Realtà e memoria dell’attore

Umberto Orsini al Piccolo Teatro Grassi con Prima del Temporale porta in scena se stesso, in un testo che dà realtà alla memoria e verità alla finzione di Bruno Olivieri La scena è l’interno di un camerino di un teatro qualsiasi nel quale l’Attore, al buio si concentra prima dell’inizio dello spe...
Umberto Orsini con la sarta di scena, interpretata da Diamara Ferrero.

Umberto Orsini al Piccolo Teatro Grassi con Prima del Temporale porta in scena se stesso, in un testo che dà realtà alla memoria e verità alla finzione

Umberto Orsini con la sarta di scena, interpretata da Diamara Ferrero.
Umberto Orsini con la sarta di scena, interpretata da Diamara Ferrero.

di Bruno Olivieri

La scena è l’interno di un camerino di un teatro qualsiasi nel quale l’Attore, al buio si concentra prima dell’inizio dello spettacolo che lo vedrà in scena da protagonista, Temporale di Strindberg. Ha preferito il calore che sapeva di trovare in camerino: ha conosciuto mille teatri e sa che in questo, in particolare, avrà migliore comfort che in albergo. In questa affermazione, rivolta alla giovane sarta di scena che lo coglie nella situazione, è forse concentrata in estrema sintesi la condizione dell’attore di teatro, la sua vita in tournée e l’abitudine alla memoria, anche dei luoghi, dei palcoscenici, tutti così diversi tra loro e sempre uguali.

I gesti consueti, l’attesa prima di indossare il costume di scena, il bisogno di rilassarsi magari fumando una sigaretta, sono quelli comuni a tutti gli attori. Quando però questo Attore si accorge di una busta lasciata sul tavolo del camerino, nello scoprire al suo interno un libro che appartiene alla sua infanzia, compresa la figurina Liebig a fare da segnalibro, ecco che la figura in scena acquista una nuova verità: è Umberto Orsini, l’uomo e l’attore, che parla e si abbandona alla memoria, uno scrigno ricco di esperienze, di emozioni e dei sentimenti di una vita.

Una carriera lunga settant’anni

Inizia così un percorso che rievoca una carriera lunga settant’anni, quella di Orsini, battezzata dal caso, come l’incontro casuale con Orson Welles, sul treno che lo portava a Roma per il provino all’accademia Silvio D’Amico. Sono quadri separati che si susseguono, alternando aneddoti curiosi a racconti intensamente emozionanti, come l’elenco dei compagni di Accademia, tra i quali riconosciamo nomi che hanno fatto la storia del teatro italiano, e fra essi la bellissima Virna Lisi di cui celebra l’incanto; la lunghissima partecipazione al Teatro Eliseo di Roma; le migliaia di repliche dei tanti testi portati in scena; la televisione che dà la popolarità, ma sono i teleromanzi che portano i soldi; l’incontro con le Kessler e l’amore per Ellen; il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amico carissimo Corrado Pani; il ritratto delicato e appassionato della grande Rossella Falk. Un percorso che, con serena consapevolezza, rievoca il coro di colleghi che non ci sono più, “…ed erano tutti più giovani di me”, ci dice Orsini.

Umberto Orsini.
Umberto Orsini.

I fratelli Karamazov

Il quadro forse più intenso ed emozionante è quello in cui l’attore si chiede come avrebbe oggi recitato il suo personaggio, Ivan, nello storico sceneggiato Rai I fratelli Karamazov. Seduto, davanti a una piccola telecamera che ne rimanda il volto ingigantito sulla grande parete di fondo, l’attore vecchio ripete con rinnovata intensità le parole del giovane Karamazov, proponendo l’enigma se l’esuberanza giovanile del testo e dell’uomo di allora siano o meno superate dalla consapevolezza e dall’intensità dell’uomo invecchiato, oggi.

Di volta in volta le pareti del camerino assolvono la funzione di un grande schermo, sul quale la memoria, nella sua inconsistenza, diventa visibile grazie alla studiata spudoratezza dell’attore, aiutata dalle sapienti proiezioni di Lorenzo Letizia, capaci di trasformare quelle pareti grigie in un contenitore di immagini e suoni fortemente evocativi. Il flusso della memoria è interrotto, tra un quadro e l’altro, dall’irruzione del reale – o meglio della finzione teatrale – rappresentato, per esempio, dalle prove audio dei tuoni per il Temporale strindberghiano, come dagli ingressi di una giovane e vivace sarta di scena (interpretata da Diamara Ferrero) che accudisce l’Attore anziano e scandisce i tempi prima del sipario, e ancora dagli ammonimenti del pompiere (interpretato da Flavio Francucci) che, con la scusa di vietare una sigaretta, vorrebbe far conoscere la sua segreta ambizione a fare l’attore. Quando arriva, sul finale dello spettacolo il Chi è di scena? per lo Strindberg che non vedremo, un ultimo tuono vero che arriva dall’esterno ricorda all’Attore – e al pubblico – la rivelazione della finzione, come in un’evocata Illusion Comique, e insieme monito all’appuntamento ineludibile.

L’intreccio tra realtà e finzione

In questo intrecciarsi indissolubile tra la finzione della pièce e la verità dell’attore, in questo desiderio di raccontarsi, essere se stessi, e nel contempo di fare teatro è contenuto il senso dell’operazione ed è reso possibile dalla straordinaria capacità di un interprete novantunenne, insieme alla ricchezza della sua esperienza umana. Un aneddoto, in particolare, è significativo. All’audizione per essere ammesso all’Accademia, Orsini presenta il monologo L’uomo dal fiore in bocca; in quel frangente ha l’intuizione di indicare sul labbro un herpes, vero, come fosse l’epitelioma del personaggio: questo piccolo gesto racconta tutta la ricerca dell’attore di conferire verità al gesto, a ogni parola portati sulla scena.

Umberto Orsini.
Umberto Orsini.

La genesi dello spettacolo

Lo spettacolo nasce da un’idea e da una scrittura dello stesso Umberto Orsini, che ne è interprete immenso, insieme con Massimo Popolizio, che ne firma la regia rivelando una sintonia e una devozione quasi filiale all’attore. Se è vero, come crediamo sia vero, che la riuscita di una scena, di uno spettacolo, si possa misurare dall’intensità del silenzio che in alcuni momenti scende tra il pubblico, dobbiamo affermare che frazioni di tale tensione si susseguono durante la rappresentazione di Prima del Temporale. Sono silenzi che rendono percepibile l’emozione che attraversa tutti gli spettatori, e chi è in scena si nutre di questa empatia, tanto quanto il silenzio viene spezzato da una risata, magari anche solo accennata, ma scaturita grazie a una battuta collocata, con la maestria di un grande interprete, al momento giusto.

Al termine, gli applausi, lunghi e scroscianti, approdano a una standing ovation che conferma l’apprezzamento per una serata intensa ed emozionante e l’affetto del pubblico per il protagonista.

Bruno Olivieri

a Milano, al Piccolo Teatro Grassi di via Rovello 2
Fino al 21 dicembre 2025
§www.piccoloteatro.org

Prima del temporale

da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio 
con Umberto Orsini 
e con Flavio Francucci e Diamara Ferrero 
regia Massimo Popolizio 
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi 
costumi Gianluca Sbicca 
video Lorenzo Letizia 
luci Carlo Pediani 
suono Alessandro Saviozzi 
assistente alla regia Mario Scandale 
produzione Compagnia Orsini

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