Ecco gli album immancabili, perfetti da riascoltare e godersi sotto l’ombrellone.

The Beach Boys
Pet Sounds (Capitol, 1966)
Undicesimo album del gruppo americano, figura in tutte le classifiche dei migliori lavori di sempre, spesso al primo posto. Segna un grande salto di qualità dai testi su surf e belle ragazze verso suoni complessi e sperimentali, ricchi di strumenti insoliti (theremin, flauti, clavicembali) e armonie vocali che creano una sorta di “sinfonia pop barocca”. Tredici brani per 36 minuti registrati dalla formazione storica (Brian Wilson, Mike Love, Al Jardine, Bruce Johnston, Carl e Dennis Wilson) insieme a oltre sessanta musicisti, con un incredibile lavoro di arrangiamento che dà vita a un nuovo Wall Of Sound. Contiene hit come Sloop John B e Wouldn’t It Be Nice, ma anche perle come God Only Knows (la preferita di Paul McCartney), la melodia di You Still Believe In Me e il nostalgico singolo Caroline No. La sua influenza fu enorme: George Martin, produttore dei Beatles, dichiarò che, senza questo album, Sgt. Pepper’s non sarebbe mai esistito. Artisti come Eric Clapton, Bob Dylan ed Elton John lo considerarono una svolta nella storia della musica. Godetevi questo capolavoro del genio di Brian Wilson.
The Beatles
Revolver (Parlophone, 1966)
Settimo album dei Beatles, pubblicato nell’estate del 1966 con una visionaria copertina in bianco e nero di Klaus Voormann. Rispetto ai più celebrati Sgt. Pepper’s e Abbey Road, Revolver contiene le prime importanti innovazioni musicali del quartetto, all’epoca all’apice del successo in una Londra capitale della cultura mondiale. Nelle quattordici canzoni si avvertono le influenze orientali, dell’LSD, del rock psichedelico ed espedienti tecnici difficili da riprodurre dal vivo (il gruppo suonò per l’ultima volta in concerto proprio quell’estate, il 29 agosto a San Francisco). Ci sono brani psichedelici come I’m Only Sleeping, She Said She Said e Tomorrow Never Knows (con sonorità indiane e loop di nastri); pezzi mitici come Eleanor Rigby con ottetto di archi; melodie come Here There and Everywhere (considerata da McCartney la sua migliore canzone di sempre); tre ottime composizioni di George Harrison a partire da Taxman, fino ad arrivare alla celebre e allegra Yellow Submarine, cantata da Ringo Starr. Un nuovo, strepitoso inizio per il gruppo più popolare del mondo.


Fabrizio De Andre
Rimini (Ricordi, 1978)
Nono album in studio di Fabrizio De André, segna l’inizio della fortunata collaborazione con il giovane e allora sconosciuto Massimo Bubola, coautore di tutti i brani (inclusa la traduzione di Romance In Durango di Bob Dylan). Il sodalizio porterà tre anni dopo allo straordinario album L’Indiano. Il lavoro mostra sonorità più vicine al folk-rock che alla canzone francese dei primi dischi. Contiene tracce straordinarie: la title-track Rimini, che affronta il tema dell’aborto nello sfondo degli amori estivi in Romagna; filastrocche popolari come Volta la carta; il brano antimilitarista Andrea; la fiabesca Sally; la veloce ballata in gallurese Zirichiltaggia e Coda di lupo, analisi dei fallimenti del ’68 che traccia un parallelismo tra indiani d’America e indiani metropolitani. Accompagnato da un grande gruppo di musicisti, De André ci regala uno splendido lavoro.
Franco Battiato
La Voce Del Padrone (EMI, 1981)
Undicesimo album di Franco Battiato, il suo lavoro più popolare e il primo in Italia a superare il milione di copie vendute. Un disco decisamente accessibile con sette brani per poco più di 30 minuti di durata: tutti potenziali hit di grande qualità e facile assimilazione, caratterizzati da eleganti sonorità ballabili tra elettronica, new wave e puro pop. I testi uniscono filosofia, spiritualità, esoterismo e colte citazioni musicali. Tracce come Summer on a Solitary Beach, Bandiera bianca, Gli uccelli, Cuccurucucù, Segnali di vita, Centro di gravità permanente e Sentimiento nuevo sono ormai nella memoria collettiva, capaci di divertire e far riflettere contemporaneamente. Rolling Stone Italia lo ha inserito al secondo posto tra i 100 dischi italiani più belli di sempre. Definito dalla critica “un raffinato connubio di pop e poesia”, è uno dei più grandi album della musica italiana.

