L’esperienza di un nostro giornalista, la prima volta all’Arena di Santa Giulia, alle Olimpiadi, a tifare le Azzurre dell’hockey

Non avevo mai assistito dal vivo a una partita olimpica. Forse è anche per questo che Italia–Francia di hockey su ghiaccio femminile, la prima gara dell’Italia alle Olimpiadi disputata in città, mi resterà addosso a lungo.
Non solo per il risultato, ma per tutto ciò che le ha fatto da cornice: il percorso per arrivarci, le persone incontrate, le contraddizioni, e quella sensazione strana e potentissima di avere il mondo che ti viene incontro… sotto casa.

Le Olimpiadi raggiunte a piedi
Arriviamo a piedi fino a Rogoredo da Corvetto. In tanti, come noi, si fermano incerti: le indicazioni non sono chiarissime. Poi incrociamo due addetti del customer service di Atm. Parliamo con Marco, un professionista attento e umano, il cui orecchio fine intercetta subito le mie origini sarde. Scopriamo che anche il suocero lo era, nasce un’affinità immediata. Ci dà indicazioni precise, consigli preziosi. È così che raggiungiamo il piazzale e prendiamo la navetta elettrica che parte subito: piena, sì, ma non stracolma.

L’Arena di Santa Giulia
In pochi minuti eccola apparire davanti a noi: per colori, forma e dimensioni, sembra davvero un’astronave atterrata in città è l’Arena di Santa Giulia.
Nel piazzale colpisce subito una cosa: le volontarie e i volontari. Tantissimi, provenienti da ogni parte del mondo. Davanti a noi, una volontaria statunitense incrocia altri americani, riconoscibili dalle magliette. Bastano poche parole e scoprono che arrivano tutti dalla Florida. Incontrarsi per caso, dalla Florida a Santa Giulia. Anche questo sono le Olimpiadi.

Sicurezza
Fuori contesto invece due mezzi militari Puma dell’esercito. Rompono l’atmosfera olimpica e riportano la mente a scenari di guerra più che di sport. Meno percepibili, quasi sfumati, gli agenti del Qatar che si intravedono all’esterno dell’Arena.
Entusiasmo e un pizzico di delusione
All’interno dell’astronave l’entusiasmo cresce ma affacciandosi dal belvedere è impossibile non notare: tutt’intorno è ancora cantiere. La delusione per i tanti milioni spesi e per non essere arrivati davvero pronti c’è.
Dura poco, però. Viene travolta dall’emozione di essere lì, per la prima volta alle Olimpiadi, a pochi minuti da casa. È una magia difficile da spiegare: il mondo che si incontra dietro l’angolo. Si sentono lingue che raccontano terre lontane, donne e uomini che hanno fatto migliaia di chilometri per essere qui, insieme, ad assistere a questo grande spettacolo sportivo.

La festa prima della partita
Ci sediamo. Mezz’ora prima dell’inizio del match comincia il warm up. Lo stadio si accende: musica, ritmo, tutte le squadre in campo. Il Dj guida il pubblico, l’Arena si riempie. Sventolano bandiere italiane, francesi e di altri Paesi. Un video spiega le regole del gioco e presenta le giocatrici: a ogni nome rispondono gli applausi del pubblico.
Le telecamere inquadrano e mandano sul maxischermo ragazzi che ballano, cantano, ci si diverte.



Si gioca!
Quattro arbitri, cinque giocatrici per squadra più il portiere. La Francia passa in vantaggio, poi le azzurre pareggiano subito. Applausi da tutta la platea a ogni gol; su quelli italiani, ovviamente, il volume sale.

Il ritmo è incalzante, i cambi continui. I tifosi francesi sono meno, ma si fanno sentire. Nelle pause parte il karaoke: più di diecimila persone che cantano insieme. Volare unisce gli accenti di ogni regione italiana a voci inglesi, francesi, di chissà dove.
La partita è appassionante. Finisce 4–1 per l’Italia. Una vittoria meritata, certo. Ma soprattutto una serata che ti ricorda perché le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 non sono solo sport: sono incontri, emozioni, contraddizioni. E, ogni tanto, quella sensazione rarissima di avere il mondo che viene a trovarti sotto casa.

