Caccia o no? Nonostante le proteste il governo vuole estenderla

Cittadini, associazioni e istituti scientifici sono contro la riforma ma il centrodestra tira diritto. A rischio animali protetti come l’allodola e la pernice bianca

Secondo il 36° Rapporto Italia Eurispes il 72,9% degli italiani è contrario alla caccia, e secondo la Fondazione Capellino circa l’85% dei residenti in Italia dichiara di non sentirsi al sicuro nel frequentare boschi e sentieri durante la stagione venatoria. E alla domanda sul futuro dell’attività venatoria, solo il 6% ne auspica un’ulteriore incentivazione. La maggioranza degli italiani, insomma, è contro la caccia. E il mondo venatorio? È in calo: negli anni ’80 le licenze di caccia superavano quota 1,7 milioni.

Oggi sono circa 570mila. E qui scatta la contraddizione: nonostante in quattro decenni ci sia stata una perdita di praticanti superiore al 60%, il peso politico di chi vuole estendere la caccia ha rafforzato la propria influenza. Oggi è in campo una proposta di legge di Fratelli d’Italia e Lega, già approvata al Senato e che verrà discussa a giorni alla Camera.

Secondo le accuse delle opposizioni, del mondo ambientalista e del mondo scientifico, consente di cacciare specie ora protette, dà alle Regioni la facoltà di estendere la durata in cui è permessa; riduce le aree naturali protette; permette la caccia su neve agli ungulati; consente di riaprire gli impianti per la cattura degli uccelli migratori con le reti e di utilizzare gli uccelli catturati anche come richiami vivi; allarga la platea di chi può abbattere animali nei piani di controllo, e tanto altro. Insomma: estende la caccia. La prolunga nel tempo, nello spazio e nel numero di specie abbattibili.

La critica di politica, associazioni e scienza

«L’attuale legge sulla caccia è il risultato di un complesso lavoro di concertazione – spiega l’ex parlamentare Anna Maria Procacci, una delle “madrine” della legge in vigore -. A cui parteciparono le associazioni venatorie, ambientaliste a agricole. Ne uscì una legge equilibrata ed equidistante. Oggi, invece, il testo proposto è scritto solo dal mondo venatorio, e subito fatto proprio dalla maggioranza di governo». «Una legge sulla caccia già esiste: i cacciatori hanno il loro diritto rispettato – sottolinea il presidente della Fondazione, Pier Giovanni Capellino -. La fauna selvatica è parte del patrimonio nazionale. I cacciatori non puntino a pensarsi onnipotenti e si accontentino del tanto che già hanno senza volere ancora di più: si chiama democrazia». Sul sito della fondazione www.fondazionecapellino.org già oltre 210mila persone hanno firmato per fermare la proposta di legge. Anche molti enti scientifici hanno mosso critiche tecniche e normative. In particolare Ispra, l’istituzione di ricerca dello Stato preposto ad occuparsi di fauna selvatica, ha sottolineato che la caccia può essere positiva per la conservazione della biodiversità solo a determinate condizioni.

“Dal punto di vista tecnico-scientifico – scrive Ispra – alcune modifiche alla legge 157/92 introdotte dalla proposta non paiono in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell’ecosistema e quindi non del tutto aderenti alla nuova visione di un evolutivo e qualificato esercizio venatorio che sia rispettoso di criteri scientifici e coscientemente coerente con i principi della conservazione della natura nonché alla tutela delle specie selvatiche”.

Secondo Ispra le modifiche introdotte non appaiono tese a limitare l’impatto dell’attività venatoria su specie in precario stato di conservazione: “a fronte delle modifiche che aumentano il numero di specie cacciabili, sarebbe stato auspicabile prevedere l’esclusione di almeno qualche specie attualmente oggetto di prelievo venatorio e con uno stato di conservazione particolarmente sfavorevole, quali ad esempio la pernice bianca o l’allodola”. Ispra critica poi gli interventi che confliggono con le norme europee: tra questi, la possibilità di catturare uccelli selvatici da impiegare come richiami vivi e l’estensione della stagione di caccia alla fauna migratoria anche oltre la prima decade di febbraio.

Il peso delle lobby di cacciatori e armieri

Perché, allora, tanti sforzi da parte della maggioranza al governo? «In Italia il legame tra la lobby delle armi e il mondo venatorio rappresenta uno degli intrecci di pressione politica più strutturati e storici del Paese – chiarisce Stefano Apuzzo di Gaia Animali & Ambiente -. Questo rapporto non si limita alla semplice difesa di una tradizione, ma muove significativi interessi economici e industriali, trovando una sponda costante in precisi schieramenti politici». La forza della lobby delle armi in Italia non deriva dal numero dei cacciatori, in costante calo demografico, ma dal peso economico dell’industria armiera.

«I cacciatori e l’indotto delle armi rappresentano un bacino elettorale compatto, disciplinato e fortemente mobilitato – prosegue Apuzzo -. Questo garantisce loro un canale di comunicazione diretto e privilegiato con i partiti della destra e del centrodestra, che vedono nella difesa della caccia la tutela di “tradizioni rurali” ed “eccellenze industriali” italiane”». Se la riforma sulla caccia entrasse in vigore, avrebbe conseguenze anche sui nostri territori del sud Milano. Ad esempio nel Parco Agricolo Sud, la riforma potrebbe determinare una revisione delle aree sottratte alla caccia e quindi mettere a rischio, direttamente o indirettamente, una parte delle superfici protette del Parco, che potrebbero essere rimesse in gioco e diventare terreno per i cacciatori.

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