L’inferno di volontari e tossicodipendenti a Rogoredo

Disperati a Rogoredo.

Le storie di Simone, educatore volontario da nove anni, e di Richard, poeta, che dalla droga è riuscito a uscirne

Binari all'ingresso della stazione di Rogoredo.
Binari all’ingresso della stazione di Rogoredo.

L’omicidio avvenuto nelle scorse settimane in via Peppino Impastato, a San Donato Milanese, ha riportato sotto i riflettori una realtà che nel Sud Milano è ben conosciuta ma spesso resta ai margini del dibattito pubblico. Quell’episodio violento, maturato nel contesto dello spaccio di droga nell’area di Rogoredo, ha riacceso l’attenzione su una zona che da anni rappresenta uno dei principali luoghi di consumo e vendita di sostanze nel Nord Italia. Qui, tra i binari della ferrovia, la tangenziale e i sentieri che portano verso Chiaravalle, si incrociano storie di dipendenza, traffici criminali e tentativi di salvezza.

Una persona che si allaccia una scarpa o se la toglie per bucarsi.
Una persona che si allaccia una scarpa o se la toglie per bucarsi.

Milano capitale della droga

Non si tratta di un fenomeno isolato. Milano è da tempo una delle città italiane con il consumo di droga più elevato. Analisi condotte sulle acque reflue indicano che nel 2024 il consumo di cocaina ha raggiunto circa 402 milligrammi al giorno ogni mille abitanti.

In Lombardia, secondo i dati regionali, oltre 14mila persone sono seguite dai servizi per le dipendenze, con la cocaina tra le sostanze più diffuse.

Nei giovani la situazione appare ancora più fragile: diversi studi indicano che una quota significativa di adolescenti entra in contatto con sostanze già durante gli anni della scuola.

È dentro questo contesto che si inserisce la storia di Rogoredo, un luogo che per anni è stato definito la più grande “scena aperta” di consumo di droga nel Nord Italia.

Arrivando alla stazione di Rogoredo si possono impiegare pochi minuti per raggiungere le aree dello spaccio. Per chi conosce i percorsi è sufficiente attraversare la ferrovia, imboccare i sentieri che costeggiano la tangenziale o scendere verso via Sant’Arialdo. Il flusso è continuo: consumatori, spacciatori, persone che vivono per strada.

Rogoredo, lungo i binari, una persona si droga.
Rogoredo, lungo i binari, una persona si droga.

Volontari contro la disperazione

Ci andiamo con Simone Feder che questa realtà la conosce da anni. Educatore e volontario impegnato nel lavoro con le dipendenze, ha iniziato a frequentare quell’area nel 2017 dopo una provocazione. «Mia figlia mi disse: papà, tu che ti occupi di disagio, non vedi cosa succede qui?».

Nel tempo si è consolidato un vero presidio sul territorio, formato da operatori sociali, associazioni e volontari, coordinati dal Progetto Parchi di ATS Città Metropolitana di Milano. Un’iniziativa che interviene direttamente nei luoghi più fragili della città e nei punti di aggregazione giovanile, con particolare attenzione a realtà come Rogoredo, dove la marginalità e la dipendenza si manifestano con maggiore intensità.

Simone Feder
Simone Feder, educatore, volontario dal 2017 a Rogoredo.

Il lavoro dei volontari, come Simone, non consiste nel contrasto allo spaccio, ma nell’incontro con chi vive la dipendenza. «Stringiamo quelle mani sporche, li chiamiamo per nome, portiamo bevande calde, cibo e vestiti. Ma soprattutto ascoltiamo».

Il loro approccio è semplice: costruire relazioni. «Quando stabilisci un contatto entri nel tempo dell’altro. Non puoi programmare il cambiamento: devi aspettare». Le dimensioni del fenomeno impressionano anche chi lavora da anni sul campo.

Feder racconta che nelle serate più affollate i volontari incontrano numeri difficili da immaginare per chi osserva il fenomeno solo da fuori. Spesso, dice, «intercettiamo anche duecento persone in una sola notte».

Sono uomini e donne di età diverse: giovanissimi che arrivano per la prima volta, persone che vivono da anni nella dipendenza, lavoratori che si spostano dalle province vicine. Molti arrivano anche da altre regioni. La posizione logistica della zona – metro, ferrovia e tangenziale – rende Rogoredo un punto facile da raggiungere e altrettanto facile da abbandonare.

