalizzazione dopo digitalizzazione, ci stiamo disumanizzando, perdendo ciò che ha sempre caratterizzato la nostra cultura occidentale, costruita sul confronto tra opinioni e persone.

Il linguaggio si impoverisce

Sul web il lessico delle nostre comunicazioni si impoverisce, la complessità argomentativa si riduce, la comunicazione non verbale non trova spazio. Limitazioni che, favorendo la comunicazione assertiva, identitaria e autoreferente, aumentano l’incomunicabilità tra coloro che credono di parlarsi e con essa la polarizzazione delle posizioni, rendendo impossibile ogni confronto e dialogo. Una postura che dal web si è estesa in ogni ambito comunicativo.

Opinioni al posto di fatti

Accade allora che l’immaginario sopravanza il reale, le opinioni prendono il posto dei fatti, la ridondanza informativa della conoscenza. Si crede di avere amici ma si hanno fantasmi, ci si indigna ma la propria voce non trova ascolto. Ci si illude di confrontarsi e di fare parte di una comunità ma si è soli con sé stessi, si crede di partecipare, ma al massimo si condivide un appello su change.org.

Ritrovare il gusto del confronto

La risposta a questa deriva non può essere distruggere smartphone e computer, ma prendere coscienza dei loro limiti e inganni, ritrovando il gusto dell’incontro, riconoscendo l’esistenza di opinioni diverse ed esercitando una pratica del dialogo, che non è mai agonistica – “io devo avere il sopravvento sull’altro” – ma è consapevole del fatto che pensiero, conoscenza e democrazia si arricchiscono nel confronto con gli altri.

Buon 2026!

One Response

  1. Per chi come noi abita in zona Sud Cascina Bianca esattamente e’ bello leggervi e soprattutto d’accordissimo, con un figlio al 3. Anno universitario per la facoltà di Comunicazione sapere che ” comunicare e’ vita” e,’ bello.
    Saluti.
    Antonella Cristina Cursano

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