Tina e Milo: gli ermellini mascotte delle Olimpiadi

Le Olimpiadi Milano - Cortina sono terminate, con tutte le emozioni che si portano dietro. Ora è il turno delle ParaOlimpiadi, che si svolgono dal 6 al 15 marzo sempre tra Milano e Cortina. Tutti conoscono Tina e Milo, i due ermellini mascotte dei Giochi, che prendono il nome dalle città di Corti...
Le Olimpiadi Milano - Cortina sono terminate, con tutte le emozioni che si portano dietro. Ora è il turno delle ParaOlimpiadi, che si svolgono dal 6 al 15 marzo sempre tra Milano e Cortina. Tutti conoscono Tina e Milo, i due ermellini mascotte dei Giochi, che prendono il nome dalle città di Cortina d’Ampezzo e di Milano. Non tutti sanno che Tina e Milo sono fratelli.

di Edgar Meyer, Presidente di Gaia Animali & Ambiente OdV

Le Olimpiadi Milano – Cortina sono terminate, con tutte le emozioni che si portano dietro. Ora è il turno delle ParaOlimpiadi, che si svolgono dal 6 al 15 marzo sempre tra Milano e Cortina. Tutti conoscono Tina e Milo, i due ermellini mascotte dei Giochi, che prendono il nome dalle città di Cortina d’Ampezzo e di Milano. Non tutti sanno che Tina e Milo sono fratelli.

Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne alla città per esplorare cose nuove. Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una zampa ma usa la coda per aiutarsi a camminare. Ha trasformato la sua diversità in una forza: un simbolo di resilienza e inclusione molto adatto ai valori paralimpici. Tina e Milo, teneri e sorridenti, sono il simbolo della montagna innevata. Pupazzi, magliette, tazze sono andati (e vanno) a ruba. Ma mentre la loro immagine ha conquistato il merchandising, gli animali reali che li hanno ispirati stanno vivendo una dura sfida: sopravvivere al cambiamento climatico. L’ermellino, infatti, rischia di sparire da intere aree montane.

La minaccia principale è – appunto – la crisi climatica. Questo animaletto ha una caratteristica: in inverno cambia colore. Il mantello marrone estivo diventa completamente bianco, un perfetto travestimento per mimetizzarsi nella neve. Oggi, però, questa caratteristica sta diventando un problema. Negli ultimi decenni la copertura nevosa sulle Alpi si è drasticamente ridotta. Così il loro manto bianco invernale diventa un boomerang: loro restano bianchi su paesaggi scuri, rendendoli più visibili e vulnerabili ai predatori.

Risultato: sono costretti a spostarsi verso quote più alte in cerca di condizioni più adatte. Le loro prede (come arvicole e piccoli roditori) restano però più in basso, creando un disallineamento ecologico. Non solo. D’inverno l’ermellino si “scontra” con piste da sci e infrastrutture turistiche che sempre più occupano le zone innevate. E, insomma, non ha quasi più habitat… Eppure, nonostante i rischi che corre, l’ermellino riceve poca attenzione.

Anche da parte degli organizzatori dei Giochi. «Quando nel 2025 abbiamo scoperto che sarebbe stato la mascotte dei Giochi invernali, abbiamo lanciato un appello alla Fondazione Milano Cortina 2026, chiedendo che una piccolissima parte dei fondi venisse destinata al monitoraggio e alla conservazione di questa specie», spiega Marco Granata, dottorando dell’Università di Torino e creatore di Ermlin Project, progetto di ricerca sull’ermellino nelle Alpi italiane. «La Fondazione ci ha risposto che non può finanziare le nostre proposte».

Un’occasione mancata. «Le Olimpiadi invernali 2026 avrebbero avuto la possibilità di dimostrare, con un piccolo impegno economico, un interesse fattivo per la conservazione della specie che le rappresenta e che incarna al meglio la fragilità dell’ambiente alpino. Se lo celebriamo come simbolo delle montagne, dovremmo anche proteggerlo», conclude Granata. Peccato. I Giochi invernali con uno sforzo minimo potevano lasciare una piccola ma fondamentale eredità ecologica: prendersi cura della propria mascotte. Invece no. L’ermellino resterà nei gadget, ma potrebbe sparire dalle nostre montagne. E, senza interventi concreti contro la crisi climatica e la perdita dei suoi habitat, da simbolo della natura rischia di diventare solo un ricordo.

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