L’autore e scrittore Michele Mozzati, milanese doc, componente tra l’altro del duo Gino & Michele, ci ha lasciato una pre-cronaca dell’ultimo treno in arrivo a Porta Genova

di Michele Mozzati
Mentre scrivo tossisco di una tosse antipatica. Milano non è certo la città più godibile per quanto riguarda l’aria. Mi sono beccato una bella bronchite di quelle che stanno girando per la città in queste settimane e so che domani mattina non riuscirò ad andare a vedere la locomotiva che collegherà per l’ultima volta San Cristoforo alla Stazione di Porta Genova. So che sarà un treno clamorosamente bello perché non siamo più abituati a vedere queste meraviglie della tecnologia di inizio Novecento. Peccato, ma con tutto il vapore che butterà fuori quella locomotiva avrei rischiato di raddoppiare la bronchitina, modesta ma aggressiva. Mi sono incamminato quindi il giorno prima, lungo corso Genova che non è lontano da casa mia; lo percorrerò tutto e andrò a guardare per l’ultima volta questa stazione funzionante da centocinquanta cinque anni, dicasi 155. È la più antica stazione milanese ancora in attività (fu inaugurata nel lontano 1870) e ora va in pensione. Niente a che vedere con la monumentale Stazione Centrale che noi milanesi amiamo e coccoliamo dal 1931. Questa di Porta Genova è una stazione ex di periferia che accarezza i Navigli e si fa largo nelle campagne per portare la gente dalla città alla bassa milanese, verso la Liguria passando per Pavia, Tortona, Mortara, Alessandria.

Passeggio mentre risalgo corso Genova, guardo i negozi. Immagino, anche se questo un tempo non era il mio quartiere e non ricordo tutto benissimo, le botteghe che lo animavano. Drogherie, salumerie, un paio di macellerie, magari un merciaio, l’ortolano, due o tre edicole, forse un eroico ciabattino. Ora troneggiano tutte le tipologie di Street food, ci sono più hamburgherie che ragazzi. Qualche cinese, un paio di trattorie italiane che tengono duro, a esagerare una manciata di negozi di vestiti, jeans veri e finti. E intorno tanti locali dove andare a bere una birra prima di dormire. Ecco, i locali. Ce ne sono davvero un’infinità. Non così tanti in corso Genova, ma tutt’intorno si sono asciugate con i decenni quasi tutte le osterie più o meno antiche, lasciando il posto ai pub e ai cocktail bar dove si celebra il rito degli spritz, dei mojito e dei gin tonic. I Navigli, con i loro quartieri attigui, sono diventati luoghi d’incontro e di divertimento, magari non così strettamente profondamente milanesi. Luoghi comunque indispensabili, per incontrarsi, inventati più che altro per la gente che viene da fuori e desidera trascorrere qualche ora, una serata, una porzione di notte di comunella a Milano. “Prima comunella poi comunismo”, recitava un vecchio spettacolo di Claudio Bisio. Ma visto come poi sono andate le cose andava bene anche il contrario.
È vero, la stazione di Porta Genova, che un tempo (cinquanta, sessant’anni fa) era al centro della città semiperiferica, oggi è nel centro del centro e non svolge più il suo compito principale, che sarebbe stato quello di collegare l’hinterland, la vasta area che circonda Milano. Viaggi di un’oretta, semplici, perché si tratta di treni molto normali, senza pretese. Oggi, con l’esplosione dell’arte di strada, i treni sono tutti affrescati, raccontati da ragazzi che forse hanno come unico spazio espressivo il bene pubblico. Quello che poi vede la gente, dai tram, ai treni, ai muri delle case, alle panchine… Ok, è un discorso molto complesso che alterna giusta attenzione verso l’espressione artistiche nate dal basso, con la tutela dei beni comuni e privati dei cittadini. Non lo affronteremo qui perché è complicato e alla fine non sappiamo neanche noi cosa sia più giusto
Venerdì 12 dicembre, oggi è un giorno di sciopero generale, c’è una strana atmosfera. La stazione è quasi vuota e animata da giovani di tutte le culture e provenienze, italiani, anche. Davanti alla stazione è stato costruito uno spazio frequentabile, una specie di piazzetta con delle panchine. C’è molta gente, molti giovani. Sembrano sereni e con cose da dirsi. Cerco di intuire se c’è altra attività, diciamo poco legale, ma non mi pare. Certo io, che ho l’età dei datteri, non sono la persona più indicata per rivelare queste cose sulla città che cambia.

Cambiare (vita, città, amori, lavoro, amici) è un’operazione che richiede molti sforzi, molta attenzione e un vasto grado di tolleranza da tutte le parti. Dobbiamo cercare di correggere dove i progetti su Milano non ci convincono, e sostenere quelli che ci pare elevino il livello di vita dell’intera metropoli.
Intanto il trenino “ciufciuf” raggiungerà domani per l’ultima volta la stazione di porta Genova. Speriamo ci siano i milanesi, almeno quelli del quartiere dei Navigli, a riceverla, ad accoglierla per l’ultima volta, per poi raccontarla. Ormai da Mortara si arriva a Milano scendendo a Rogoredo. Lì partono le nostre metropolitane giudicate tra le più belle d’Europa. Tre chilometri, tempo di percorrenza sette, otto minuti, e si arriva sui Navigli.
Bello? Bello, molto bello. Dobbiamo imparare a conviverci, con questa nuova città. Possiamo farcela. Io personalmente mi sono un po’ stancato di lamentarmi soltanto, e in fondo non l’ho mai fatto del tutto.

Un pronostico di AI interrogato da Michele
Ora, vi propongo un giochino (non lo faccio quasi mai) chiedendo all’Intelligenza Artificiale di dirci cosa succederà dell’area della stazione di Porta Genova. Vi metto qui di seguito, virgolettata, la risposta di AI.
Boh. Sperem…
“Al posto della stazione di Porta Genova, chiusa definitivamente a fine 2025, sorgerà un’area di rigenerazione urbana che trasformerà l’ex scalo ferroviario in un nuovo cuore pulsante per il quartiere, con spazi per la cultura, il social networking (Social Hub), servizi per i rider, aree verdi e sportive, e servizi di prossimità, mantenendo viva la memoria storica e creando un polo di aggregazione e innovazione, con lavori definitivi attesi per il 2028.
Cosa sta già accadendo (Fase Temporanea):
- Social Hub: È già aperto un grande spazio polifunzionale nell’ex magazzino merci, con bistrot, bar, eventi, mostre e aree benessere, come riporta Urbanfile.
- Riders Hub: Un’area dedicata ai corrieri in bici, con servizi e punti di ristoro, è stata inaugurata all’interno del parcheggio Metropark, come segnalato da 2night.
- Spazi Urbani: È prevista la creazione di una piazza con binari storici, verde e spazi per attività ricreative e culturali, e un’area di quartiere con coworking.
- L’intero progetto, guidato da FS Sistemi Urbani e Lombardini22, mira a trasformare lo scalo in un polo di innovazione e comunità, come descritto in un articolo di Requadro.
- Il progetto mira a unire rigenerazione edilizia e creazione di valore sociale, rendendo l’area un punto di incontro e creatività per la città, evidenziato da Urbanfile e Requadro.
Perché chiude la stazione?
- La chiusura è legata al completamento della M4 e alla riorganizzazione della rete ferroviaria, con la linea Milano-Mortara che farà capo a Rogoredo e nuove fermate a San Cristoforo, Romolo e Tibaldi.
Proviamo a crederci?

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