Alto artigianato – Le Vetrerie di Empoli, eccellenza milanese: parla il proprietario Franco Parentini «La decorazione manuale del vetro è un’arte».
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Fondata nel 1938, da ormai quasi un secolo produce oggetti in vetro, classici o di design, decorati in oro e platino. Da via Montenapoleone, è oggi in via Tacito, dove se ne può visitare il laboratorio con i maestri artigiani al lavoro.
Un trionfo di calici trasparenti con bordo in oro zecchino e in platino, alzatine per dolci, flûte da champagne dai colori vivaci, centrotavola e brocche di cristallo di grande eleganza riempiono tavoli e scaffali. Le Vetrerie di Empoli sono un’eccellenza artigiana milanese del lusso, riconosciuta per la qualità e la raffinatezza delle creazioni interamente incise e decorate a mano.
«Il segreto della nostra azienda è la passione. La nostra storia ha attraversato tante epoche, abitudini e modi di vivere. Il mercato si è trasformato, così come le tecniche: oggi prevalgono le macchine e il lavoro manuale è sempre più raro. Cambia anche la cultura: le tavole sono sempre più informali e si presta meno attenzione all’apparecchiatura, anche nei ricevimenti, mentre paradossalmente si parla sempre di più di cibo e vino.
Domanda: è concepibile servire una bottiglia di vino da 50 euro in un bicchiere fatto a macchina e di modestissima qualità?
Noi, però, abbiamo scelto di restare fedeli alla tradizione: ogni creazione è interamente fatta a mano, con la stessa passione di sempre.
Oggi circa il 90% dei nostri clienti è straniero: soprattutto russi, arabi e cinesi, clienti importanti», racconta Franco Parentini, classe 1940, proprietario delle Vetrerie di Empoli, figlio di Ugo, il fondatore, che ancora oggi partecipa attivamente alla vita aziendale con energia e passione, coadiuvato dalle figlie Olivia e Ilaria, insieme a una piccola squadra di artigiani, abilissimi nella molatura e nella decorazione a mano.
Siamo nella storica sede di via Tacito, dove tutto nasce, dove convivono fabbrica, uffici, magazzini e ora anche il punto vendita, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone nel luglio 2024.
Dare valore alla nostra storia
L’affitto era ormai insostenibile, così ho scelto di trasferire qui anche il negozio per dare valore alla nostra storia e mostrare ciò che sappiamo fare. È il nostro salotto buono, quello in cui accogliamo chi viene a trovarci, è bello anche per i clienti che vengono qua».
Il quartiere è cambiato molto: l’area, a ridosso dello scalo di Porta Romana, è al centro di un ampio progetto di rigenerazione urbana. «Chi viene da noi ha la possibilità di visitare il laboratorio. Entrano, osservano, fanno domande, e si rendono conto del tempo e della maestria necessari per creare un vaso o un bicchiere.

Spesso ci chiedono se non ci dispiace aver lasciato il centro. La risposta è: sì e no. In realtà, qui riusciamo a offrire un’esperienza ancora più completa e coinvolgente. Lo spazio è grande, ricco di oggetti, e ci permette di esporre molte più cose. Abbiamo anche introdotto un evento mensile, in cui proponiamo prodotti nuovi e molti clienti ne sono entusiasti».
Dallo showroom passiamo al laboratorio. Qui i forni di cottura, raggiungono temperature tra i 550 e i 700 °C, secondo il tipo di vetro utilizzato ed è davvero incredibile poter osservare le diverse fasi di lavorazione di un calice.
«La decorazione manuale richiede tempo, pazienza e grande perizia. È un’arte. Ogni pezzo è unico. Realizziamo anche decorazioni personalizzate su vetro, di cui conserviamo i telai, così da poterli riutilizzare in caso di ristampe, aggiunte o sostituzioni, anche a distanza di tempo».
Ma la vera sfida è trovare personale qualificato. Ed è per questo che le Vetrerie curano i propri artigiani come i loro prodotti.
«Paolo, per esempio, ha iniziato a lavorare da noi quando era ancora un ragazzo, adesso ha superato la sessantina. In laboratorio lavora anche una ragazza, Precious, nata in Italia da genitori filippini, arrivata tramite uno stage organizzato dalla scuola Cova. È tra le più capaci ed è l’unica donna presente in laboratorio, dove si occupa del decoro in oro. Uno degli esempi del suo lavoro è Capriccio, una serie di bicchieri scolpiti a mano nel massello di vetro poi ricoperti in oro zecchino o platino. Si tratta di una tecnica dimenticata, difficilissima da controllare, che è stata riscoperta nel nostro laboratorio».

Il calice più iconico?
Parentini mi mostra Gira e rigira, un originale bicchiere da degustazione, da lui progettato e brevettato nel 2017, inserito nell’ADI Design Index e candidato al Compasso d’oro 2020. Un piccolo globo in metallo posto tra l’apice dello stelo e la base del calice permette, con una lieve carezza del pollice, di imprimere un morbido movimento rotatorio al vino, per apprezzarne al meglio aromi, colore e caratteristiche.
La cosa più fragile ma più forte
Tale è la passione per il suo lavoro che Franco Parentini non intende passare il testimone: «Mi sento davvero bene, anche con il tempo che credevo di aver perso.

Mi torna spesso in mente una frase di Antoine de Saint-Exupéry, uno scrittore che amo molto: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. Ci penso spesso, perché è profondamente vera. Quella parola, ‘perduto’, in realtà racchiude un significato diverso: è tempo donato con cura, anche senza sapere dove porterà. Ed è proprio questo a dare valore alla nostra vita.
Ciò che conta davvero è l’impegno che mettiamo nelle relazioni, nelle passioni e in tutto ciò a cui scegliamo di dedicarci. Ho iniziato a lavorare a 16 anni, dedicandomi da sempre alla mia rosa: il vetro… che è insieme la cosa più forte e la più fragile, è ciò che più assomiglia alla vita».
Dall’ 8 al 13 giugno dalle 9,30 alle 17,30, Vetrerie di Empoli apre i propri laboratori per una vendita straordinaria.


