DARE: dal Corvetto al Kurdistan con passione e amore

Dare.ngo è l’associazione milanese che aiuta il popolo curdo. Con un tenace lavoro di informazione e testimonianza, i volontari milanesi fanno rete a sostegno dei rifugiati, una diaspora che ha portato soprattutto in Europa due milioni di fuggitivi.

Solidarietà – L’associazione che aiuta il popolo curdo

In inglese, significa “portare, andare con coraggio”. Con un tenace lavoro di informazione e testimonianza, i volontari milanesi fanno rete a sostegno dei rifugiati, una diaspora che ha portato soprattutto in Europa due milioni di fuggitivi

Il certificato di nascita di DARE.NGO Aps indica gennaio 2020, luogo: Milano, orgogliosamente nel quartiere Corvetto. Segni particolari: una proiezione internazionale e un’attenzione particolare al popolo curdo. Tempo di emettere i primi vagiti, arriva il Covid e si blocca tutto. Sembra che l’associazione, appena nata, abbia già esaurito la propria azione. Accade invece il contrario.

Soci e volontari si rendono conto che una parte dei propri concittadini è particolarmente esposta alle conseguenze del lockdown. Nasce così “Lontani più Vicini”, un’iniziativa dal basso che permette di sostenere famiglie fragili del quartiere attraverso la distribuzione di kit alimentari e igienici. Un’esperienza che rafforza e fa evolvere l’identità dell’associazione: partire dal locale per costruire legami globali.

È anche per questo impegno che, alla fine del 2020, DARE riceve l’Ambrogino d’Oro insieme alla rete “Milano Aiuta”. Superata la fase più acuta della pandemia, l’associazione torna progressivamente al proprio orizzonte originario, intrecciando azione solidale, memoria e cooperazione nei territori curdi.

Turchia – Diyarbakir: volontariato, scambi e memoria ferita

Dal Corvetto al Kurdistan turco, in particolare a Diyarbakir (sud-est della Penisola anatolica), considerata la capitale culturale del Kurdistan. Qui, grazie a progetti finanziati dai fondi europei Erasmus Plus, decine di volontari e volontarie di tutta Italia – molti provenienti da Milano – partono verso il Kurdistan per partecipare a esperienze di scambio e formazione, in collaborazione con l’associazione partner Gençlik ve Değişim Derneği / Youth and Change Association.

Il contesto in cui queste attività si inseriscono è tutt’altro che neutro. Diyarbakir è una città, poco più grande di Milano, profondamente segnata dalla repressione statale.

Pochi anni prima, durante le operazioni militari nel sud-est della Turchia, l’esercito ha distrutto il quartiere storico di Sur, patrimonio Unesco, cancellando un tessuto urbano e sociale millenario. Ufficialmente si è parlato di “riqualificazione”, ma l’effetto reale è stato lo sradicamento di migliaia di famiglie e un colpo durissimo alla memoria collettiva curda.

È dentro questo scenario che i progetti di DARE assumono un significato politico e umano preciso: sostenere spazi di partecipazione giovanile, cooperazione e scambio internazionale, in un contesto dove la libertà, e con essa l’identità curda, viene sistematicamente repressa.

Anche il libro pubblicato da DARE, Il mio nome è Eva, nasce da questo intreccio. È la storia di una bambina curda che fugge dalla Turchia e trova accoglienza a Milano, al Corvetto, allo stesso tempo un ponte narrativo diretto tra Diyarbakir e il quartiere milanese e una fonte di finanziamento dei progetti in Kurdistan.

Iraq – Halabja: dalla memoria del genocidio alla cittadinanza attiva

Dal Kurdistan turco a quello iracheno, e in particolare la città di Halabja. Qui la memoria non è solo storia, ma ferita ancora aperta. Nel 1988 il regime di Saddam Hussein colpisce la città con un attacco chimico che provoca migliaia di vittime civili, diventando uno dei simboli del genocidio tristemente conosciuto come Anfal.

