Claudio Trotta ci racconta “Milano Blues Festival” al Parco Chiesa Rossa

Dal 19 al 21 giugno, il Parco Chiesa Rossa sarà protagonista del ritorno del “Milano Blues Festival”
MILANO BLUES FESTIVAL
MILANO BLUES FESTIVAL

Per tre giorni e gratuitamente, dal 19 al 21 giugno, il Parco Chiesa Rossa sarà il protagonista del ritorno del “Milano Blues Festival” organizzato dal noto promoter Claudio Totta

Di Riccardo Provasi

Locandina dell'evento MILANO BLUES FESTIVAL
Locandina dell’evento MILANO BLUES FESTIVAL

Rinato all’interno di Comfort Festival e organizzato da Barley Arts e Slow Music, il “Milano Blues festival rivivrà nella sua forma originale, completamente gratuito e ricco di iniziative, buon cibo e, ovviamente, ottima musica.

Come per le sue prime edizioni – dal 1987 al 1991 – dietro a tutto questo c’è Claudio Trotta, organizzatore culturale di lungo corso che nel corso della sua carriera ha ricoperto qualsiasi ruolo tra le fila del mondo della musica e degli eventi dal vivo.

Negli anni è stato promoter e manager di artisti, ideatore e organizzatore di festival storici come il Sonoria Festival al Parco Acquatico di Milano (con artisti del calibro di Bob Dylan, Aerosmith, Peter Gabriel, Rage Against the Machine…) e produttore di concerti ed eventi di alcuni dei musicisti più importanti a livello internazionale (AC/DC, Tom Waits, Ray Charles, Pearl Jam, giusto per citarne alcuni).

Nel 2018 è fondatore anche di Slow Music, associazione no profit nata con l’obiettivo di creare una rete di operatori del mondo musica dal vivo a tutela della qualità artistica dei concerti e dei consumatori.

Premiato nel 2020 con l’Ambrogino D’Oro, Claudio Trotta è senza dubbio una delle personalità più importanti della storia degli eventi dal vivo in Italia, e, nell’attesa del grande ritorno del “Milano Blues Festival”, ci siamo fatti raccontare qualcosa di più su ciò che ci aspetta.

L’intervista

Claudio Totta
Claudio Totta

Dopo 35 anni, torna il Milano Blues Festival: com’è nata l’idea di questa nuova edizione?

«Dalla location storica – e credo un po’ dimenticata dai milanesi – Chiesa Rossa. È stato un riferimento per tante battaglie per la bellezza, l’indipendenza e la creatività. Il blues è una delle madri di tutto, del dolore e della gioia, della speranza e della delusione. Ho pensato che fosse il momento di ripartire».

Può sembrare a prima vista l’ennesima “operazione nostalgia”, ma leggendo il programma si scopre come coesistano perfettamente nuove leve e vere e proprie leggende del blues italiano. Come sono stati selezionati gli artisti?

«La nostalgia è canaglia e non mi appartiene. La memoria invece aiuta il futuro. Quest’anno il festival è un tributo al nostro patrimonio nazionale: il “Puma di Lambrate”. Con lui, vecchi suoi partner insieme a quelli correnti, poi una rappresentanza di zona e un sabato molto suggestivo con due band apparentemente non rigorosamente blues. Il budget molto ridotto ha per quest’anno influito fortemente»..

Fabio Treves, soprannominato “Puma di Lambrate”
Fabio Treves, soprannominato “Puma di Lambrate

Dopo 35 anni, torna il Milano Blues Festival: com’è nata l’idea di questa nuova edizione?

«Dalla location storica – e credo un po’ dimenticata dai milanesi – Chiesa Rossa. È stato un riferimento per tante battaglie per la bellezza, l’indipendenza e la creatività. Il blues è una delle madri di tutto, del dolore e della gioia, della speranza e della delusione. Ho pensato che fosse il momento di ripartire».

Durante l’intera durata del festival, all’interno della biblioteca sarà ospitata la mostra fotografica “Il Blues a Milano” a cura di Corrado Gambi per Slow Music. Com’è cambiata la nostra città dal punto di vista della musica live, in particolare il mondo del blues e delle jam?

