di Angela Messina
Il cuore del periodo estivo milanese si preannuncia afoso e senza tuffi: il Lido (chiuso dal 2019) è stato venduto alla spagnola Go fit, in totale abbandono la Scarioni (chiusa dal 2019), la Saini (venduta all’Università Statale), l’Argelati (chiusa dal 2022), la Cambini Fossati (chiusa dal gennaio 2025), in ristrutturazione la De Marchi, la Quarto Cagnino e la Giovanni da Procida.
Proprio nel luglio e agosto in città con 3 gradi sopra la media, a detta dei meteorologi, si raggiungerà il massimo dell’indisponibilità delle piscine milanesi. Nella città “non contendibile”, come sostiene fiducioso il sindaco Sala, è arrivata un’altra estate improvvisamente torrida, ma prevedibile, e sono arrivati di conseguenza malumori e proteste per la mancanza di un’adeguata offerta di spazi balneari all’aperto, tema non ultimo fra i nodi critici in città. Ma non è trascurabile neppure lo scarso numero di piscine coperte, indispensabili per una pratica sportiva popolare tutto l’anno, davvero accessibile per costi e prossimità.

Chi nuota sa infatti che, anche al chiuso, qualche vasca in un’acqua da piccoli brividi rilascia un refrigerio prolungato persino nelle giornate più afose. Milanosport, società partecipata del Comune, gestisce 20 piscine ma 9 (se si comprende anche il Lido ormai venduto) sono chiuse e solo 3 sono i centri balneari fruibili all’aperto. Tra queste, nel sud Milano, la Piscina Sant’Abbondio. Quest’anno fa molto discutere il destino del Lido, piazzale Lotto, dal 1930 “l’altro mare di Milano” (in alternativa all’Idroscalo realizzato nel 1928), la più grande ex piscina pubblica di Milano (con una vasca scoperta di 8mila mq) che la spagnola Ingesport health and Spa consulting S.A., leader dei centri Go fit ha acquisito per farne un centro sportivo privato, riducendo le dimensioni della grande vasca, e progettando altre strutture. Budget per le opere, oltre 25 milioni di euro, canone per la concessione 80mila euro l’anno per una durata di 42 anni.
Intanto però è chiusa dal 2019, la data di riapertura, già slittata più volte, pare sia, con una piccola vasca, per l’inizio del 2027. La sigla PPP (parternariato pubblico-privato), al di là di tante belle presentazioni, è ormai chiaro come subordini al profitto il benessere della comunità e l’inclusione sociale. È l’associazione Sai che puoi, nata alla fine del 2024 per convogliare le energie cittadine su vari temi a sollecitare risposte dall’amministrazione anche su ‘Milano balneare’, questo il nome dell’appello indirizzato al sindaco e ai suoi, già arrivato a 12mila firme. Inserito nel Runts (Registro unico nazionale del Terzo Settore), questo coordinamento si è impegnato anche nella difesa della piscina Argelati, quartiere Navigli e il 28 di maggio ha organizzato un incontro davanti al centro balneare Scarioni, in totale abbandono dal 2019, “per far sentire la nostra voce”, si legge nella convocazione, nel tentativo di evitare un altro intervento copia-incolla Go fit.

