All’Elfo Puccini Venivamo tutte per mare firmato da Cristina Crippa e Elio De Capitani, un racconto fatto di voci e punti di vista di donne e che ci rammenta un pezzo di Storia poco conosciuto
di Bruno Olivieri

La costa occidentale degli Stati Uniti e la California in particolare furono polo di attrazione per i migranti che dalla metà dell’800 arrivarono da Est del continente, ma anche molto dall’Asia, attraversando l’oceano Pacifico: cinesi, indiani e anche molti giapponesi videro nel nuovo mondo un’occasione di sviluppo o di riscatto, trovando lavoro e contribuendo con la loro fatica alla costruzione di quella nazione.
Degli emigrati giapponesi, che dai primi del ‘900 in pochi decenni si integrarono e i cui figli diventarono cittadini americani, si conoscono poco le vicende che, dopo l’attacco a sorpresa di Pearl Arbour, li portarono a essere reietti ed esiliati in campi d’internamento.
Questa storia dell’immigrazione giapponese è raccontata, dal punto di vista delle donne, in un romanzo di Julie Otsuka, scrittrice statunitense di origine giapponese, nata e cresciuta in California. Il romanzo, organizzato come racconto corale, vero, potente e insieme intimo e personale ha convinto immediatamente Cristina Crippa a tentarne una riduzione teatrale. Il progetto ha avuto una lunga gestazione e finalmente è approdato alle scene del Teatro Elfo Puccini, incontrando da subito l’adesione entusiastica del pubblico.

Tre attrici (la stessa Crippa, Elena Russo Arman e Carolina Cametti) danno voce alle tante donne, diverse per età ed estrazione sociale, che lasciano il Giappone per andare a sposare uomini del loro Paese emigrati in America e che hanno conosciuto solo per lettera. La promessa è di una vita migliore, perché in America le donne non lavorano nei campi e ci sono riso e legna in abbondanza per tutti.
Il lungo viaggio per mare, la disillusione nello scoprire come sono in realtà i promessi sposi visti solo in fotografia, il ritrovarsi costrette a un duro lavoro, il difficile rapporto con i bianchi e infine, quando sembra che l’integrazione sia avvenuta e sono nate delle Japan Town californiane, arriva la guerra che trasforma ogni giapponese, anche i giovani che sono ormai cittadini americani, in un potenziale nemico.

Così intere comunità sono costrette ad abbandonare le loro case e trasferite in campi di internamento, in località isolate e desertiche. Sono questi i temi del romanzo della Otsuka, raccolti dalle moltissime storie personali, che conducono a un io collettivo fatto di voci e frammenti che raccontano un’unica storia.
Lo spettacolo si sviluppa come un flusso emozionale, in cui ogni attrice è tutte le donne della storia e lo spettatore viene trascinato e coinvolto empaticamente pur mantenendo quel necessario distacco critico proprio di un teatro di impegno civile. La scenografia, costruita con elementi essenziali e funzionali funge anche da supporto alle proiezioni sia di effetti speciali, come la nebbia e le onde del mare all’inizio della storia, sia a immagini originali d’archivio che confermano la verità storica delle vicende personali narrate.
Le tre attrici, ognuna con una sua originale cifra interpretativa, catturano emotivamente lo spettatore e la regia quattro mani di Cristina Crippa e Elio De Capitani armonizza sapientemente il racconto orale con i video creati da Paolo Turro su immagini originali d’epoca. Applausi finali convinti ed entusiasti confermano la felicità dell’operazione.
a Milano, al Teatro Elfo Puccini di corso Buenos Aires 33
Fino al 21 dicembre 2025 – www.elfo.org
Venivamo tutte per mare
di Julie Otsuka
regia Cristina Crippa e Elio De Capitani
traduzione Silvia Pareschi
video Paolo Turro
con Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Carolina Cametti
scene Roberta Monopoli
costumi Elena Russo Arman
luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco
assistente alla regia Alessandro Frigerio
produzione Teatro dell’Elfo