«Quale mondo del blues e delle jam? Salvo piccole, straordinarie e meritorie iniziative private, fra cui il Nidaba, vera eccellenza cittadina, il panorama è deserto. La mostra testimonia alcuni momenti della città in blues e racconta la bellezza delle note mancanti».

Non solo musica: in contemporanea saranno presenti anche il “BBQ festival” a cura di Streeat food truck festival e il workshop “Red Church Library Blues”. Cosa dobbiamo aspettarci?

«La ristorazione è fondamentale per l’economia del festival ed è ben curata, accessibile e ci sarà tutto il giorno, da quando apriremo il festival: dalle 18 il venerdì e dalle 11 il sabato e la domenica. “Red Church Library Blues” è un piccolo “omaggio-gioco”, un piccolo laboratorio teatrale, a cura di Corrado Gambi, regista, attore e autore, che mescola la poesia con la musica improvvisata del blues e del jazz, ispirato allo stile dei reading della beat generation. In aggiunta, la mostra fotografica “appunti fotografici in chiave di blues – il Blues a Milano” colorerà e completerà un umile, ma non modesto, omaggio al blues».

Dietro al progetto, oltre a Barley Arts, vi è l’associazione Slow Music, unione di operatori del mondo della musica che da quasi dieci anni ha come obiettivo quello di sostenere il live di qualità, “da gustare e non da consumare”. Com’è nata quest’iniziativa? e come sta andando la vostra “impresa”?

«In emulazione della grande visione anarchica e indipendente di Carlo Petrini con Slow Food. Slow Music è uno strumento per l’indipendenza di pensiero e della creatività, per la territorialità e per la diversità. Vuole aiutare la già crescente rete di bellezza musicale e non solo presente in Italia, in negozi di dischi e di strumenti musicali, club, associazioni culturali, festival soprattutto presenti nella provincia italiana. Siamo molto felici di quanto facciamo, quindi va benissimo».

Possiamo avere qualche piccola anticipazione sul set di d-trot?

«Dipenderà dall’umore che avrà in quel momento. il mio alter ego è più razionale di me. osserverà le persone presenti e deciderà».

E invece sulle prossime edizioni? (il festival è già in programma per i prossimi due anni)

«Troppo presto per parlarne. Cominciamo a fare bene questa e a godercela. “Il futuro non è scritto, il futuro dipende da tutti noi”».

Il programma

Venerdì 19 alle 20,30 si da il via alle danze con i Dr. Albert & The BlueStorm, band di zona scelta dal Municipio 5 e si prosegue con la Banfi Bazzari Casucci Band proposta Nidaba Theatre, tra i più importanti locali di musica jazz e blues milanesi, nonché presidio fondamentale di Slow Music.

Per sabato 20 giugnol’inizio è fissato alle 18,30 con il dj set di d-trot, alias Claudio Trotta. A seguire lo swing dei Panic Therapy Quartet, mentre a chiudere saràl’energia illimitata dei Bandakadabra e del loro leader, Gipo di Napoli.

La serata conclusiva del festival di domenica 21 giugno inizierà intorno alle 19.45 con il set di Gnola and the Goosebumps Bros (Nidaba Theatre), per poi lasciare il posto alla chitarra e alla voce di Paolo Bonfanti.

Il finale non poteva essere affidato ad altri se non alla Treves Blues Band, vero e proprio monumento della musica blues milanese, capitanata dal leggendario armonicista Fabio Treves, il “Puma d Lambrate”.

Oltre alla musica, la Biblioteca di Chiesa Rossa ospiterà la mostra fotografica Il Blues a Milano, e sarà possibile prendere parte al workshop Red Church Library Blues.

Il venerdì dalle 18 e i giorni successivi dalle 11 si potrà mangiare ad uno dei food truck del BBQ Festival (a cura di Streeat Food Truck Festival) direttamente al Parco Chiesa Rossa.

E nessun problema per il ritorno a casa: la Treves Blues Band assicura la conclusione dei concerti per le 23,30, in tempo per l’ultima corsa in metropolitana.

Il programma completo

Qui il programma e tutti gli orari del Milano Blues Festival

👉🏻 https://barleyarts.com/evento/milano-blues-festival-milano/

👉🏻 https://barleyarts.com/milano-blues-festival-ecco-tutti-gli-orari-del-festival-milanese-del-blues/

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