Un passato glorioso, ma il futuro è incerto
Eppure Milano fin dal primo Novecento ha rappresentato un’eccellenza per le attività in acqua ma, a parte la bella piscina scoperta Caimi, degli anni Trenta, salvata dal vicino teatro Franco Parenti e ribattezzata Bagni Misteriosi, oggi il quadro generale è sconfortante. La Argelati, via Segantini, è stata nel 1915 il primo impianto all’aperto, restaurato nel 1956 dall’architetto Arrigo Arrighetti. Chiusa dal 2022, dovrebbe rimanere pubblica, a fronte però di un preventivo di almeno una ventina di milioni. I lavori di ristrutturazione comunque non sono mai iniziati. Il Lido, inaugurato nel 1931, fu concepito come un aquafan in anticipo sui tempi dalla Società Anonima del Luna Park – questo il nome dell’ente costruttore – che pensava a una sorta di Coney Island, il parco divertimenti sull’infinita spiaggia di New York, imitato con fantasia dall’architetto Armando Titta.
Poco successo e acquisizione già nel 1936 da parte del Comune e, dal 1992, gestione affidata a Milanosport S.p.A. Fino all’attuale silenzio. L’abbandono della Scarioni, poi, lascia sconcertati. Zona Niguarda, via Valfurva, è un impianto del 1958 e un gioiello architettonico di quattro vasche su 28mila metri quadri: un’olimpionica, una per bambini, due con profondità 10 metri, adatte a tuffi e attività sub. Il Saini, centro polivalente con spazi anche per atletica, rugby, tennis, sci di fondo, hockey su prato, pallavolo, calcio e altro, è stato inaugurato nel 1975, occupa 160mila metri quadri nel parco Forlanini, l’impianto più vasto della città, d’estate centro balneare.
Chiuso dal 2025, quando il Comune l’ha ceduto all’università Statale, diventerà sede della Facoltà di Scienze Motorie, si prevede nel giro di due anni. Situazione generale quindi drammatica, ma non la più drammatica. L’acqua in città per salvarsi dal caldo, tra ombrelloni, tintarella, drink e musica Buddha bar è importante; ma non si può trascurare l’ancor più seria carenza milanese di impianti coperti, dove insegnare il nuoto ai ragazzini, praticarlo liberamente e promuovere l’agonismo.
In acqua tutto l’anno
Tanto per cambiare, è milanese anche la prima piscina coperta d’Italia, la Cozzi di viale Tunisia, comunale (33×20 metri). Inaugurata il 3 maggio 1934, è opera dell’ingegnere e architetto Luigi Lorenzo Secchi che aveva edificato pochi anni prima l’impianto scoperto della Piscina Romano, altro grande centro all’aperto, splendido e malandato. Invece è chiusa, per necessari lavori di bonifica, la piscina coperta in via Giovanni da Procida, zona Sempione, con grande vetrata su un piccolo solarium.
L’intervento a cura del Comune, un investimento di ben 2,8 milioni, secondo l’assessore allo Sport Martina Riva dovrebbe concludersi nel maggio 2027. Appuntamento al 2027 anche per la nuova Cardellino al Lorenteggio, che sorgerà accanto al Centro balneare omonimo fortunatamente aperto. L’impianto, due vasche – 50 e 25 metri – in un parco alberato, sarà realizzato grazie ai fondi del Pnrr. La gestione corrisponderà al Comune un canone annuale di 450mila euro. Apre invece in questi giorni la nuova piscina comunale di via Fatebenesorelle: costo 5,4 milioni, grazie agli oneri di urbanizzazione per la vendita dell’ex garage Traversi di via Bagutta.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, dato che, incredibile ma vero, questa è la prima piscina pubblica del centro storico milanese, l’ambita zona 1, che ne era sprovvista da sempre. Situazione non degna di Milano anche quella della splendida piscina Cambini Fossati in zona via Padova, con vasca al coperto ma dotata di solarium. Riaperta nel 2023 dopo 30 anni, con una spesa di 1,7 milioni di euro, è stata chiusa di nuovo nel giugno 2025 per problemi tecnici e ragioni di sicurezza, spiega Milanosport. Tuttavia, da quel momento non una parola sui necessari interventi, mentre la struttura, nuova di zecca, si degrada.
L’eccellenza milanese non c’è più
La cartina al tornasole di una mancanza di attenzione per il nuoto da parte del governo della città, da decenni, sta nei risultati sportivi.
Per trovare eccellenze milanesi fra gli atleti del nuoto si deve risalire a Matteo Rivolta, un ex, classe 1991, o a Luca Sacchi, nato nel 1968, oggi ottimo commentatore tecnico per la Rai e dirigente del centro DDS di Settimo Milanese, aperto dal padre Remo, dove Luca ha potuto quindi costruire la sua carriera come figlio d’arte. Niente a che vedere con la “scuola veneta”: dall’iconica Novella Calligaris a Federica Pellegrini, la divina, a Thomas Ceccon, fino alle nuove leve come Carlos D’Ambrosio (nato nel 2007) e Alessandra Mao (2011). A Roma ci sono Silvia di Pietro e Simona Quadarella, Greg Paltrinieri è di Carpi (Modena), Benedetta Pilato è di Taranto.
La nuova stella più attesa, Sara Curtis, è di Savigliano, Cuneo. Lo sport natatorio milanese può solo ringraziare un atleta come Simone Barlaam, dal 2016 una pioggia di medaglie, fra cui quattro ori, nel nuoto paralimpico. Anche allenatore, ha vissuto la chiusura del Saini e quella della Cambini. «Oggi si allena a Roma – spiega Giuseppe Bresciani, delegato Lombardia della Finp -. Gli altri atleti, i ragazzi, vanno un po’ qua, un po’ là, fuori città: Peschiera Borromeo, Monza, Cantù, Busto Arsizio”.

È chiara a tutti l’importanza del nuoto e di ogni sport? Dal 26 settembre 2023 è inserito in Costituzione il nuovo comma dell’articolo 33 che recita: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». In precedenza, tra arti, scienze, insegnamento e scuole, lo sport non era citato.
Natare necesse est
Il motto scelto dalla Fin, Federazione italiana nuoto, è lapidario. I due centri federali Lombardi stanno uno a Lampugnano, piscina comunale gestita dall’ente sportivo, aperta 40 anni fa, con 2 vasche, un’olimpionica scoperta e una 25×12,5 al chiuso. Secondo impianto in via Mecenate, la Daniela Samuele, aperta nel 1961: 2 vasche, stesse dimensioni, per la quale si parla di ristrutturazione per 5 milioni di euro. È attiva, ma inadeguata a grandi eventi; non può ospitare pubblico perché piove anche sui posti a sedere.
Molte società cittadine hanno poi istruttori federali. Ma la “necessità” del nuoto a Milano alla fine si scontra con il numero limitato di impianti attivi, il cui costo, per quanto riguarda gli ingressi, è il più elevato d’Europa, dagli 8 ai 10 euro, a fronte di un reddito procapite che non arriva a 30mila euro: il doppio di Berlino (5,50 euro), il triplo di Parigi (3,50), più caro anche di Londra (circa 6 euro) dove il reddito medio è sui 45.000 euro. Il dato però nasconde le distanze dagli impianti, che non hanno una distribuzione capillare, e di conseguenza l’ulteriore spesa per i trasporti. A Parigi, le piscine stanno anche all’interno delle scuole. A Milano si potrebbe puntare al nuoto nelle ore di ginnastica.
Forse quindi bisogna cambiare approccio e creare strutture di dimensioni più contenute, ma più numerose e meglio distribuite in città. La piscina Jacarandà di via Procaccini (corso Sempione), con tre vasche, di 20, 8 e 6 metri, occupa in tutto mille metri quadri e insegna a nuotare con corsi prescolari o attività genitori/bimbo. Tra mille buone intenzioni e aggiustamenti, alla fine viene in mente l’ammonimento di un grande sportivo come Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” (ma parlava di ciclismo). Oppure ci si può limitare alle frasi fatte – fino alla prossima protesta cittadina – sull’importanza del nuoto nell’educazione del fanciullo.


