Solidarietà – In via Gandino 10 è aperto un nuovo spazio di riciclo. Giocattoli, vestiti e accessori per bambini, e non solo per chi ha bisogno. L’iniziativa di due volontari vuole anche educare i più piccoli al riuso.
di Laura Barsottini

Aperto un nuovo spazio di riciclo
Milano ha un cuore grande. E quando due persone di gran cuore e buona volontà si incontrano, nascono cose meravigliose. L’ultima iniziativa nata in Municipio 5 si trova in via Gandino 10 ed è un punto di smistamento di giocattoli, ma anche libri, vestiti, carrozzine e quant’altro, aperto a chi ha bisogno, ma non solo.
Tutto è iniziato con Mario Donadio, pensionato ex informatico, 62 anni, Ambrogino d’oro 2024. «Durante il periodo del Covid – racconta – ho avuto l’idea di ricondizionare computer usati e poi distribuirli a chi ne aveva bisogno. Era il periodo della didattica a distanza e molti ragazzi non erano attrezzati». Risultato, 1700 consegnati su 4mila raccolti. Da allora è stato un crescendo di iniziative. «Ho cominciato a creare punti di raccolta all’interno delle case popolari MM.»
Nel corso del tempo sono entrato in contatto con tanta gente, tra cui Samantha Bracciale, che poi è diventata la referente unica del punto di raccolta e distribuzione di via Gandino 10, ultimo nato dell’iniziativa. Ci sono ancora oggi una media di 3-4 donazioni al giorno. I milanesi sono generosi. In tutta la città sono circa 430 le realtà sul territorio. La distribuzione non è solo indirizzata a chi ha effettivamente bisogno. Vuole anzi essere soprattutto un’educazione al riciclo e riuso».
Mille risorse ed energie
Ed ecco che entra in scena Samantha Bracciale: 43 anni, milanese nata e cresciuta nel quartiere Barona, vari lavori tra cui un portierato in un condominio, dal 2018 abitante in via Gandino 10, ragazza madre, una cagnolina che la segue ovunque e mille risorse ed energie.

«Nella mia vita ho sempre fatto volontariato – spiega –. E dopo aver visto lo scaffale di raccolta nell’androne del condominio MM di via Gandino 12, sono entrata in contatto con gli organizzatori». Tramite il gruppo WhatsApp di Mamme Navigli e un social street di zona su Facebook, che in Municipio 5 tutti conoscono, Samantha inizia a raccogliere oggetti. «Coprivo le aree di corso San Gottardo, via Meda e via Montegani – ricorda –. Raccoglievo così tanta roba per passaparola che avevo la casa invasa. Ne ho parlato con il Comitato di condominio di via Gandino e, grazie a queste persone, ora il punto di raccolta ha una sede: due locali del civico 10, dove le signore anziane che abitano nel palazzo si incontrano per giocare a carte».
L’organizzazione degli spazi
Trovati gli spazi, si è trattato di organizzarli. «Ho sempre pensato, – continua Samantha, – che l’ambiente di raccolta e distribuzione dei materiali di riuso debba essere gradevole, oltre che ordinato e pulito». Per un mese, Samantha lavora in ogni momento libero della sua articolata vita per sistemare gli spazi: «Quattro ore ogni sera dopo il lavoro, oltre a sabato e domenica. Ho fatto tutto io, a parte il montaggio delle scaffalature, l’imbiancatura e il ritiro di oggetti ingombranti per cui mi hanno aiutato due volontari. È stata una bella sfida, ma ora è tutto catalogato con etichette e diviso in contenitori per annate, taglie, numeri di scarpa, se per bambino o bambina. Come mi piace e come deve essere».

E siccome nulla si butta, i mobili che si trovavano nei due locali sono stati trasferiti nella scuola di via Palmieri e recuperati per una libreria. «Anche la scuola ci segue su questa sensibilizzazione al riutilizzo – aggiunge Mario –. Nell’androne c’è una panchina su cui i bambini possono lasciare giocattoli, libri e quanto non usano più, e prendere ciò che vogliono. Anche solo se ne sono incuriositi».
Il piacere di recuperare
«Ormai tutti hanno il mio numero, – spiega Samantha. – E mi emoziona ancora vedere quanta gente dona. Tutti noi buttiamo ogni giorno un sacco di roba che potrebbe invece servire, o semplicemente divertire, qualcun altro. Noi riusciamo subito a mobilitarci, non solo nella nostra zona e anche in situazioni di emergenza. Per esempio, ricordo con affetto un episodio. Il giorno di Natale mi ha chiamato un papà di tre bambini. Ho aperto lo spazio e si sono scelti il loro regalo … È stato meraviglioso».
Ma i progetti di Samantha non si fermano qui: «Mi piacerebbe, col tempo, creare un’associazione – conclude. – Ho già il nome: “Regaliamo un sorriso”».


