Hoepli a Milano è una luce per la città che non deve spegnersi

Parla Nino Romeo, per 26 anni responsabile del reparto fotografia della storica libreria: «Abbiamo dato a Milano gli anticorpi: curiosità, sapere, senso critico»

Parla Nino Romeo, per 26 anni responsabile del reparto fotografia della storica libreria: «Abbiamo dato a Milano gli anticorpi: curiosità, sapere, senso critico»

Da Hoepli si respira tanta storia, ma anche tanta preoccupazione. Dopo 156 anni di attività, la libreria milanese si trova in una fase molto delicata e il rischio chiusura è concreto. La città in queste settimane si è mobilitata, per impedire che un punto di riferimento culturale e sociale di tale importanza scompaia senza lasciare traccia. Ma insieme allo shock della città, c’è anche quello degli 89 lavoratori di Hoepli, sulla graticola da mesi, che attendono di conoscere il loro destino da parte dei liquidatori.

Nino Romeo è uno di loro. Da 26 anni responsabile del reparto fotografia della storica libreria e a sua volta fotografo professionista e docente, operatore culturale e fondatore di CameraSudMilano con, il quale da anni documenta gli aspetti nascosti e periferici di Milano «in tutti sensi», precisa. Per lui la notizia dello stato di crisi non è stato un fulmine a ciel sereno. «I segnali di un progressivo disinteresse da parte della proprietà c’erano tutti da tempo.

Di fronte a una crisi del mercato, come librai, avevamo fatto delle proposte per operare in questi momenti di crisi: iniziative culturali, incontri, ma anche aggiustamenti strutturali. Per esempio abbassare magari di un piano la libreria, cambiare ruoli anche ai librai. Insomma, avevamo studiato delle proposte, tutte inascoltate. Poi due anni fa, a ottobre, con l’imposizione di un taglio drastico delle novità e dei rifornimenti, c’è stata la netta sensazione della volontà di arrivare a una crisi».

I librai di Hoepli con le braccia alzate, a destra Nino Romeo

Voi cosa avete fatto?

«Abbiamo chiesto un confronto con la proprietà, che però non c’è mai stato. La situazione poi è progressivamente peggiorata e una istituzione cittadina speciale come Hoepli è entrata in crisi».

Ma cosa rende speciale Hoepli?

«È un soggetto culturale che esiste dal 1870, in cui è presente tutta la filiera del libro. Molti dicono che la struttura è un unicum: è vero. L’unicum siete voi, siamo noi. Sono i lavoratori, ma anche i clienti e i fornitori. Non è retorica. La libreria è cresciuta grazie anche ai nostri clienti e ai nostri fornitori. Qui chi entra non è mai stato un soggetto passivo. Molti libri sugli scaffali nascono proprio dai suggerimenti dei clienti».

Un legame che è molto più di una semplice relazione commerciale.

«È un sostegno tra uguali. La storia siamo noi. E noi lavoratori siamo consapevoli di aver scritto una parte della storia di Milano».

Flash mob in favore della libreria

Come ha risposto la città alla notizia della vostra chiusura?

«Negli ultimi giorni, come sappiamo, intorno alla Hoepli si è creata una forte mobilitazione. Clienti, cittadini e lavoratori si sono ritrovati fianco a fianco. È successo qualcosa di particolare: dovremmo essere noi ad aver bisogno di sostegno, e invece siamo noi a sostenere i nostri clienti. Ci abbracciamo, ci guardiamo negli occhi. Non servono parole».

Ecco, i clienti. La reazione della città all’ipotesi di chiusura c’è stata.

«Sì, abbiamo ricevuto moltissime attestazioni di stima e solidarietà. Personalmente non riesco a contare le persone che mi hanno contattato, non solo da Milano e dalla zona sud, ma da tutto il mondo».

Da tutto il mondo?

«Sì, nell’arco della mia vita professionale in Hoepli ho organizzato tante mostre con giovanissime autrici e autori che sono poi diventati professionisti, che ora lavorano in tutto il mondo. Clienti e amici che mi hanno scritto da paesi come l’Australia, la Svezia, l’Inghilterra. La notizia della chiusura non si è fermata ai confini della città».

L’attore Giacomo Poretti

Hoepli ha attraversato altri momenti difficili.

«Abbiamo superato due guerre, tante crisi, anche il Coronavirus. In cambio abbiamo dato a Milano degli anticorpi: la curiosità, il sapere, il senso critico. Sono valori che non possono scomparire. Siamo stati, e siamo ancora, una luce in un mondo dove la cultura è sempre più sotto attacco, dove i presìdi culturali diminuiscono e le risorse si riducono».

Cosa prevedi accadrà?

«Difficile dirlo. Siamo in liquidazione, ma noi, finché potremo, terremo accese queste luci. Noi lo faremo, ma abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni. La cultura non si liquida. La vicenda Hoepli non riguarda solo una libreria: è il simbolo di una trasformazione profonda che attraversa le città e i loro luoghi di cultura. La domanda che ci dobbiamo porre resta aperta: che spazio vogliamo dare, oggi, a questi presìdi fondamentali?».

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