Una panchina in memoria di Cecilia De Astis e di tutte le vittime della strada

Sabato 20 giugno è stata inaugurata davanti alla chiesa di San Barnaba in Gratosoglio una panchina bianca, per ricordare non solo la donna investita l’11 agosto, ma tutte le vittime d’incidenti stradali, affinché sia un ricordo e un monito per una società capace di rinascere
Manuela Barbarossa presidente di Aivis e Natale Carapellese, presidente del Municipio 5
Manuela Barbarossa presidente di Aivis e Natale Carapellese, presidente del Municipio 5 inaugurano la panchina bianca in memoria d Cecilia De Astis

Testo e foto di Emilia Flocchini

Un simbolo in ricordo di Cecilia De Astis e di tutte le persone, giovani e meno giovani, che hanno trovato la morte per incidenti stradali, ma anche un richiamo affinché la strada non faccia più vittime: questo è lo scopo per cui sabato 20 giugno è stata inaugurata una panchina bianca. Il luogo scelto è il piazzale davanti alla chiesa di San Barnaba in Gratosoglio, in via Achille Feraboli 27, la parrocchia che Cecilia frequentava e nella quale, alle 18 di sabato 20, si è tenuta la Messa di suffragio, alla vigilia di quello che sarebbe stato il suo settantaduesimo compleanno. Così hanno voluto i figli Gaetano e Filippo, insieme alle sorelle della donna, presenti con loro nelle prime panche.

Nell’omelia il dolore insanabile di una comunità

Nel corso della Messa, don Davide Bertocchi, vicario parrocchiale della Comunità pastorale Visitazione della Beata Vergine Maria in Milano, che comprende San Barnaba, ha fatto riferimento più volte a come la tragedia di Cecilia e della sua famiglia abbia segnato, negli ultimi mesi, anche la comunità civile, lasciando spesso senza parole, o sprecando parole inutili. Un dolore insanabile, come è insanabile il fatto che dei minorenni siano arrivati a fare del male a quella donna.

Il diluvio universale, raccontato nei primi capitoli della Bibbia, nel libro della Genesi, da cui è stata tratta la prima lettura secondo la liturgia del giorno, rimanda a «una violenza tale, di cui la terra è piena» e di cui hanno subito le conseguenze sia Cecilia con i suoi cari, sia coloro che l’hanno investita. Lo stesso sentimento di dolore per aver creato l’uomo rivelatosi capace di tale malvagità, che coglie Dio nel testo biblico, prende spesso anche i credenti e quanti dicono di non credere.

Inaugurazione della panchina bianca in memoria di Cecilia De Astis e di tutte le vittime della strada. .
Inaugurazione della panchina bianca in memoria di Cecilia De Astis e di tutte le vittime della strada.

Ci sono giusti che salvano il mondo

Di fronte a questa furia devastatrice, Dio si pente di essersi pentito e riconosce: «Ci sono dei giusti che danno speranza che non è un destino inevitabile, quello del male che travolge tutto». Uno di questi è Noè, ma vale anche per i membri dell’Associazione Italiana Vittime della Strada (Aivis), che stanno sostenendo i familiari di Cecilia a cominciare dagli aspetti legali. All’inaugurazione erano presenti la presidente e fondatrice, Manuela Barbarossa, e l’avvocato Giuseppe Bellanca, vicepresidente.

Al male in tutte le sue forme, evidenziate anche dal passo della lettera di san Paolo ai Galati che costituiva la seconda lettura, si oppone il “ma” incarnato dalla presenza di Gesù, che ha sperimentato su di sé il dolore più grande nel momento della crocifissione, ma ancora prima ha dichiarato: «Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».

Così «anche quella panchina che lasceremo come ricordo, come presenza, diventi, per tutti quelli che passano, per tutti quelli che leggeranno la targa, la possibilità che forse possiamo ancora una volta non arrenderci all’idea che il male invada tutto, distrugga tutto, “ma” c’è qualcosa che invece ci da la speranza, che possiamo ancora rinascere, che ce la possiamo ancora fare».

Panchina Bianca in memoria di Cecilia De Astis e di tutte le vittime della strada.
La panchina Bianca in memoria di Cecilia De Astis e di tutte le vittime della strada con il cuore di Greg.

L’inaugurazione

Terminata la Messa, si è tenuto il momento istituzionale d’inaugurazione della panchina. Manuela Barbarossa di Aivis ha sottolineato, come già don Davide nelle parole prima della benedizione finale della Messa, che il bianco non è un colore di lutto come nelle culture orientali, ma di luce, e che «la memoria non è un archivio, ma un accompagnamento delle persone che non ci sono più». La panchina, quindi, rappresenta un «sedere da soli con sé stessi, ma anche insieme a quelle persone, per ricordarle». Ha concluso con un auspicio: che i ragazzi delle scuole vengano portati alla panchina, per aumentare la loro consapevolezza verso il tema degli incidenti stradali.

Invece, secondo Natale Carapellese, presidente del Municipio 5, la panchina ha un duplice scopo: «unire la comunità in una coesione sociale che non può venire meno» e «credere in società più giusta, che perdona dando fiducia al bene che possiamo portare».

Quanto a Gregorio Mancino, in arte Greg, che sulla panchina ha dipinto in precedenza (ci scusiamo per aver segnalato, erroneamente, che l’avrebbe fatto al momento dell’inaugurazione) uno dei cuori colorati per cui è diventato famoso, ha commentato che la panchina è un atto d’amore: «Il cuore che dipingo gira il mondo: in questo punto vuole creare amore, non vendetta».

Prima delle sue parole, Barbarossa e Carapellese hanno scoperto la panchina, su cui hanno posato un mazzo di fiore i figli della signora Cecilia. Di lì a poco, insieme a don Paolo Steffano, responsabile della Comunità pastorale della Visitazione, hanno piantato un albero di ulivo, non lontano dalla panchina stessa.

Il momento commemorativo si è concluso con l’ascolto della canzone Basta vittime, scritta e interpretata da Roberto Tropea, dedicata a quanti sono morti sulla strada: «Non è rabbia che passa, è memoria che cammina», recita a un certo punto: è adatto anche alla situazione che ha condotto a collocare la seconda panchina bianca milanese di fronte alla chiesa di San Barnaba.

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