La mitica Briosca rivive al Gerolamo

Maria Sada, figlia del Pinza, in scena al Teatro Gerolamo.

Il leggendario Pinza, l’osteria La Briosca e la Milano a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, con le sue canzoni, i riti e i personaggi nello spettacolo svoltosi al Gerolamo domenica 22 febbraio

C’è una Milano che profuma di vino rosso, tovaglie a quadretti e canzoni cantate in coro fino a notte fonda. Nelle osterie di allora si andava per bere un bicchiere di vino, mangiare qualcosa a poco prezzo, giocare a carte o a dama, cantare in compagnia. Una Milano che non esiste più, ma che continua a vivere nei ricordi e nel cuore di chi l’ha amata. È proprio da questa nostalgia che prende vita lo spettacolo.

Maria Sada, figlia del Pinza, in scena al Teatro Gerolamo.
Maria Sada, figlia del Pinza, in scena al Teatro Gerolamo.

Lo spettacolo

In scena, Erminio e Maria entrano in un ambiente buio e polveroso: è l’interno de La Briosca, chiusa da anni. Maria solleva la tovaglia bianca e rossa che copre la vecchia insegna, sistema tavoli e sedie; Erminio, invece, scopre su un tavolo alcune musicassette e un vecchio mangianastri. Basta premere un tasto e partono le note di una canzone che un tempo si intonava tra i tavoli dell’osteria. I ricordi riaffiorano e, tra aneddoti e melodie, rinasce uno spaccato della Milano di ieri. Ad accompagnarli ci sono Luca Bartolommei, con voce e chitarra, forte di grande esperienza, e la tromba intensa e poetica di Raffaele Kohler. Regia di Francesca Biffi «sempre preziosa: ha aggiunto quel pizzico di estro e fantasia in più» tiene a sottlineare Erminio Sada.

Il racconto de la Briosca a Teatro Gerolamo.
Il racconto de La Briosca al Teatro Gerolamo.

Il Teatro Gerolamo

Il tutto è andato in scena al Gerolamo, il teatro più milanese e amato della città, in piazza Beccaria: una piccola Scala in miniatura, con palchi e loggioni, riaperta nel 2017 dopo 23 anni di chiusura sotto l’attenta direzione artistica di Piero Colaprico. Una scelta che non è casuale. Milano è infatti il filo rosso che attraversa tutta l’attività di Colaprico, sia giornalistica sia letteraria. Storica firma di la Repubblica, ha raccontato per anni la cronaca milanese, soffermandosi sulla criminalità, sulle trasformazioni urbane e sulle contraddizioni sociali della città. E come scrittore è noto soprattutto per i suoi romanzi gialli e noir, molti dei quali ambientati proprio sotto la Madonnina, dove Milano diventa scenario e protagonista insieme.

In questo contesto, il Gerolamo si conferma lo spazio ideale per celebrare la nostalgia de La Milan cont el coeur in man, le vecchie osterie e il ritratto di una città che non c’è più ma continua a vivere nella memoria collettiva e a emozionare il suo pubblico.

Serata di festa alla Briosca.
Serata di festa a La Briosca. Il Pinza, al centro, vestito da cosacco.

Il mitico Pinza e i suoi figli Erminio e Maria

Erminio e Maria Sada, figli del mitico Pinza e cresciuti dietro il bancone della Briosca, riportano in scena un mondo che  hanno conosciuto da vicino. Intrecciando memoria familiare e sensibilità artistica, hanno dato vita a Osteria N. 1: La Briosca, un racconto fatto di storie e canzoni di quando Milano non era ancora “da bere”, riportata  oggi in scena con passione, calore e autentica nostalgia.

Veniva da una famiglia di osti e aveva già aperto un’osteria nel vecchio Gratosoglio, che rimase attiva per nove anni. C’era la nebbia di una volta, quella vera, quella industriale, densa e autentica. Gli operai uscivano dalle Cartiere Binda, i muratori frequentavano il locale di giorno mentre costruivano il quartiere che vediamo oggi, e di notte arrivavano i nottambuli: gente dello spettacolo e personaggi del sottobosco milanese.

