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La band californiana conferma con il nuovo album la qualità della seconda stagione iniziata dopo la reunion

La recensione
High Noon Hymns è il terzo disco uscito in sette anni in seguito alla reunion di questa band, che ne aveva pubblicati già altri tre negli anni Ottanta, la loro epoca d’oro.
Questo nuovo album conferma il positivo ritorno e si mantiene ad alti livelli come i due che lo hanno preceduto, Psychedelic Country Soul (2019) e September November (2023).
Con la scrittura dei pezzi divisa tra Sid Griffin e Stephen McCarthy, energia, entusiasmo, brillantezza e freschezza sono sempre presenti nei 13 brani di questo nuovo lavoro, che presenta forti riferimenti a quel movimento musicale, il Paisley Underground, di cui i The Long Ryders sono stati in passato tra i principali portabandiera.
L’iniziale Four Winters Away è un tripudio di chitarre jingle-jangle, così come Stand A Little Further, mentre Ramona è un classico e robusto country-rock.
Da segnalare sono anche i profumi surf di How Do You Wanna Be Loved, la dolce bellezza della ballata acustica Knoxville On The Line (con la pedal steel guitar in grande evidenza) e la grande energia rock di Down To The Well, A Belief In Birds e Rain In Your Eyes, con la slide di nuovo in primo piano.
La chiusura è alla grande, con la notevole ripresa — tra chitarre, mandolino e armonica — della dylaniana Forever Young.
Decisamente consigliato.
Le segnalazioni di Beppe
- Annie Keating Band – Live
- The Skyes Chiefs – The Skyes Chiefs
- Kacey Musgraves – Middle Of Nowhere
- Pippo Pollina – Guerra E Pace
- Edoardo De Angelis – Ulisse Al Confine Del Tempo
- The Vad VucIl – Il Fondo Del Barile

