Il personaggio – Nel 1953, a 17 anni, entra al Cotonificio Cederna a Gratosoglio e vi rimane fino alla pensione, nel 1992, senza saltare un giorno
Zita Peccati Defendenti, classe 1936, è mamma, nonna e memoria storica di Gratosoglio. Ha passato l’infanzia a Gratosoglio Vecchio, vedendone la trasformazione, ed è stata dipendente del Cotonificio Cederna. Nel 1990 ha ricevuto il diploma con medaglia d’oro per aver lavorato 35 anni in “servizio continuo” al Cotonificio Cederna S.p.A.

Aveva solo poche settimane quando arrivò a Gratosoglio, allora un borgo di contadini e operai con piccoli edifici, cascine e grandi stabilimenti, che avevano trovato terreno favorevole nel sud Milano per la grande abbondanza di acqua.
Zita abitava con la famiglia nella casa vicina alla vecchia chiesa di San Barnaba, in via Gratosoglio 39, che era stata un convento e ricorda che, all’interno, vi erano ancora le antiche cellette dei frati.
Conserva ricordi e immagini anche dell’antico borgo con la casa a forma di barchetta della Bice, la grande piazza con davanti la cascatella del Lambro che formava un’ansa proprio dove oggi si trova il parco giochi di via Gratosoglio: il cavètt era un fossato che passava all’altezza del civico 104, dove si andava a “pucciare i piedi” nelle sere calde d’estate, e poi le rogge che passavano nei campi, come quella che scorreva nell’attuale via dell’Arcadia, di cui resta solo una casa, la villa Campari, a perenne memoria del passato.
I tessuti si lavavano nel fiume
Una volta il Lambro scorreva lungo la via Gratosoglio e passava davanti al Cotonificio Cederna. Zita racconta che il fiume aveva differenti ramificazioni e che una di queste passava direttamente dentro al cotonificio. Alcune dipendenti andavano a lavarci i tessuti e il cotone che arrivava da Monza, prima di tingerlo e di candeggiarlo.
Lo stabilimento nacque come cotonificio per volere del fondatore Antonio Cederna nel 1886. Più tardi, quando la direzione passò al Ragionier Bellini, iniziò l’innovazione, la lavorazione coi telai e quella delle fodere attraverso procedimenti molto lunghi.

Zita iniziò a lavorarci nel 1953, dopo aver preso il diploma come segretaria d’azienda, fino alla pensione nel 1992. Era stata assunta dal Rag. Bellini, uomo integro che teneva molto all’azienda e ai suoi dipendenti. Tra i mecenati della nuova chiesa di San Barnaba, quella attuale, Zita ricorda che, quando arrivava al mattino con l’autista, non passava mai prima dagli uffici, ma andava in fabbrica direttamente a controllare la produzione e che vi fossero ordine e pulizia.
Quando aveva iniziato c’erano 200 dipendenti e quando è andata in pensione meno di 100. Nel 1953 lavorava in ufficio, aveva la mansione di scrittura per la registrazione della merce in arrivo, perché aveva una bella calligrafia. C’era una scrivania obliqua con dei libroni così grandi e pesanti che servivano due persone per girare le pagine.

Una tazza di tè e una fiaschetta di anice
Di questi anni ha molti ricordi belli e dice di non aver mai pensato di cambiare lavoro, anzi, che, se tornasse indietro, rifarebbe tutto.
Ricorda le tante generazioni passate, gli scioperi, le 44 ore, il sabato lavorativo, i cambiamenti chimici e tecnologici del candeggio dei tessuti e delle fodere, la lavorazione dei tessuti, le forniture per i Paesi Arabi.
Quando nello stabilimento non c’era ancora il riscaldamento, in inverno c’erano due pause, una al mattino e una al pomeriggio, per bere il tè caldo preparato dalle cuoche. Un altro ricordo è legato al grande cedro del Libano ancora visibile nel cortile: una volta si raggiungeva con un corridoio tracciato dai sassi fino a una fontanella col rubinetto, il fiasco con il liquore all’anice e il mestolo per bere l’acqua “corretta”. Poi questo sistema di ristoro fu dismesso perché l’acqua divenne non potabile.
Grazie alle parole di Zita, le memorie di ieri si intrecciano inesorabilmente ai tempi odierni: ci aiutano a conoscere la realtà che viviamo tutti i giorni, dando un volto alle fatiche di ieri e a quelle di oggi, imparando a vedere quanto sembra invisibile solo perché sconosciuto.






