I giganti dello spettacolo Live Nation ed Eventim controllano il Forum di Assago e l’Arena Santa Giulia, monopolizzando il business dei concerti a Milano

Se siete di Milano e avete iniziato ad andare ai grandi concerti negli anni Novanta, il vostro battesimo è avvenuto quasi certamente al Forum di Assago. Non era il live sotto casa o il circolo Arci dove si entrava per la birretta, era il grande concerto, quello per cui si prendeva la metropolitana fino al capolinea, si aspettava l’autobus e si arrivava in una periferia che, per una sera, diventava il centro del mondo.
Al Forum la musica delle star smetteva di essere un’immagine televisiva e diventava esperienza. Su quel palco sono passati Bruce Springsteen, Madonna, gli U2, Prince, ma anche la consacrazione del pop italiano moderno, da Laura Pausini, a Ligabue da Jovanotti a Elodie.
Inaugurato nel 1990 con poco più di 15mila posti, il Forum è diventato uno dei principali palazzetti europei, capace di richiamare ogni anno circa 2 milioni di spettatori e nomi di artisti di grande calibro. Oggi, spento il fuoco olimpico di Milano-Cortina 2026 che lo ha visto protagonista per il pattinaggio, il Forum cambia padrone, ed è un passaggio che segna da una parte la fine di un’epoca e dall’altra l’inizio di una nuova geografia industriale.
La conquista di Assago
Da febbraio 2026, il colosso americano Live Nation, proprietaria anche di Ticketmaster – quella dei biglietti dei concerti – ha completato l’acquisto di ForumNet dalla holding Bastogi. Per capire la portata dell’operazione, bisogna guardare i numeri oltre le definizioni tecniche. Il valore complessivo dell’attività è stato fissato a 90 milioni di euro, ma la cifra finale che passa di mano è un po’ più alta: circa 103 milioni di euro.
Questa differenza di 13 milioni non è un dettaglio per addetti ai lavori, ma è il risultato di un aggiustamento positivo legato alla solidità finanziaria della società che gestisce il Forum. In termini semplici: Live Nation non sta pagando solo per le mura o per il marchio, ma per una macchina che produce valore e che ha i conti in ordine.
Il Forum è il pezzo pregiato, ma non è l’unico pezzo di questo mosaico di pregio; l’accordo comprende anche il Teatro Repower (sempre ad Assago, dietro il Forum) e la partecipazione nel Carroponte di Sesto San Giovanni. Live Nation non sta semplicemente comprando un immobile, sta mettendo le mani su una fetta determinante dell’infrastruttura milanese dello spettacolo dal vivo.
Quando si nomina Live Nation, bisogna però aggiungere immediatamente un secondo nome: Ticketmaster. Nel 2010 le due società si sono fuse, creando un unico organismo che oggi controlla ogni respiro del mercato dei concerti. Il meccanismo è quello che gli economisti chiamano integrazione verticale. In termini pratici significa che una sola azienda decide chi sale sul palco, organizza la tournée, gestisce il marketing e, alla fine, vende i biglietti incassando le commissioni. Nel 2023 il sistema, Live Nation-Ticketmaster, ha prodotto oltre 50.000 eventi nel mondo per 145 milioni di spettatori, generando ricavi per circa 36 miliardi di dollari.
Il derby delle multinazionali
Mentre il Forum entra nel sistema Live Nation-Ticketmaster, dall’altra parte della città prende forma il polo opposto. A pochi passi da Rogoredo l’arena costruita per le Olimpiadi, l’Arena Santa Giulia, appartiene al gruppo tedesco CTS Eventim. Si tratta del gigante europeo che controlla TicketOne e che ha già assorbito realtà storiche della promozione italiana come Friends & Partners.
La mappa di Milano oggi quindi disegna due torri speculari. A sud-ovest il Forum (15.800 posti) targato Live Nation. A sud-est Santa Giulia (16.000 posti) targata Eventim. Non sono solo due spazi per la musica, sono due modelli industriali integrati verticalmente che gestiscono tutto: dal cachet dell’artista al codice a barre sul vostro smartphone.
È uno spostamento di potere, più che di mattoni. Milano rischia di accorgersene solo a quadro completato, mentre i suoi spazi storici e indipendenti svaniscono. Negli ultimi decenni – lo ricordiamo bene – abbiamo perso il Rolling Stone, le Scimmie, il Propaganda, l’Atomic Bar. La geografia si è spostata verso l’alto: meno luoghi “intimi e fragili”, più strutture giganti capaci di attrarre i flussi del mercato globale.

Il modello sotto accusa
Questa trasformazione milanese ricalca una traiettoria già in atto da anni negli Stati Uniti, che però nel maggio 2024 il Dipartimento di Giustizia americano ha messo sotto la lente d’ingrandimento. Il governo USA ha fatto causa a Live Nation e Ticketmaster, accusandole di monopolizzare il mercato, secondo alcuni dati di Associated Press, Ticketmaster gestisce tra il 70% e l’80% del ticketing primario nelle grandi venue americane.
Proprio in questi giorni, dopo anni di battaglie, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo storico con Live Nation per chiudere la causa antitrust che minacciava di smembrare il gruppo.
Non siamo davanti a una sentenza di condanna, ma a un patteggiamento che impone cambiamenti strutturali profondi. Live Nation dovrà versare circa 200 milioni di dollari di danni a vari Stati e, soprattutto, dovrà aprire la piattaforma Ticketmaster ai concorrenti. Inoltre, il colosso americano è obbligato a cedere la gestione di almeno 13 anfiteatri e a limitare la durata dei contratti di esclusiva con le strutture indipendenti.
Made in Milan, no more Milano non è l’America, ma la direzione è tracciata. Mentre la città celebra la sua vocazione internazionale, i suoi 2 templi della musica finiscono nelle mani di 2 colossi mondiali. Questa sembra essere la Legacy olimpica, almeno per quanto riguarda il futuro dei palazzetti.
E quella Milano che prendeva la metro fino all’ultima fermata per tornare a casa con le orecchie che fischiavano scopre che quel pezzo di memoria è ancora lì, ma è diventato, improvvisamente, molto meno milanese.
