Ambiente: Giornata Mondiale 2026 vs incremento Data Center

La Giornata Mondiale dell’Ambiente, 5 giugno 2026 è stata dedicata al cambiamento del clima, alle conseguenze delle attività umane sul riscaldamento del pianeta e in particolare agli effetti della crescita delle città a discapito delle campagne.
la terra e i rifiuti 2
la terra e i rifiuti 2

La Giornata Mondiale dell’Ambiente, 5 giugno 2026 è stata dedicata al cambiamento del clima, alle conseguenze delle attività umane sul riscaldamento del pianeta e in particolare agli effetti della crescita delle città a discapito delle campagne.

Milano è immersa nel più grande parco agricolo d’Europa. Alle aggressioni già subite da cemento e asfalto si aggiungono oggi i Data Center destinati ai sistemi di Intelligenza Artificiale, con un enorme consumo di suolo, energia e acqua nel Parco Agricolo Sud Milano.

Al BKM Barona di via Faenza 27 si è svolto un evento organizzato da Anita Presterà di MindtheGap e da Davide Biolghini di ForumCT e coordinatore di BKM Barona. Bolghini ha introdotto l’incontro, di fronte a un sostenuto gruppo di cittadini, ricordando che il Parco Agricolo Sud Milano, di ben 47mila ettari, occupa il 33% dell’area metropolitana e negli ultimi decenni ha subito l’aggressione di cemento e asfalto a causa di numerosi poli logistici e tangenziali.  Ultimamente nella sola area milanese sono sorti ben 33 data center, di cui 7 o 8 sono insediati all’interno del Parco Agricolo Sud Milano, dove ne sono previsti un’altra decina. «Milano è diventato il principale hub tecnologico d’Europa, e purtroppo il Parco Agricolo Sud – ha spiegato Biolghini – che storicamente forniva cibo agli abitanti dei 60 comuni, ora fornisce Data Center, e questo è un capovolgimento innaturale della funzione di un Parco agricolo».

L’evento presso l’associazione BKM Barona in via Faenza 27

50 sindaci dell’area metropolitana milanese, la maggior parte del Parco Agricolo Sud Milano, inviarono mesi fa un appello alla Presidenza della Regione manifestando preoccupazione per la nuova legge regionale in via di definizione. Legge poi varata a fine maggio. Le associazioni locali e ambientaliste hanno quindi promosso un documento sottoscritto da Comunità del Cibo Parco Sud, Associazione per il Parco Agricolo Sud, WWF Sud Milano Martesana e da una decina di realtà del territorio, tra cui Mind the Gap e Scuola di Cooperazione Tecnologica.

Nel frattempo, il governo era intervenuto dichiarando che per interessi superiori potevano essere installati tre data center, di cui uno megagalattico: due nell’area metropolitana milanese e uno nella provincia di Lodi, facendo infuriare il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. La Lombardia è la prima regione italiana che stava promuovendo una legge sul tema. Fontana, accorso a Roma, è riuscito a ottenere un accordo con chi nonostante fosse dello stesso partito aveva prolungato la legge. L’accordo prevede un tavolo di lavoro tra la regione Lombardia e il governo italiano per concordare insieme le località in cui costruire i data center.

Concentramento di data center: necessario?

A cosa serve un numero così alto di data center? Questo concentramento è funzionale e rispettoso dell’area metropolitana milanese, occupata per il 33% dal Parco Agricolo Sud? Di certo ottempera alle richieste crescenti delle multinazionali, soprattutto dell’informatica, per le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale. Purtroppo, i data center previsti non solo andranno a occupare aree ex-industriale ma a quanto pare anche suolo agricolo. Ed essendo particolarmente energivori richiederanno nuove centrali elettriche per la produzione di energia. Consumano quindi molta energia, ma anche molta acqua, perché questi grossi cervelloni che sono i data center necessitano di un processo di raffreddamento continuo. Questo procedimento favorisce la creazione di un’isola termica derivante dalla dispersione di grandi quantità di calore nell’ambiente esterno.