La nascita de la Briosca

Quando il “Pinza” — soprannome guadagnato per la sua abilità di stappare le bottiglie di acqua minerale con le sole dita — rilevò insieme alla moglie Elda un vecchio trani al numero 27 del Naviglio Pavese, il locale era una tipica bettola pugliese dove si beveva vino e si giocava a carte. Il nome “Briosca” derivava dalla compagnia di navigazione e trasporto che un tempo attraccava proprio lì: una osteria stretta e lunga, con il corridoio al centro ed i tavoli ai lati, in fondo la cucina e la corte col pergolato di glicine e l’immancabile campo da bocce “alla milanese”, cioè in diagonale, tra campi separati da piccole cunette.

Molto più che un locale

La sua osteria sui Navigli era molto più di un locale: era il cuore pulsante del quartiere, un luogo di incontro e di umanità. Si discuteva — con maggiore o minore competenza — di sport e politica, di grandi ideali e di piccoli affanni quotidiani. E soprattutto si trovava sempre qualcuno disposto ad ascoltare, a dare un consiglio, a tendere una mano. Una sorta di grande famiglia allargata, dove gli affari si concludevano ancora con una semplice stretta di mano buttando giù un bicchiere di rosso davanti ad un bel risotto alla milanese. I dialetti del Sud si intrecciavano al milanese. Le differenze sociali si annullavano attorno a quei tavoli: dame eleganti e vecchie lavandaie, operai e studenti, pensionati al minimo e artigiani, avvocati ed ex galeotti sedevano fianco a fianco, uniti dallo stesso bicchiere e dalla stessa voglia di stare insieme.

La banda del Pinza che intrattiene gli avventori della Briosca.
La banda del Pinza che intrattiene gli avventori de La Briosca.

I frequentatori de La Briosca

A mezzogiorno la Briosca era il rifugio di chi lavorava: un pranzo veloce, pochi fronzoli e il tempo contato, prima di tornare in bottega o in officina. Dopo cena entravano in scena loro. Il Pinza imbracciava la chitarra e cominciava a suonare e cantare, affiancato al pianoforte da Pinuccio Bosetti, detto “el Manetta” perché di giorno faceva il tranviere. Le ballate milanesi si alternavano ai personaggi che papà interpretava con ironia e talento. «Era il suo momento – ricorda il figlio Erminio – e l’osteria si trasformava in un vero cabaret, spontaneo e popolare».

Il cabaret era animato dai personaggi del quartiere: c’era Cesarino Lamberti, il tassista, che inventava sketch esilaranti; Bruno Scapoccin, il fabbro, capace di tuffarsi nel Naviglio vestito da prete; Alberto Quacci, detto “El Wanda”, che da giovane aveva fatto parte del corpo di ballo di Wanda Osiris e la imitava con travolgente ironia, esibendosi in flamenco indiavolati sopra i tavoli. E poi il Rinuni, Giancarlo Peroncini detto Pelè, Semenza, Mariett, il Rinone, il Picaluga.

Il Pinza suona a canta davanti al 13
Il Pinza suona a canta davanti al 13, il locale che venne dopo La Briosca.

Arriva il 13 ma il mondo era cambiato

Furono anni straordinari, dal ’68 al ’72, dopo la Briosca venne il 13, ma  la vecchia insegna della Briosca fu recuperata e collocata all’interno. Alla fine del 1978, Elda e il Pinza capirono che era tempo di cambiare aria. Il mondo intorno a loro stava mutando: la speculazione edilizia arrivava in forze e il quartiere stava trasformandosi. Al posto degli artigiani sorsero i primi loft, i residence, e ogni sorta di novità. Il Barbera e il Grigioverde cedettero il passo ai Negroni e agli Spritz, segnando l’inizio di un’epoca nuova.

Una serata  davvero coinvolgente, calorosa, partecipativa. Bravi e disinvolti Erminio e Maria, e un pubblico davvero numeroso sottolineava con applausi. Non c’è niente di più bello che vedere nel finale tutto il pubblico cantare insieme ai figli del Pinza le loro canzoni: questo è il vero spettacolo!

Per approfondire la storia del Pinza, leggi l’articolo di Paolo Robaudi, il Pinza l’oste che volle farsi attore

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