Ospedali a rischio caos per le agevolazioni a chi ha l’assicurazione

Ospedali a rischio

Lettera aperta ai Direttori generali di Asst e Irccs pubblici affinché non stipulino accordi con fondi privati e assicurazioni a causa di «Visite private in intramoenia già fuori controllo»

di Silvia Sperandio

È una lettera aperta quella indirizzata ai Direttori generali del Welfare regionale, affinché non applichino la delibera della Giunta regionale che apre le porte degli ospedali pubblici all’assistenza privata integrativa (fondi sanitari, mutue e assicurazioni).

Il testo della Lettera, redatto dal Coordinamento lombardo Sportelli Salute, da Medicina Democratica e dall’Arci Lombardia, è in fase di condivisione al momento in cui il giornale va in stampa. E potrà essere sottoscritto da altre forze sociali, sindacali e politiche attive nella difesa del Servizio sanitario nazionale e dei suoi principi. Regole valoriali come equità e universalità, messe a dura prova dal recente provvedimento regionale.

La nuova delibera

Con la delibera n. XII/4986, proposta dall’assessore Guido Bertolaso e varata il 15 settembre 2025 dalla Giunta di Attilio Fontana, le strutture della sanità pubblica (Asst e Irccs pubblici) sono infatti tenute a stipulare accordi con assicurazioni, fondi e mutue per far curare i loro assistiti negli ospedali pubblici.

La delibera contiene anche il modulo facsimile per i contratti. Nel dettaglio, si chiede ai manager del Welfare di fare una “ricognizione” sperimentale di sei mesi, che dunque dovrebbe concludersi il 15 marzo. Ma a tutt’oggi non è dato sapere quante e quali strutture abbiano attivato intese. La decisione di Regione Lombardia consente, a chi è iscritto a un fondo integrativo o a un’assicurazione, di usufruire di prestazioni in regime di intramoenia. E come fanno notare i firmatari della Lettera aperta (che il SUD Milano è in grado di anticipare), in una sanità pubblica già molto stressata da lunghissime attese, si rischia di creare una corsia preferenziale per chi è assicurato, a scapito di chi non ha un’assistenza integrativa.

Una delibera che consente di saltare la fila, insomma, introducendo una sorta di super intramoenia, diversamente regolata in termini monetari e di mercato, rispetto alla normale attività intramoenia, ossia le visite a pagamento effettuate dai medici del Servizio sanitario nazionale, in orario extra-lavorativo, negli ospedali pubblici. Questa Attività libero professionale intramuraria (Alpi), è stata introdotta 34 anni fa per far fronte alle lunghe liste d’attesa (D.lgs. 502/1992). Con una precisa condizione: che le prestazioni in intramoenia non superino l’attività istituzionale, garantita dal Ssn.

Tuttavia, né le visite in intramoenia, né la successiva “intramoenia allargata” (praticata nelle strutture private in mancanza di spazi nel pubblico) hanno risolto il problema cruciale delle liste attesa. E anzi con la super intramoenia i ritardi potrebbero ulteriormente allungarsi, sia per chi non può permettersi (o non vuole sottoscrivere) un’assicurazione, sia per chi effettua le visite a pagamento.

Marco Caldiroli

Quali sono i rischi?

La delibera n. 4986 comporta il rischio di andare fuori norma – avverte il presidente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli -. Già oggi in Lombardia in almeno 28 strutture sanitarie si supera il 50% di attività intramoenia, ma questo non è consentito dalla legge. E se verranno aggiunte altre persone nell’ambito dell’intramoenia si rischia di andare ben oltre questo tetto. Ecco perché con la Lettera aperta ci rivolgiamo ai Direttori generali del Welfare dicendo loro: la responsabilità politica è della Giunta che ha fatto la delibera, ma la responsabilità del rispetto delle norme è vostra. Ogni manager è chiamato a fare la sua parte».

I firmatari della Lettera aperta sottolineano innanzitutto “l’intento di tutelare il fondamentale diritto alla salute, sancito dallo spirito e dalla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana, come definito dalla legge 833/1978 con particolare riferimento agli obblighi di universalità di accesso alle cure e al superamento delle diseguagliante sociali”. Invece, la delibera n. XII/ 4986 istituisce di fatto “un percorso ‘privilegiato’ per gli utenti dotati di una forma di sanità integrativa”. (…)

È illegittimo – si sottolinea – che un paziente non venga curato nei tempi stabiliti dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Risulta ancor più grave e inaccettabile qualora ciò avvenisse per fare spazio ai clienti di Fondi, Mutue e Assicurazioni”. Vi è quindi il pericolo di “una ulteriore alterazione strutturale dei rapporti tra sanità pubblica e privata, poiché Fondi, Mutue e Assicurazioni diverrebbero di fatto l’unico ‘cliente organizzato’, acquisendo un potere di condizionamento sulle scelte operative e strategiche delle strutture pubbliche”.

Vittorio Agnoletto

Gli squilibri nelle prestazioni

Ma ci sono anche altri gravi squilibri impliciti. Come la “concentrazione nel servizio pubblico delle prestazioni meno remunerative” mentre si determina “un considerevole aggravio dei carichi di lavoro per la sanità pubblica e per i suoi lavoratori”. Tutto ciò premesso, i firmatari della Lettera si rivolgono a ogni manager del Welfare lombardo esortandolo a “non dare seguito alle indicazioni contenute nella delibera. Poiché il Suo dovere primario è garantire a tutte le persone assistite dal Servizio Sanitario Nazionale tutte le prestazioni dovute, nel pieno rispetto dei tempi stabiliti dai Livelli Essenziali di Assistenza”. E infine a “valutare in modo approfondito gli effetti di eventuali accordi”.

Per ora, la delibera lombarda è apripista in Italia, ma il modello potrebbe essere replicato altrove, come avverte Vittorio Agnoletto. «Fondi, mutue e assicurazioni – scrive nella sua Newsletter, Diritti in Salute – chiederanno quanto prima alle altre regioni di seguire l’esempio lombardo».

GLOSSARIO DELLA SANITÁ

Asst
Sono 27 le Asst (Aziende socio sanitarie territoriali) lombarde, di cui 8 nella Città metropolitana di Milano. Istituite nel 2015, erogano sia servizi territoriali che ospedalieri. Dal 1° gennaio 2016 è avvenuto il graduale passaggio dal precedente sistema delle Asl e delle Aziende ospedaliere al nuovo assetto delle Asst.

Irccs
Gli Irccs (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) lombardi, sono 8, di cui 4 pubblici. Sono enti ospedalieri nazionali che comprendono, all’interno della propria struttura, sia attività diagnostico-terapeutiche che attività di ricerca.

Intramoenia
Nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale l’attività intramoenia (dal latino intra moenia, tra le mura), o Alpi (Attività libero professionale intramuraria), consiste nelle prestazioni erogate a pagamento dai medici del Servizio sanitario nazionale al di fuori dell’orario di lavoro. Il regime di intramoenia, istituito nel 1992 dà al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione. Il medico devolve alla struttura ospedaliera una quota del fatturato.

Intramoenia allargata
In assenza di spazi adeguati, l’attività intramoenia allargata può essere autorizzata presso strutture private. I compensi delle prestazioni vengono incassati dalla struttura privata, con una percentuale destinata all’ospedale di appartenenza.

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