Accoglienza – Le storie di Lucia e Arianna e dei loro figli pro tempore Elisa e Tonmeesai
Nata a Liegi nell’88 e attiva in Italia dal ’95, World Education Program offre a ragazzi e ragazze la possibilità di vivere un periodo all’estero. Un’occasione che consente a ospiti e famiglie di fare nuove conoscenze.
di Riccardo Provasi

Quale forma può avere un frammento di mondo? E quanti modi ci sono per portarsene uno a casa?
Esistono i souvenir, i regali, alcune volte ci appropriamo persino di sassi o sacchetti di sabbia che pensiamo possano ricordarci l’atmosfera del luogo magico dove siamo stati (cosa terribile, se non dannosa), e soprattutto ci sono le fotografie. Migliaia di fotografie che ci permettono di fissare per sempre quella parte di mondo e farcela sembrare meno lontana.
Wep offre a ragazzi e ragazze la possibilità di vivere una esperienza di studio all’estero
Bene, in realtà esiste un altro modo per portarsi a casa, temporaneamente, un’altra parte di mondo. E soprattutto, questa parte… parla! Perché quei frammenti di mondo sono ragazzi e ragazze da tutto il pianeta, che per vivere un’esperienza unica e coraggiosa, decidono di imbarcarsi in uno dei programmi di ospitalità ideati da Wep (World Education Program), una rete internazionale nata a Liegi nel 1988 e attiva in Italia dal 1995, il cui obiettivo è “offrire a ragazze e ragazzi la possibilità di aprirsi al mondo, con fiducia e curiosità”.
Una famiglia qui da noi può decidere facilmente di diventare ospitante: serve solo prendere contatti con lo staff di Wep e offrire per qualche mese vitto e alloggio a uno studente o una studentessa tra i 14 e i 18 anni provenienti da tutto il mondo (Stati Uniti, Giappone, Europa, Sud America, Australia…), che abbiano voglia di frequentare la scuola in Italia per un periodo.
Come si vive con chi viene dall’altra parte del mondo?
Ma come si vive in casa propria con qualcuno che viene dall’altra parte del mondo? A questa domanda hanno risposto due famiglie ospitanti che vivono nei quartieri di Milano Sud. Arianna e Nicolò, che da qualche settimana hanno con loro Elisa, una studentessa svizzera di 17 anni; e Lucia, che insieme a suo marito e a suo figlio stanno ospitando Tonmeesai, studente australiano di 16 anni.

Per Arianna, è come se si chiudesse un cerchio: «Ho fatto la stessa esperienza nove anni fa– dice – quando avevo 17 anni, sono andata in Australia per sei mesi, sempre con Wep. Sono rimasta in contatto perché sono arrivata a Milano e sapevo che c’era una rete di persone che avevano fatto la stessa esperienza e ora volevo essere io a ospitare».
Lucia, invece, non aveva mai avuto esperienze del genere e la sua vita è più che impegnata, ma è più che contenta di aver intrapreso questa avventura. Anzi, ormai suo figlio ha integrato Tonmeesai nel suo gruppo di amici e «sono diventati già complici», racconta.
Tenersi qualcuno in casa per qualche mese, sembra un’ottima modalità per scoprire quanto poco (e male) conosciamo del resto del mondo: «Ci abbiamo messo un mese a capire come funzionasse!– dicono in coro Nicolò e Arianna –. In Svizzera hanno uno sport nazionale che non ha un equivalente qui in Italia: un po’ un mix tra il cheerleading e la ginnastica artistica». E i Cantoni non sono quattro… ma ben ventisei! Con il tedesco, lo svizzero-tedesco c’entra ben poco e altro ancora…
Lucia ha invece scoperto che Melbourne e Milano hanno uno stile di vita quasi identico e che anche gli australiani hanno qualche problema con le mense scolastiche italiane… mentre amano la pizza napoletana.
Senza alcun dubbio, una delle cose belle che nascono dall’ospitare qualcuno a casa è il poter diventare un “turista a Milano”, cercando itinerari, piatti tipici, curiosità che non si conoscono o si sono dimenticate. «Il weekend scorso abbiamo portato Tonmeesai in giro in bici per Milano – racconta Lucia, sorridendo –, perché in famiglia siamo tutti amanti della bici. È piaciuto molto a tutti!». Un’altra opportunità è quella di condividere le proprie passioni con qualcuno di nuovo, magari accompagnandolo in luoghi a noi cari, come Arianna e Nicolò che, da amanti della montagna, hanno subito portato Elisa a fare un trekking in quota.

È questo il bello di avere in casa un frammento di mondo capace di raccontarti vite, culture, cucine, abitudini completamente differenti dalle nostre. E, allo stesso tempo, scoprire che anche a migliaia di chilometri di distanza, siamo molto più simili di quanto pensiamo.
