«La conversione ecologica si fa con persone e imprese, non contro di loro» afferma Pierfrancesco Maran, neopresidente Envi, la importante Commissione del Parlamento europeo che si occupa di Ambiente, clima e sicurezza alimentare

Incontriamo Pierfrancesco Maran in un tardo pomeriggio di febbraio. Da pochi giorni è stato eletto presidente della Commissione Envi (Ambiente, clima e sicurezza alimentare), la più grande del Parlamento europeo per numero di membri e peso legislativo.
L’appuntamento è informale, in un bar poco affollato e accogliente. L’intervista si apre subito con una battuta di Maran: si definisce “Fonzie”, perché, come l’iconico personaggio immaginario della sitcom Happy Days, quel pomeriggio trasforma il bar nel suo ufficio per incontri informali. Dal 9 febbraio ricopre un ruolo di primo piano che porta, come italiano e milanese, la nostra città al centro delle politiche ambientali europee, in una fase decisiva per ambiente e mobilità.
«È un incarico di cui sono onorato – esordisce -. La Commissione Envi è quella da cui passano le principali leggi europee in materia ambientale. È una grande responsabilità, soprattutto per chi, come me, ha avuto la fortuna di occuparsi di ambiente anche a Milano». Il richiamo alla sua esperienza da assessore nel capoluogo lombardo non è casuale. «Per noi lombardi la sfida è ancora più urgente – sottolinea -. Essere tra le aree più inquinate d’Europa significa parlare dell’aria che respiriamo ogni giorno».
Mobilità e smog
Il punto, spiega subito Maran, è fissare regole comuni: «Se oggi abbiamo auto Euro 5 o Euro 6 è perché qualcuno ha fissato degli standard. Altrimenti l’industria non avrebbe investito in quella direzione». Accanto agli standard, servono alternative credibili. «Il principale alleato delle politiche ambientali è il trasporto pubblico – afferma – come nel sud di Milano, dove sono in corso o in progettazione interventi rilevanti: la nuova tramvia di collegamento tra M4 e M3 nell’ambito degli investimenti olimpici; l’apertura della stazione ferroviaria Tibaldi-Bocconi; la futura M6, con un asse significativo proprio nella parte sud della città. Sono investimenti onerosi per le casse pubbliche ma fanno parte di una strategia per offrire un’alternativa concreta e sostenibile all’auto privata».
Case green: obbligo o opportunità?
Sulla direttiva europea per l’efficienza energetica degli edifici circolano molte preoccupazioni. «La direttiva chiede agli Stati di fissare obiettivi di riduzione delle emissioni degli edifici», precisa. Non si tratta quindi di un’imposizione diretta ai singoli proprietari, ma di un percorso che ogni Paese deve definire. «Le fasi attuative vanno costruite con intelligenza». La priorità, secondo Maran, è chiara: «Se parliamo di patrimonio vetusto, quello pubblico – a partire dalle case popolari – è il primo della lista. Investire lì può produrre un risultato ambientale e sociale straordinario». Nei quartieri popolari del Sud Milano questo significa bollette più leggere e abitazioni più salubri.
Guida autonoma: meno auto e più servizio

