A Palazzo Reale fino al 31 gennaio 2026 oltre 80 opere raccontano una dinastia di pittori e la nascita dei grandi generi della pittura, dal paesaggio alle scene di vita quotidiana
Non solo una dinastia di pittori, ma un vero e proprio marchio. Nell’arco di più generazioni, i Brueghel trasformarono il proprio nome in un brand riconoscibile e contribuirono a cambiare il modo di dipingere la realtà. Un fenomeno che si inserisce in una trasformazione profonda della società e del mercato dell’arte.
Tra il Cinquecento e il Seicento, soprattutto nei Paesi Bassi, accanto alla tradizionale committenza religiosa e aristocratica si affaccia infatti un nuovo pubblico borghese, disposto ad acquistare quadri per le proprie case. Cambiano così anche i soggetti richiesti: non più soltanto Madonne, santi e ritratti di nobili, ma paesaggi, scene di vita quotidiana, contadini, feste, mestieri, nature morte e battaglie. È in questo nuovo mercato che prendono forma quelli che diventeranno i grandi generi della pittura europea.
Per la prima volta a Milano

È questa trasformazione che racconta a Palazzo Reale di Milano la mostra I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa, aperta dal 29 settembre 2026 al 31 gennaio 2027. Sono oltre 80 le opere tra dipinti, disegni e stampe, provenienti da musei e collezioni di tutta Europa, che ricostruiscono la storia della dinastia e la sua influenza sulla pittura europea. Il progetto è di Bernard Aikema, la curatela di Carlotta Striolo: entrambi hanno lavorato anche ai due precedenti capitoli dedicati al Rinascimento europeo promosso dal Comune di Milano, Dürer nel 2018 e Bosch nel 2022. Un percorso che guarda al Rinascimento non soltanto come fenomeno italiano, ma come una rete di centri artistici e culturali che comprende Italia, Fiandre, Germania e Paesi Bassi.
In mostra si trovano anche le opere di artisti che raccolsero l’eredità dei Brueghel, ispirandosi alle loro invenzioni e contribuendo a creare un nuovo linguaggio destinato a diffondersi in tutta Europa. Tra questi Lucas van Valckenborch, Roelandt Savery, Pieter Stevens, Paul Bril e l’italiano Jacopo Bassano.
Chi sono i Brueghel
A dare origine alla dinastia è Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite della famiglia. La sua è una pittura che porta progressivamente l’attenzione dalla dimensione fantastica e allegorica di Bosch alla realtà concreta: il paesaggio, la neve, le feste di paese, i contadini, i bambini, la folla. Il popolo entra così al centro della rappresentazione, anche se le sue opere erano destinate a un pubblico colto capace di coglierne i numerosi riferimenti e significati. Pieter muore nel 1569, a soli quarant’anni, ma la sua eredità viene raccolta dai due figli. Il primogenito, Pieter Brueghel il Giovane, riprende i modelli del padre e nella sua bottega li ripropone in numerose varianti, facendo diventare il nome di famiglia un vero marchio commerciale, capace di soddisfare la domanda di un numero crescente di acquirenti.

Il secondo figlio, Jan Brueghel il Vecchio, segue invece una strada più cosmopolita e amplia ulteriormente il repertorio della famiglia: ai paesaggi affianca allegorie degli Elementi e delle Stagioni, paradisi terrestri e scene mitologiche. Lavora anche con Pieter Paul Rubens e contribuisce alla fortuna delle raffinate cabinet paintings, dipinti di piccolo formato su rame destinati ai collezionisti europei. Viaggia in tutta Europa e soggiorna a lungo in Italia. A Milano conquista il favore del cardinale Federico Borromeo, grande collezionista di pittura fiamminga, che lo invita nel 1595. Jan soggiorna nel palazzo arcivescovile e diventa uno degli artisti più apprezzati della città. In mostra si può ammirare anche Fiori in un vaso, opera realizzata per Borromeo e oggi conservata alla Pinacoteca Ambrosiana.
La dinastia continua con Jan Brueghel il Giovane, figlio di Jan il Vecchio e nipote di Pieter Bruegel il Vecchio. In mostra è presente con opere che testimoniano la continuità della tradizione familiare, tra cui Il trionfo della morte, del 1620, ispirato a una delle più celebri invenzioni di Pieter il Vecchio.
E a chiudere la mostra è proprio lui, il più giovane della dinastia, nipote di Pieter Bruegel il Vecchio, con Allegoria della pittura. Dipinto tra il 1625 e il 1630, presenta in una galleria di collezionista opere che rappresentano diversi generi pittorici: scene religiose, mitologie, paesaggi. Al centro, la personificazione della Pittura realizza un vaso di fiori, uno dei soggetti che avevano reso celebre Jan il Vecchio e che continueranno nella sua discendenza. È quasi un’immagine-sintesi della storia dei Brueghel: una famiglia che, generazione dopo generazione, ha trasformato la pittura in un nuovo linguaggio, fatto di generi diversi, di vita, di natura e di un pubblico nuovo.

I proverbi nascosti nel dipinto
Tra le opere più curiose della mostra c’è I Proverbi, realizzato nel 1607 da Pieter Brueghel il Giovane a partire da un’invenzione del padre Pieter Bruegel il Vecchio. In un’unica scena affollata e apparentemente caotica sono nascosti oltre cento proverbi e modi di dire della tradizione popolare fiamminga. Il risultato è una sorta di grande teatro della vita quotidiana, dove vizi, debolezze e comportamenti umani vengono raccontati con ironia.
E molti di quei proverbi ci sono ancora familiari. C’è chi dà le perle ai porci, chi piange sul latte versato, chi si fa menare per il naso; c’è il pesce grande che mangia il pesce piccolo, chi butta i soldi dalla finestra, chi mette le corna e chi finisce dalla padella nella brace. Sono soltanto alcuni dei modi di dire che si possono riconoscere osservando con attenzione le decine di piccole scene dipinte.
Nella sala della mostra dedicata al dipinto un filmato ingrandisce e mette in evidenza i diversi episodi, portando in primo piano i particolari che nell’insieme sfuggono alla vista. Un gioco divertente che trasforma la tappa in una piccola caccia al proverbio nascosto.








