La Milano Sospesa: la solidarietà cittadina di quattro donne (e non solo) per la comunità

Un’associazione nata nell’emergenza del rogo della Torre dei Moro di via Antonini è ora punto di riferimento per chi ha bisogno, a Milano e nel mondo
La Milano Sospesa: la solidarietà cittadina di quattro donne(e non solo) per la comunità

Un’associazione nata nell’emergenza del rogo della Torre dei Moro di via Antonini è ora punto di riferimento per chi ha bisogno, a Milano e nel mondo

di Laura Barsottini

Per definire la realtà di Milano Sospesa è il caso di prendere in prestito, parafrasandolo, un verso di una celeberrima canzone di Fabrizio De André: dalle tragedie nascono i fior.

A volte. Quando apparentemente per caso – ma mai nulla è un caso – persone di buona volontà e grandi capacità umane e organizzative entrano in contatto con situazioni difficili. Ma andiamo con ordine. Milano Sospesa è un’associazione di volontariato no profit nata nel 2021 nel quartiere Vigentino con l’obiettivo di aiutare famiglie e persone in difficoltà.

«Tutto è iniziato dal maxi rogo che ha divorato la Torre dei Moro di via Antonini il 29 agosto del 2021», racconta Michela Stassano, 51 anni, originaria di Salerno ma residente nel quartiere Corvetto, un marito, una figlia, educatrice di una scuola dell’infanzia e soccorritrice volontaria. Lei, insieme con Lara Agnolotti, ballerina della Scala in pensione, Cristina Sappa, imprenditrice nel campo della moda, e Paola Molesini, educatrice e titolare di un asilo nido, sono “le menti e le braccia” fondatrici di Milano Sospesa che oggi si avvale del contributo di dieci collaboratori.

Alcune delle iniziative dell’associazione: distribuzione di giochi
davanti a una scuola del quartiere Molise Calvairate (febbraio 2024)

«In quel fine di agosto di quattro anni fa», continua, «ero in montagna quando arriva la notizia del rogo. Tornata a Milano, mi reco sul luogo del disastro e, insieme a tante altre persone di buona volontà, ci rendiamo conto che la devastazione era totale e le persone vittime dell’incendio avevano bisogno di tutto, essendo uscite per mettersi in salvo solo con gli abiti che indossavano. La raccolta di materiale da distribuire si chiamava “Una scatola per il grattacielo” ed era organizzata in un primo tempo da Simona Carettoni nel suo garage alle spalle del grattacielo distrutto.

Una settimana dopo l’Hotel Quark, che accoglieva circa una trentina di famiglie sfollate, ha messo a disposizione una stanza che è diventato un luogo accogliente dove le famiglie potevano trovare materiale ma anche sorrisi e un ascolto. In poco tempo viene donato così tanto materiale da poter rispondere ai bisogni di tutto il quartiere. Intanto, l’hotel deve essere ristrutturato, ma l’associazione continua la sua attività». Serve un’altra sede: la parrocchia Santa Maria Liberatrice di via Paolo Solaroli 11 offre un locale in comodato d’uso.

«Passata l’emergenza e costituita l’associazione Milano Sospesa – continua Stassano – abbiamo continuato a raccogliere e distribuire, facendo rete con altre associazioni, realtà di volontariato, fondazioni ed enti cittadini. La modalità sia di distribuzione dei beni che di ricezione delle donazioni è su appuntamento, il sabato dalle 10.30 alle 12.30, ma siamo contattabili sempre attraverso i nostri canali social di Facebook e Instagram o per mail (indirizzo: michela.stassanomilasosospesa@ gmail.com)». Accanto alle quattro fondatrici, una fitta rete di collaboratori, non ultimi i “mariti (e figli) sospesi”: «In famiglia veniamo vissute come “un po’ strane”, ma i nostri parenti ci sostengono: mio marito e gli altri si occupano di lavori pesanti, logistica pesante e tecnici delle luci e audio quando organizziamo feste ed eventi benefici, i figli ci aiutano sul campo».

Alcune delle iniziative dell’associazione: raccolta di materiali pro Ucraina (marzo 2022)

Già, perché Milano Sospesa è una vera e propria “macchina da guerra”, come si dice, che in senso figurato si riferisce a persone estremamente determinate, potenti e inarrestabili che procedono senza sosta. «Una delle nostre caratteristiche – spiega infatti Michela – è che le nostre iniziative sono trasparenti e tracciabili: non ci impegniamo mai per iniziative che non siamo sicure vadano a buon fine, esattamente dove e per il fine per cui sono nate. Per esempio, abbiamo provato a entrare anche in Turchia, al tempo del terremoto nel 2023, ma quando ci siamo rese conto che avremmo dovuto passare attraverso altri enti non ben definiti, abbiamo preferito lasciar perdere».

Tra gli innumerevoli progetti: la raccolta di materiale scolastico; il riciclo di giochi con punti di raccolta presso le case MM e Aler di via Gandino (Municipio 5) e via Calvairate (Municipio 4) in collaborazione con Mario Donadio e Samantha Bracciale; collaborazioni con fondazioni e aziende per il supporto ai bambini fragili (terapia psico-educativa, ma anche centri estivi, corsi di danza, libri); la presenza “sul campo” ogni mercoledì sera al “boschetto di Rogoredo”, punto di ritrovo nevralgico di senzatetto e tossicodipendenti, soprattutto giovani, in collaborazione con il Team Rogoredo; aiuti in Romagna per l’alluvione del 2023 in collaborazione con Anpas; aiuti nelle zone di guerra.

«Quando è scoppiato il conflitto in Ucraina– dice Michela–siamo entrate in contatto con la famiglia Capozi, società milanese storica di autotrasporti, che ci mise a disposizione un Tir per portare aiuti nelle zone di guerra. Al momento ci è sembrata una follia: come avremmo mai potuto riempire un Tir? Nel giro di due ore, il mezzo era pieno. Ma non solo: quella prima missione alla fine era composta di 17 automezzi tra camion, furgoni e autoambulanze. Siamo stati i primi a entrare in Ucraina, in collaborazione con il consolato e la chiesa ortodossa».

Alcune delle iniziative dell’associazione: pulizia del Naviglio (ottobre 2023)

A quella prima missione ne sono seguite molte altre in varie zone d’emergenza. «Siamo poi irremovibili sulla dignità delle persone che stanno vivendo un momento di emergenza», specifica Michela. «Il diritto alla dignità e all’ascolto. Così il nostro punto di raccolta è bello e ordinato, e il fatto di concordare un appuntamento permette di dialogare con le persone. Inoltre i beni che distribuiamo, che riceviamo da privati e aziende, devono essere perfetti»


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