Un punto di assistenza dei volontari del Team Rogoredo.
Un punto di assistenza dei volontari del Team Rogoredo.

La storia di Richard

Tra quelle persone, fino a un mese fa, c’era anche Richard. Oggi lo incontriamo in una comunità terapeutica vicino Pavia. Ci vive da poche settimane ma per anni ha frequentato, quasi ogni giorno, la terra di nessuno dietro la stazione di Rogoredo.

«Ho iniziato con le canne a tredici anni, poi con la cocaina a sedici. A diciannove è arrivata l’eroina», racconta. Non lo possiamo riconoscere nello stereotipo del tossicodipendente, se mai ce ne fosse uno. È diplomato, parla cinque lingue, scrive poesie, dipinge e ha giocato nella serie A di basket. Ma la dipendenza non fa distinzioni.

«All’inizio pensi che sia un gioco. È quello che succede a tanti. A Rogoredo ho visto il fondo, lì ho capito davvero cosa vuol dire la droga. Non è solo la sostanza: è l’ambiente che ti inghiotte». Le giornate avevano un ritmo ripetitivo: trovare soldi, comprare la dose, consumarla. Poi ricominciare.

«La polizia arrivava, gli spacciatori scappavano verso i binari. Dopo poco tutto tornava come prima». Richard ricorda che nelle ore serali lo spiazzo vicino alla ferrovia poteva riempirsi di centinaia di persone. Molti vivevano di espedienti.

«C’è chi ruba nei supermercati per rivendere la merce, chi si prostituisce, specialmente le ragazze, ma non solo. Io recitavo poesie in metropolitana per fare soldi». Dormiva dove capitava, spesso dentro i treni fermi nei depositi con sacchi a pelo distribuiti dai volontari.

Volontari a Rogoredo.
Volontari a Rogoredo.

Il momento della svolta

Per Richard la svolta è arrivata solo di recente. A febbraio un’infezione alla gamba lo ha portato in ospedale e ha rischiato di costargli la vita. «In quel momento ho capito che era l’ultima occasione».

Dal letto d’ospedale ha chiamato proprio Simone Feder chiedendo aiuto, di entrare in comunità. Oggi il percorso è appena iniziato.

La solitudine dietro la dipendenza

Per Simone Feder il filo che lega molte di queste storie è la solitudine. «Dentro quasi tutti i ragazzi trovi la stessa cosa: si sentono soli».

Rogoredo diventa così un luogo paradossale. Un posto di degrado, ma anche una forma di appartenenza. «Per alcuni diventa casa. Un posto dove sentirsi parte di qualcosa». Questo rende il fenomeno ancora più difficile da affrontare.

Le operazioni di polizia e le bonifiche hanno ridotto alcune aree negli anni, ma lo spaccio tende a spostarsi e a ricrearsi. Quando la domanda resta alta, l’offerta torna.

Feder sa bene che il lavoro è ancora enorme. Ogni settimana riceve telefonate di genitori che cercano i propri figli. «Mi chiedono se li ho visti, se sono vivi. A volte non so cosa rispondere».  Eppure le storie di riscatto esistono. Alcune persone sono riuscite a uscire dalla dipendenza, entrare in comunità e ricostruire la propria vita. Per Feder è la dimostrazione che il cambiamento è possibile. «Nessuno è irrecuperabile. In ogni persona c’è una parte buona nascosta».

Siringhe a Rogoredo.
Siringhe a Rogoredo.

Un problema che riguarda non solo la città

Rogoredo non è soltanto un problema di sicurezza per la città. È il luogo in cui emergono le fragilità di una generazione di ragazzi e ragazze e, allo stesso tempo, i limiti di una società che fatica a proteggerli e sostenere.

Richard oggi prova a ripartire: «Da Rogoredo non si esce da soli. Serve qualcuno che ti tenda la mano». Quella mano ha avuto la fortuna di trovarla e ora il suo obiettivo è uno solo: ricominciare.


Narrami o cuore

Una delle poesie di Richard, che leggeva in metro per raccogliere quanto bastava per una dose

Narrami oh cuore di mille distese, di luci, di vizi, di notti sospese.
La luna mi svuota nutrendo tormenti, la nota che coglie dei folli i lamenti.
Narrami oh cuore di quel sol silenzio, in cui per sempre tacque il dissenso.
Narrami oh cuore di come si vola, di quando hai smesso di chiedere ancora.

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