Attraverso il progetto Halabja’s Story, finanziato dal Corpo Europeo di Solidarietà, DARE ha portato questa memoria nelle scuole, con mostre e conferenze diffuse in diverse regioni. L’obiettivo non è solo ricordare, ma collegare quella storia alle responsabilità del presente.

Parallelamente, l’associazione costruisce relazioni stabili sul territorio iracheno, collaborando con l’associazione locale NWE, con il Governatorato e con l’Università di Halabja. Le attività sostenute riguardano il rafforzamento del ruolo delle donne, la partecipazione civica e la tutela ambientale. Il progetto del Giardino dei Giusti di Halabja, realizzato insieme a Fondazione Gariwo, rappresenta il punto più alto di questo lavoro: un luogo che trasforma uno spazio segnato dal genocidio in un presidio di memoria attiva, educazione ai diritti umani e cura del territorio. È il primo Giardino dei Giusti in Iraq e uno dei pochi in Medio Oriente.

Siria – Rojava: un orizzonte che si restringe

Lo sguardo dell’associazione si è esteso negli anni anche alla Siria, in particolare al nord-est del Paese, conosciuto con nome di Rojava. Qui, dopo il contributo decisivo alla sconfitta dell’Isis, le comunità curde hanno costruito un’esperienza di autogoverno ispirata al Confederalismo Democratico, teorizzato da Abdullah Öcalan: democrazia dal basso, parità di genere, pluralismo culturale ed ecologia, senza la creazione di uno Stato nazionale.

Per molti osservatori, il Rojava ha rappresentato una delle esperienze democratiche più avanzate del Medio Oriente contemporaneo, ma anche una delle più fragili.

Il progressivo disimpegno degli Stati Uniti e l’ostilità della Turchia verso qualsiasi entità curda ai propri confini stanno oggi ridisegnando il futuro della regione. Proprio in queste ultime settimane, con l’avvio di una progressiva e forzata sottomissione allo Stato siriano, il sogno del Rojava sta tramontando definitivamente e con esso le speranze di milioni di curdi.

Restare: quando la solidarietà diventa scelta

In questo contesto, il lavoro di informazione, testimonianza e di rete portato avanti da DARE – anche attraverso il racconto delle storie di rifugiati curdi – diventa uno strumento essenziale per non lasciare che quell’esperienza venga cancellata nel silenzio.

Il legame dell’associazione con il popolo curdo non è mai stato solo progettuale. È un rapporto umano, fatto di accoglienza, fiducia e riconoscimento reciproci.
Un antico proverbio curdo dice: “Gli unici amici dei curdi sono le montagne”.

DARE come tante altre realtà e cittadini sceglie di smentirlo con i fatti, restando accanto alle comunità curde anche quando l’attenzione internazionale si spegne e il rischio dell’oblio torna a farsi concreto.

Questione curda
Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Non è uno stato indipendente, ma una regione geografica abitata in prevalenza da curdi e divisa fra Turchia (sud-est), Iran (nord-ovest), Iraq (nord) e Siria (nord-est). Una nazione senza Stato abitata, secondo le stime, da 30 – 37 milioni di curdi sparsi fra i 15 e i 20 milioni in Turchia, 6 e 8 milioni in Iran, 5 milioni in Iraq e oltre 2 milioni in Siria, cui vanno aggiunti altri 2 milioni nella diaspora più recente emigrata soprattutto in Europa. Tentativi di assimilazione forzata, discriminazioni e persecuzioni, soprattutto nell’ultimo secolo, hanno segnato in modo indelebile la loro identità e la loro storia, e si trovano a pagare a caro prezzo la loro aspirazione all’autonomia. Proprio l’aspetto linguistico determina la loro identità, in contrapposizione ai vicini arabi e turchi, in prevalenza musulmani, ma che usano idiomi riconducibili a famiglie linguistiche diverse.
dal sito di Fondazione Gariwo: it.gariwo.net

Ultimi articoli