Anita Presterà di MindtheGap e Davide Biolghini di ForumCT

Fabrizio Delfini, assessore all’Ambiente del Municipio 6, ha fatto notare che a difesa del consumo di suolo agricolo la recente legge regionale impone per la costruzione di un data center su aree verdi o agricole un’imposta da 100% a 200% (per aree protette) dei contributi di costruzione. Eppure si teme che non sarà certo questo balzello regionale a evitare nuovi impianti. Perché i piccoli comuni, sempre lasciati soli e in perdita, si ritroveranno quasi costretti ad accettare questi investimenti su suolo agricolo con le promesse del 200% di contributi. I data center, ha spiegato Delfini, sono un problema con cui si dovrà conviverci, è inevitabile, ma occorre trovare il modo di inserirli nel modo più appropriato al territorio, magari valorizzandoli come produttori di calore per il teleriscaldamento. Rimane tuttavia l’interrogativo di quale sia l’origine di questo improvviso incremento di data center.

Secondo Delfini, nel Municipio 6 si è sparsa la voce di un futuro da agrovoltaico, il fotovoltaico sopraelevato sotto cui si possa coltivare. Ma sarebbe un’ illusione in quanto l’agricoltura del sud Milano è prevalentemente costituita da risaie, che hanno bisogno di costante luce. Se da una parte i pannelli fotovoltaici forniscono energia pulita, sarebbe meglio quindi svilupparli sui tetti delle cascina e non sul suolo agricolo.

Patrizia Bergamini, vicepresidente dell’associazione Comunità del cibo, ha portato il suo contributo, illustrando il documento “NO ai Data Center sui terreni agricoli e verdi” sottoscritto da diverse associazioni e informando sullo sviluppo di un forte movimento  nei confronti dei data center, come nel suo comune, Zibido S. Giacomo. A Zibido che è il secondo territorio più grande del Parco Agricolo Sul Milano ed è ricco di campagne, cascine, marcite, fontanili, tempo fa fu fatta una trivellazione per trovare il metano, senza successo. Su questa area, rimasta rovinata, il comune sarebbe interessato a costruire un data center. A Lacchiarella dove esiste già una grande centrale elettrica, il comune avrebbe già acconsentito per sfruttare i contributi al 200% per rifare la piazza e un cinema per i cittadini. Invece altri comuni del Pavese, anche piccoli, dopo aver valutato attentamente i pro e i contro, hanno valutato negativamente l’impatto di un Data Center nel proprio territorio.

Ruggero Rognoni, Presidente dell’Associazione Parco agricolo Sud ed ex assessore a Binasco, è intervenuto specificando le località e le dimensioni dei data center previsti: uno ciascuno a Noviglio, Lacchiarella, Segrate e Peschiera-Borromeo; due a Zibido, tre a Siziano, uno tra Opera e Melegnano e quattro a Melegnano. Non sono piccoli: sono aree di 400-500 metri di larghezza per circa due chilometri. Quindi ha portato alcuni esempi a dimostrazione della potenza che hanno le imprese che costruiscono i data center. A Bernate, che protestava a causa di camion che facevano cedere i ponti, la società che stava costruendo il data center di Noviglio, in appena tre mesi ha rifatto strade e ponti senza chiedere un soldo al Comune.

Ogni sindaco ha paura ad affrontare questi colossi. Un ulteriore domanda senza risposta è portata da Rognoni: i data center di Noviglio, Lacchiarella, i due di Zibido e i tre a Siziano utilizzano tutti l’acqua della roggia Ticinello. Il problema è che quando la roggia Ticinello è in piena, non riuscirà a reggere gli scarichi di tutti i data center, in quanto già ora succede che in caso di piene alcuni paesi viciniori si allagano. Nel caso di una piena quale data center si dovrà spegnere? Quale calcolo è stato fatto sulle acque totali che entrano nella roggia?

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