Abbiamo partecipato alla grande festa d’inaugurazione delle Olimpiadi invernali al Giuseppe Meazza, e ve la raccontiamo fra luci, spettacoli e suggestioni dalla nostra redazione

Che festa! Il Presidente della Repubblica arriva al capolinea del 16 in tram, mite e sorridente. Un tunisino di Baggio, Ghali, porta al centro del palco il Promemoria di Gianni Rodari. Da due giorni un sole primaverile scalda la città e il cuore i migliaia di persone lungo il percorso della fiaccola.
Dentro lo stadio, l’Armonia che tiene insieme la straordinaria coreografia della lunga serata olimpica trabocca e travolge: sono serate da vivere in compagnia, così si riesce meglio ad alternare emozioni ed ironia, commozione e risata. Ecco un racconto della serata condivisa con amici, conoscenti (anche occasionali), battute e scambi via Whatsapp. Come ha ricordato anche il Presidente nel suo discorso agli Azzurri (e come abbiamo riletto sui maxi schermi di San Siro): «Citius, altius, fortius, communiter. Più veloce, più alto, più forte, INSIEME».


Sul piazzalone Angelo Moratti, proprio qui sotto casa, il buongiorno si vede davvero dal mattino. I volontari arrivano a ondate, vanno a sistemarsi ai loro posti nella cittadina mobile che ha preso vita da Natale in avanti. Sono più di 2 mila e, armati di buffe manone con l’indice puntato, mettono sulla strada giusta chi chiede da che parte è il suo cancello d’ingresso. Dal primissimo pomeriggio ecco anche il pubblico che riempirà – quasi – le gradinate (ma in tutto saremo oltre due miliardi a seguire lo show).
Tra i primi ad arrivare, uno stuolo di supporter della Cina guidato da Alessio Wuan, che studia danza a Milano: sono sino-milanesi anche molti del gruppone, mentre altri sono venuti apposta da Sichuan. Distribuiscono piccoli panda di peluche, una deliziosa mascotte, forse proprio perché la loro è la regione dove vivono i Panda gigante. E Alessio indossa un coloratissimo costume dell’opera tradizionale.


Noi andiamo a rinominare un biglietto con l’aiuto dei solleciti e poliglotti volontari: le regole d’ingresso sono precise. Biglietti solo sulla app, solo nominativi e corrispondenti ai documenti che bisogna tenere alla mano. Occhio a cosa si tiene in borsa. Niente cibo, niente carica batterie portatili, niente farmaci. I cancelli hanno aperto già alle 16, alle 18.30 dal secondo anello verde il colpo d’occhio è già piuttosto emozionante. Anche perché, salendo lungo scale e corridoi, il tramonto milanese sulle luci di CityLife ha fatto il suo effetto. Sulle balconate, folla poliglotta e infiniti selfie.
Preshow, musica, luci, prova dei «wrist flashlights», i braccialetti luminosi che punteggiano le grandinate, si comincia. Arrivano amici da Baggio, ma sono troppo lontani per commentare oltre i saluti. Arriva come una folata di vento Ben, forse 30 anni, di New York. Sprizza energia e sta in t-shirt fino a «Volare», solo dopo si mette su un maglioncino. Dice che è tutto great, si entusiasma quando vede Mattarella con Valentino Rossi, ma durante la sfilata della squadre – che è sempre lunghetta – sparisce, saltando sopra le file di spettatori seduti.
E mentre l’Armonia si snoda – con quei tre tubetti giganti che portano i colori della vita – ecco la chat di ISM che inizia lo spietato ma inevitabile commento alla telecronaca Rai della serata. Sul Corriere Aldo Grasso non sarà da meno. Dalla chat del Comitato di Quartiere di San Siro, invece, arrivano le ultime dal Quadrilatero Aler, le case popolari qui vicino: manifestazione anti-Olimpiadi con corteo fino in piazza Selinunte. Qui allo stadio c’è l’Armonia, emozionante, ma le vie Mare Jonio, Ricciarelli, Civitali, Preneste e Micene sono un altro mondo…
Fa un buon proposito Giovanni Malagò: la tradizione e la nostra storia non siano ceneri sterili, devono trasformarsi in fuoco, fuoco di vita e non di guerra e tenere accesa per tutti la luce della fiaccola. Speriamo. Un commento a caldo da Roberto Serafin, espertissimo di cose di montagna e direttore del mensile del Cai per oltre vent’anni: «Lo scenario per chi scrive e ha partecipato ai Giochi di Cortina del 1956 non è in ogni modo riuscito a suscitare lieti pensieri sull’incerto avvenire. Fittizio l’ottimismo sparso a piene mani sotto l’insegna dei cinque cerchi. Non quanto si era fatto però nella festosa Cortina del boom economico, agli albori della Tv e dell’Autostrada del Sole. Ma erano anni in cui tutto risultava più facile e non si badava al politichese corretto». A fine serata, telefonata da un collega di Novara, Mario, da una vita pendolare su Milano: «Beh, vi invidio voi che siete lì».
Quante luci a San Siro stasera. Dai tempi degli accendini a questi dei braccialetti con i led da restituire all’uscita. Così tante luci, così belle che il Comitato Sì Meazza avverte: «Guardate che la partita non è chiusa. Non è detto che questo sia il canto del cigno dello stadio di San Siro».
