1. Darsena – Corsico – Gaggiano (13 KM CA.)
Dalla Darsena, con la ciclabile che costeggia viale Gorizia raggiungiamo l’alzaia Naviglio grande che, fino agli anni Trenta del Novecento, veniva utilizzata per trainare le imbarcazioni controcorrente con l’utilizzo di cavalli, asini e buoi. Il termine alzaia indicava la fune utilizzata per il traino. Procedendo, incontriamo, uno dopo l’altro i luoghi simbolo del Naviglio grande: il vicolo delle Lavandaie, la casa di Alda Merini, la Chiesa di San Cristoforo con il suo suggestivo ponte pedonale, e le storiche società Canottieri Olona e Canottieri Milano. È opportuno prestare particolare attenzione perché l’alzaia non è ad esclusivo utilizzo delle bici. Superato piazzale Negrelli, ecco la nuova passerella ciclopedonale che connette piazza Tirana con via Ludovico il Moro e consente di accedere alle stazioni ferroviaria e della M4. Giunti a Corsico, è possibile approfittare della locale casetta dell’acqua per rabboccare le borracce. Dopo una decina di chilometri giungiamo a Gaggiano, con le caratteristiche case lombarde lungo il Naviglio, un’immagine suggestiva. A Gaggiano la ciclabile trasborda sull’altra sponda del naviglio continuando a viaggiare parallela alla vecchia Vigevanese fino ad Abbiategrasso. Il paesaggio qui si fa più rurale, con campi coltivati e cascine lombarde (purtroppo per lo più abbandonate).
2. Gaggiano – Abbiategrasso – Robecco s/n (14 KM CA.)
Alle porte di Abbiategrasso, oltrepassiamo di nuovo il naviglio per imboccare la ciclabile diretta a Sesto Calende, il tratto più suggestivo della nostra gita, all’ombra della vegetazione rigogliosa. L’assenza di rumore (il naviglio e l’alzaia sono a un livello inferiore rispetto al piano stradale) regalano una sensazione di pace. Lo sguardo, libero di spaziare in lungo e in largo, mette a fuoco un airone cinerino sui campi a ridosso del canale. Ai bordi dell’alzaia, tra Cassinetta di Lugagnano e Robecco, numerose dimore di prestigio: le ville di delizia, edificate tra il Quattro e il Settecento dalle nobili famiglie milanesi e affacciate sull’acqua, per potervi arrivare direttamente in barca. Un tipico esempio è quello di Villa Gromo con lo scenografico edificio della Sirenella che fungeva da imbarcadero. Giunti a Robecco, ci si può ristorare in uno dei locali prospicienti il ponticello pedonale e palazzo Archinto.



tra Gaggiano e Robecco sul Naviglio
3. Robecco s/n – Ponte Vecchio (3 KM CA.)
A Robecco si trasborda sulla riva di sinistra del canale: massima attenzione perché la ciclabile risulta davvero molto stretta e a doppio senso. Sul lato sinistro si incontrano case diroccate e fatiscenti ormai completamente avvolte e penetrate dalla vegetazione. Un paesaggio suggestivo ma anche un po’ sinistro che sembra volerci ammonire sulla caducità delle opere dell’uomo rispetto alle forze della natura. Dopo una manciata di km, a Ponte Vecchio alcune targhe ricordano che ci troviamo dove ebbe luogo la famosa battaglia di Magenta (1859), una delle più importanti della Seconda guerra di Indipendenza italiana. Per la sua posizione strategica, Ponte Vecchio fu aspramente disputata fra le forze austriache e franco-sarde con vittorie alterne. Una battaglia cruenta mirabilmente dipinta da Giovanni Fattori in una delle sue opere più innovative, Il campo italiano alla battaglia di Magenta (Galleria d’arte moderna a Palazzo Pitti, Firenze), che privilegia la dimensione della pietà, mostrando le sofferenze e le distruzioni della guerra
4. Ponte Vecchio – Parco Riserva della Fagiana (3 KM CA.)
A Ponte Vecchio, abbandonata l’alzaia, svoltiamo a sinistra per imboccare Strada Valle: una stradina tranquilla e poco trafficata nella campagna fra risaie e piante di mais che, ormai molto alte, danno la sensazione di muoversi in un labirinto. Dopo un paio di km raggiungiamo la meta. Un tempo famosa riserva di caccia, il parco è stato recentemente ripensato e oggi si presenta ai visitatori come un insieme di laboratori e spazi polifunzionali in grado di ospitare scolaresche, gruppi in visita e turisti. Nell’area è presente una ricca rete di sentieri accessibile sia a piedi sia in bicicletta. Noi scegliamo di percorrere il Grande Anello che consente, in circa 10 km, di visitare tutti gli ambienti naturali. Attenzione: i sentieri quasi interamente sterrati richiedono una bici adatta (mountain bike, gravel o comunque con un copertone robusto). Per chi non ne fosse dotato è comunque possibile parcheggiare la bici e visitare l’oasi a piedi seguendo la cartellonistica lungo i sentieri, che illustra le specificità e la ricca biodiversità del parco, nella flora e nella fauna. L’anello è istruttivo e divertente: con saliscendi, piccoli dossi e tratti sabbiosi alternati ad altri pietrosi ci fa vivere l’esperienza di un minipercorso di ciclocross.Per evitare la calura delle ore centrali della giornata, dopo una breve sosta al centro visitatori per rifiatare e rifornirci d’acqua ci rimettiamo in sella pronti ad affrontare il rientro in città seguendo il percorso a ritroso, un po’ più stanchi fisicamente, ma rinfrancati nello spirito: consapevoli che la biciclettata fuori porta si è trasformata in un viaggio di purificazione dalle tossine della vita metropolitana. Come alternativa, nel caso in cui le gambe non andassero più, segnaliamo la possibilità di raggiungere la stazione di Abbiategrasso e da lì rientrare in città caricando la propria bici sul treno. Stazione di arrivo: San Cristoforo.

Il tracciato
• Lunghezza tracciato: 66 km
• Tipologia percorso: misto (asfalto e sterrato)
• Bici consigliata: mountain bike, gravel, bici da strada con copertoni robusti
• Difficoltà: facile ma bisogna essere un po’ allenati

