Velko ci ha lasciato

La commozione e il ricordo delle persone che conoscevano il senzatetto che abitava sotto i portici di via Romeo, a Le Terrazze, deceduto al San Paolo il 7 settembre
Il giaciglio di Velko. Foto Valeria Venturin.
Il giaciglio di Velko. Foto Valeria Venturin.

di Giovanna Tettamanzi

“Velko con Rumi vivevano in una baracca in via Selvanesco e poi, circa 7 anni fa, il proprietario li ha costretti ad andarsene e così sono arrivati alle Terrazze. Qui hanno trovato un angolo tutto per loro, erano tranquilli…. Ma presto Rumi, stanco di vivere in strada, si è lasciato morire quattro anni fa. Velko ha resistito un po’ di più… Forse dipende anche da come li trattiamo noi…”. È uno dei tanti commenti a caldo che si intrecciano nella chat del condominio di via Romeo, alle Terrazze. Qui, sotto il portico dell’ingresso alla Bpm, dove viveva da anni, il senzatetto Velko Hristov (nato in Bulgaria l’8 maggio 1971), il 7 settembre scorso è morto.
Il giorno prima, domenica, un nostro condomino, Massimo, lo avvicina, cerca di parlargli e si accorge che Velko non è vigile, respira a fatica e prontamente lo fa ricoverare. Lo portano al San Paolo, dove nel 2023 era stato ricoverato a lungo (i suoi dati anagrafici sono quelli riportati sulla lettera di dimissioni dall’ospedale). In seguito, presso l’ambulatorio di assistenza ai pazienti senza permesso di soggiorno, gli avevano già fissato tutti gli appuntamenti di controllo, ma lui non si è mai presentato.

Quasi nulla si sa della sua vita precedente

Chi negli anni ha parlato un po’ con lui, dice che non doveva essere proprio uno spiantato. Che era di origini umili ma che doveva avere delle proprietà in Bulgaria (dove l’anno scorso si era trasferito per firmare dei documenti e cedere dei beni di famiglia a un nipote, dei terreni e forse una casa). Da giovane era stato un calciatore, poi gli è successo qualcosa di non ben precisato che lo ha portato a trasferirsi in Italia.
Nel suo Paese d’origine diceva di non avere più i genitori, né il fratello, né la sua compagna, gli era  forse rimasto quel nipote o un cugino. E gli restava un amico a cui era legato, molto povero con dei figli e che aveva perso il lavoro. A lui mandava ogni tanto dei soldi. Ricorda Gloria: «Più volte l’ho accompagnato in via Medeghino, alla Western Union, a fare dei versamenti; una volta, dopo aver tirato fuori dalla tasca 100 biglietti da 5 euro, gli ha inviato ben 500 euro!». Del resto, dicono, «lui conservava molto più di quel che ci si aspetta da un senzatetto».

Le iniziative del condominio solidale

Alla triste notizia subito ci si attiva, un occhio di riguardo per Velko l’hanno sempre avuto tutti, ogni giorno. Così cominciano le riflessioni sul quel che si può fare per rendere omaggio a quest’uomo che, silenziosamente ma non passivamente (è capitato che desse una mano qualche volta in situazioni difficili) ha vissuto per anni accanto a noi. Noi ci eravamo abituati alla sua presenza e lui si era affezionato all’idea di starci vicino. A prendere l’iniziativa è Isa – una nostra vicina che ha seguito in modo molto stretto Velko negli anni – che parla con il parroco della Chiesa in quartiere. «Ho appena sentito don Paolo, ho accennato all’idea di fare qualcosa per ricordare Velko (che era però di fede ortodossa, ma questo poco conta): ci siamo accordati per una celebrazione, magari proprio nel luogo dove lui viveva, sotto il portico. Oppure in chiesa o in oratorio, coinvolgendo il più possibile la gente del quartiere».

Certo dovrà passare del tempo prima di poter organizzare, con l’aiuto di don Paolo Steffano, un evento che lo accompagni degnamente nel suo ultimo viaggio. Prima ci dovrà essere la doverosa autopsia. E poi? Per avere un’ultima volta sue notizie, manterremo i contatti con il Consolato bulgaro. Promesso.

Intanto, buon viaggio Velko!

Una vita leggera come la carta velina

di Valeria Venturin

Disegno di Fabio Sironi.

La vita di Velko era leggera, fine come una velina di carta, sottile e fragile come la pelle degli anziani. Così ieri è partito per l’ultimo viaggio.
Per qualcuno, che appartiene meritatamente a questi tempi bui, la sua è stata una vita inutile. Quelli che non si chiedono mai se le dipendenze, dall’alcol o da altro, sono risultato o conseguenza  della vita di strada. Quelli che la pietà la distribuiscono solo a chi fa le cose a modo loro, a chi sta dentro nei paletti, a chi colora nei margini.

Velko è entrato con delicatezza e il suo sorriso a quattro denti, nella vita di tanti che facevano la spesa all’Esselunga di via dei Missaglia. Lo si trovava seduto sulla panchina davanti alle macchinette, almeno fino a quando non è improvvisamente sparita per manutenzione. Chiedeva a ciascuno una cosa diversa, io sono stata per po’ quella della bevanda energetica e la focaccia di Recco. Poi, delle barrette kinder e le focaccine alle olive. Nell’ultimo anno, una volta a settimana, la sera, gli portavo nel thermos il minestrone di verdure. Con a parte i crostini di pane e il formaggino da scioglierci dentro.

I condomini dei portici dove aveva il suo ricovero lo hanno accudito in ogni modo, fino all’ultimo. Gli hanno persino ricomprato il cellulare, quando qualche mese fa gli era stato rubato. Ci ascoltava la musica, guardava video di cose bulgare con gli occhi lucidi.

Sarà, per molti del quartiere, un tuffo al cuore passare di lì e non avere più Velko da salutare, a cui offrire un caffè, due parole, uno spiraglio di umanità.

Ultimi articoli