La droga della risata si sta diffondendo tra i giovani delle periferie. Si tratta di un gas esilarante, facilmente reperibile online, che provoca euforia e un distacco dalla realtà, ma anche ustioni alle vie respiratorie, al cuore e a cervello

Nei parchi di Corvetto, come in altri del sud Milano, capita sempre più spesso di vedere palloncini sgonfi e piccole bombolette metalliche abbandonate per terra. A prima vista sembrano solo i resti di una festa di compleanno. In realtà raccontano un’altra storia: quella del protossido di azoto, una delle droghe emergenti più insidiose tra gli adolescenti. È il cosiddetto gas esilarante: provoca euforia, risate incontrollate e un distacco dalla realtà. Non a caso molti ragazzi la chiamano “droga della risata”.
Un gas molto dannoso
Il protossido di azoto è un gas incolore, dall’odore leggero, usato da secoli in medicina come anestetico e analgesico. Oggi i ragazzi prelevano il gas da cartucce per panna montata o da bombole acquistabili online. Ci riempiono i palloncini da cui poi lo respirano. Il costo è basso – si va da 50 centesimi a cartuccia fino a circa 35 euro per una bombola da 640 grammi – e l’accesso è alla portata di chiunque.
Si inala dal palloncino e nel giro di pochi secondi arrivano risate, leggerezza, la sensazione di “staccare la spina”…
Il parere medico
«È ricercato come una sostanza d’abuso a tutti gli effetti – spiega Claudio Nicolai direttore Serd Territoriale dell’Asst Santi Paolo e Carlo – perché dà un effetto rilassante ed euforizzante. Il gas esce dalle bombolette a temperature molto basse e, se inalato direttamente, può provocare ustioni al viso e alle vie respiratorie. Ma il problema principale è che il protossido sostituisce l’ossigeno nei polmoni, cuore e cervello provocando svenimenti, aritmie e danni neurologici anche gravi».
Le testimonianze
Per capire cosa succede davvero nei parchi, abbiamo incontrato due ragazzi di Corvetto.
Li chiameremo con i nomi di fantasia che ci hanno dato loro: Dado, 17 anni, e Kiki, 16.
«Boh, girava – racconta Dado –. Gli altri la prendevano e ridevano per tutto. Però non capisci più bene cosa fai. Una volta ho perso la percezione del tempo: pensavo fossero passati 10 minuti, erano invece trascorse due ore».
Kiki, invece, ricorda una serata finita male: «Ho riso così tanto che mi è mancato il fiato, mi sono sentita morire, ho avuto paura. Non l’ho detto a nessuno, ho fatto finta di niente».

Ancora il dottor Nicolai e i ragazzi
Il dottor Nicolai conferma il meccanismo: «Le sostanze che danno l’idea di essere “gestibili” non generano consapevolezza di malattia. I ragazzi non si sentono malati, non pensano di avere un problema, quindi non chiedono aiuto. E il protossido di azoto non compare neppure nei normali esami tossicologici». Per questo, nei servizi per le dipendenze quasi nessuno arriva dichiarando di usare il gas esilarante, anche se qualche consumatore occasionale può nascondersi tra i giovani già seguiti per altre sostanze, come alcol e cannabis.
«È come mettere “in muto” la testa – spiega Kiki –. Sei lì, ti annoi e ci si può sentire bene di nuovo subito».
Come tutte le sostanze, anche il protossido può diventare una scorciatoia per non affrontare fatiche e frustrazioni: «Può essere una via di fuga da una vita poco soddisfacente – spiega il dottor Nicolai –. Spesso è usato in compagnia: si entra nel gruppo facendo quello che fanno gli altri. Il significato è sempre lo stesso: cercare piacere o sollievo da un malessere».
E gli episodi gravi non mancano.
«Una volta un amico è collassato in piazza – racconta Dado –. Io pensavo scherzasse, giuro. Stava fermo, bianco. Abbiamo chiamato l’ambulanza solo perché una signora ha iniziato a urlare. Il giorno dopo eravamo di nuovo in giro come se niente fosse».
Il dottore non si stupisce: «Sono episodi che spesso non finiscono nei dati ufficiali. Se il ragazzo non dice cosa ha assunto, il malessere viene registrato come svenimento, attacco di panico, stato ansioso. Il fenomeno resta sommerso».

Il progetto EducaPari
Eppure, nonostante le risorse limitate, qualcosa sul territorio si muove. L’Asst Santi Paolo e Carlo partecipa al progetto EducaPari, che porta operatori e formatori nelle scuole dei municipi 5, 6 e 7, con interventi su salute, sessualità, sostanze, legalità.
«In alcuni incontri – racconta il dottor Nicolai – portiamo anche dei pazienti che raccontano la loro storia. È uno strumento forte, perché i ragazzi ascoltano di più i coetanei o chi ci è passato. L’educazione tra pari sembra la via più efficace».
Le scuole possono richiedere questi interventi direttamente all’Asst: «Siamo disponibili – aggiunge – nei limiti delle forze. Ma l’informazione deve circolare anche fuori dalle aule: tra genitori, associazioni, spazi di aggregazione».
Dietro quei palloncini abbandonati nei parchi del sud Milano non c’è solo una “moda” passeggera, ma un campanello d’allarme. Per i ragazzi, che rischiano la salute per qualche minuto di euforia. E per gli adulti, che spesso non vedono o minimizzano.
Il protossido di azoto non è ancora al centro delle statistiche, ma è già dentro le nostre piazze.
Prima che la “droga della risata” strappi altri pezzi di futuro, serve parlarne, riconoscerla, chiedere aiuto.
Perché un palloncino che scoppia fa rumore per un secondo. Un danno al cuore o al cervello, invece, dura tutta la vita.