Tra i dossier più innovativi c’è la guida autonoma. «In California è una tecnologia ormai matura e più sicura della guida umana. Non è un’evoluzione che avviene dalla sera alla mattina, però bisogna accompagnarla. Da settembre, ad esempio, c’è una linea sperimentale di autobus a Torino che è tutta a guida autonoma, ovviamente con uno steward a bordo. Dobbiamo abituarci a sapere che questi mezzi sono per strada. Se uno va a San Francisco è difficile guardare un incrocio senza vedere delle auto a guida autonoma che lo attraversano». La prospettiva è duplice: abbattere i costi e ridurre le auto private. «L’obiettivo è che ognuno possa fare gli stessi spostamenti e spendere meno. C’è chi parla addirittura di una riduzione del 90% dei costi rispetto a una corsa taxi attuale. Così possiamo estendere il diritto alla mobilità a chi oggi non ce l’ha, come anziani e disabili».
Milano parte da una situazione particolare: «Ha circa il 40% di auto di proprietà in più rispetto a città europee comparabili», anche per l’elevato costo delle alternative. L’integrazione tra metro, treni, navette autonome e servizi condivisi potrebbe, nel tempo, ridurre il numero complessivo dei veicoli in circolazione.
Green Deal e consenso sociale
Il Green Deal – la strategia UE lanciata nel 2019 in nome dell’impatto climatico zero entro il 2050 – viene letto anche in chiave geopolitica. «Investire sulle rinnovabili significa emanciparsi dal gas russo e rafforzare l’autonomia europea. Il Green Deal si confronta con la realtà e con le complessità del cambiamento. Credo che quella fosse la direzione giusta, quindi anche adeguarlo nella fase attuativa e in base a criticità e osservazioni è un modo per preservarlo e dargli una prospettiva».
Maran ci ricorda di aver citato, accettando la presidenza della Commissione, il politico, giornalista ambientalista e pacifista Alexander Langer: «La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile». È questo «il punto d’incontro, quello su cui bisogna andare: una trasformazione che tenga insieme innovazione, equità e qualità della vita». Per Milano la traduzione è concreta: industria, lavoro, salute. La transizione ecologica deve avvenire con le persone e con le imprese, non contro di loro.
I falsi miti sulle direttive alimentari della Ue
Nel dibattito pubblico non mancano semplificazioni, slogan e ricostruzioni parziali. Le istituzioni europee finiscono spesso al centro di polemiche che le trasformano in un bersaglio utile nel confronto politico interno. Per questo, l’incontro con una figura istituzionale che oggi guida la Commissione Ambiente diventa anche l’occasione per fare chiarezza e riportare il confronto su dati e decisioni concrete. Maran non si sottrae e affronta direttamente alcuni dei temi più controversi. «Per esempio, a proposito di polemiche e disinformazione, l’Europa non obbliga nessuno a mangiare insetti – chiarisce –. Si tratta di autorizzazioni regolamentate e facoltative, legate alla sicurezza alimentare, non di imposizioni nelle nostre cucine». Un passaggio che punta a distinguere tra autorizzare un prodotto, verificarne la sicurezza e imporne il consumo: tre piani diversi che nel dibattito pubblico vengono spesso confusi.

Auto termiche e inquinamento
Lo stesso vale per il 2035 e la fine della vendita di nuove auto con motore termico. «Non si vieta di usare le auto attuali – ribadisce –. Si interviene sulla vendita di nuove auto inquinanti». Anche qui la distinzione è sostanziale: si parla di orientare il mercato futuro, non di fermare dall’oggi al domani milioni di veicoli già in circolazione. Chiarire questi punti significa anche riportare le politiche europee nella dimensione reale. Ambiente, mobilità ed edilizia non sono temi astratti o lontani: a Milano – e in particolare nel Sud della città – si traducono, come scritto, in nuove tramvie, riqualificazione delle case popolari, comunità energetiche, aria più respirabile. È su questo terreno concreto che si misura la credibilità delle scelte europee. La sfida, conclude Maran, è che «senza consenso, trasparenza e benefici tangibili per cittadini e imprese, nessuna trasformazione, per quanto necessaria, può reggere nel tempo».
Cosa fa l’Envi
Envi è la Commissione del Parlamento europeo che si occupa di ambiente, clima, mobilità sostenibile e sicurezza alimentare. I suoi membri entrano nel merito delle leggi europee su aria e acqua, biodiversità, economia circolare e rifiuti, sostanze chimiche e pesticidi, con l’obiettivo primario di proteggere la salute dei cittadini europei. La commissione svolge anche il compito di monitorare se le misure approvate stanno funzionando e chiedere, se necessario, correzioni e aggiustamenti.
