BB fu protagonista di molte battaglie per la difesa degli animali, come quella volta che per salvare una capra la portò con sé in una suite di un albergo a 5 stelle
di Edgar Meyer

E alla fine di un anno complicato ci ha lasciati anche Brigitte Bardot…
La più grande diva del cinema francese si è spenta a 91 anni nella sua villa di Saint-Tropez, dopo una vita dedicata alla tutela degli animali.
Icona di bellezza clamorosa ed eleganza sexy prima, faro di battaglie per i diritti animali poi: B.B. ha un posto nella storia del cinema e nella storia del costume, diventando simbolo concreto di una nuova femminilità, anticonvenzionale ed emancipata, e ridefinendo l’immaginario collettivo. Il suo ingresso nell’immaginario collettivo ha lasciato numerose tracce: chi non conosce, ad esempio, il ritornello di un popolare samba brasiliano inneggiante al suo nome?
Accostata spesso a Marilyn Monroe, in realtà Brigitte Bardot ha fatto di tutto – nella sua lunga vita – per scappare dall’immagine di vamp che l’ha resa famosa. È noto il suo impegno, iniziato nel 1962 e proseguito con maggiore intensità dopo l’abbandono del cinema avvenuto nei primi anni ‘70, come attivista dei diritti degli animali.

Quando BB salvò una capra
L’ultimo set fu il film Colinot l’alzasottane, del 1973. Una donna del villaggio dove si svolgevano le riprese le annunciò che la capra presente nelle riprese sarebbe stata mangiata durante una festa. Lei si ribella. Compra l’animale e lo porta con sé, nella suite di un hotel a cinque stelle. È la goccia che fa traboccare il cuore. “Quel giorno ho deciso di smettere con il cinema e di aiutare gli animali”, spiegherà poi. Da attrice nel pieno del suo splendore disse addio al cinema e scelse un’altra vita. Un gesto che a molti parve un capriccio, ma che nel tempo si è rivelato un atto di coerenza e coraggio. Perché quella donna dai capelli biondi e dallo sguardo che aveva sedotto il mondo si stava trasformando nella figura che tutti hanno poi conosciuto nell’ultimo mezzo secolo: la paladina degli animali, la voce ribelle di chi non ne ha. Aveva 39 anni. Era nel fiore della carriera. Eppure rinunciò a tutto. In quel gesto c’era già tutto il fuoco della Bardot che sarebbe venuta: impulsiva, passionale, irriducibile.
L’impegno animalista l’ha portata, nel 1986, a istituire la Fondazione Brigitte Bardot per il Benessere e la Protezione degli Animali, a suo tempo finanziata con 3 milioni di franchi raccolti vendendo all’asta i suoi gioielli e altri oggetti personali. Da allora la fondazione tutela gli animali in oltre 70 paesi del mondo. E la sua celebrità mondiale l’ha usata per denunciare soprusi e maltrattamenti.
La lotta per lenire la sofferenza degli animali destinati al macello
Anche in Italia. Un esempio? Il 2 giugno 2000, festa della Repubblica Italiana, Brigitte Bardot si presenta al posto di ispezione frontaliera di Gorizia. Si stupisce della carenza di personale, certo dovuta anche al giorno festivo. S’indigna soprattutto per la sofferenza degli animali da macello lì in transito, che vi giungevano nella calura e che non venivano nemmeno dissetati, come da regolamento, prima di proseguire il viaggio verso il loro destino. E denuncia tutto, squarciando il velo sugli allucinanti viaggi degli animali “da carne”.
“Io vorrei lasciare di me una traccia importante nella battaglia per i diritti degli animali. Mi piacerebbe, per esempio, che voi italiani non mangiaste più carne di cavallo. È un disonore offendere in questo modo la più nobile conquista dell’uomo, dopo il cane l’amico più vicino a noi… Farlo finire nei nostri piatti è un sacrilegio. Ecco un motivo per il quale vorrei non essere dimenticata. Non ho altri desideri”.
Se si tende l’orecchio si sente il lamento grato di tutti i versi degli animali, mischiati, che si alza verso il cielo…
Grazie, BB.

