Mentre Kiev resiste sotto le bombe, al Corvetto nasce un Murale ispirato a quella resistenza tra i colori della bandiera, e il glicine italiano, che incontra i castagni in fiore della capitale ucraina. Abbiamo incontrato l’artista ucraina Oksana Chobitko che ha realizzato l’opera, inaugurata a fine maggio, sulla parete di una scuola del quartiere e con il sostegno del Parlamento Europeo.
A Kiev, difatti, la guerra non è una notizia ma una presenza fisica. Le sirene interrompono il sonno, i blackout si susseguono dopo gli attacchi. Programmare anche solo il giorno successivo è diventato un lusso. Eppure la città continua a vivere: i caffè restano aperti grazie ai generatori, i teatri registrano il tutto esaurito, le mostre non chiudono. «La gente ha bisogno di questi momenti», racconta Oksana Chobitko, architetta, docente e artista. «Non per dimenticare, ma per ricordare cosa si sta difendendo».

È in questa realtà sospesa tra paura e resilienza che Oksana vive e lavora. Ed è da lì che è arrivata al Corvetto per realizzare il grande murale sulla parete di una scuola del quartiere. L’opera, inaugurata a fine maggio, nasce dall’iniziativa delle associazioni Forum Donne Milano insieme a Dare.ngo, Cat Aps e ad altre realtà associative del territorio, con il sostegno dell’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano e la collaborazione del Comune e del Municipio4. Quella che era una parete grigia e anonima, è diventata un ponte tra Italia e Ucraina. L’intera composizione è immersa nei colori giallo e blu della bandiera ucraina.
Ai lati dell’arco compaiono due elementi naturali che raccontano l’incontro tra i due Paesi: il glicine, simbolo dell’Italia, e i castagni in fiore, da sempre associati alla capitale ucraina. Sul lato destro trovano spazio le firme di studenti, volontari, residenti e rifugiati ucraini che hanno contribuito alla realizzazione. «Volevo che la solidarietà assumesse una forma concreta – spiega Oksana-. Non un concetto astratto, ma qualcosa che le persone potessero vedere e sentire vicino».
La scelta di Corvetto non è stata casuale. Arrivata per la prima volta nel quartiere, l’artista ha riconosciuto qualcosa di familiare: un’atmosfera che le ha ricordato Podil, una delle zone più vivaci e creative di Kiev, conosciuta anche per la sua forte tradizione di arte urbana. «Ho percepito la stessa vitalità e lo stesso rapporto diretto tra le persone e gli spazi che abitano – racconta –. Nonostante le difficoltà, si avverte un forte senso di appartenenza». Durante le settimane di lavoro, studenti, famiglie e passanti si sono fermati ogni giorno davanti alla parete. C’era chi portava un caffè, chi chiedeva informazioni sul progetto, chi voleva semplicemente esprimere vicinanza. «Mi aspettavo una collaborazione professionale – ricorda Oksana –. Ho trovato qualcosa di più, difficile da spiegare».
Un calore umano fatto di piccoli gesti quotidiani, di incoraggiamenti, curiosità e attenzione, che ha trasformato il lavoro in un’esperienza di autentico scambio con il quartiere. Oksana è cresciuta a Kiev in una famiglia in cui la creatività era parte della quotidianità: il padre, fisico nucleare, dipingeva e scriveva poesie; la madre lavorava come educatrice. Dopo gli studi alla Scuola Statale d’Arte Taras Shevchenko e la laurea in Architettura all’Accademia Nazionale di Belle Arti, ha costruito il proprio percorso tra ricerca, insegnamento e produzione artistica. Con l’inizio dell’invasione russa su larga scala, qualcosa si è spezzato.

«Per oltre un anno, non sono riuscita a prendere in mano un pennello. Il dolore aveva bloccato tutto». Quando è tornata a creare, l’arte aveva assunto un significato diverso. Non più solo espressione personale, ma testimonianza e resistenza. «Ho capito che non poteva restare confinata negli studi o nelle gallerie. Doveva uscire nelle strade, parlare alle persone, raccontare ciò che stavamo vivendo».Anche per questo, spiega, «l’arte non serve soltanto a chi vive il conflitto. Serve anche a raccontarlo all’esterno.
Un murale a Milano può parlare a migliaia di persone che forse non conoscono la realtà che viviamo ogni giorno. L’arte crea empatia e costruisce connessioni che spesso le parole non riescono a creare». Da oggi quella parete entra a far parte della vita del quartiere. Ogni mattina gli studenti ci passeranno davanti entrando a scuola; il sabato, tra le bancarelle del mercato e il via vai dei residenti, sarà lì. Non un monumento, ma una presenza quotidiana. Una finestra aperta su una città lontana che continua, testardamente, a vivere
Sopra: Bambini che contribuiscono alla realizzazione del
murale sulla parete della scuola di via Oglio.

