Parco Agricolo Sud: un fiore all’occhiello di 47mila ettari naturali

È la zona verde periurbana più vasta d’Europa, facilmente raggiungibile con aziende agricole, allevamenti e importanti aree naturali che il neopresidente Andrea Checchi intende valorizzare

È la zona verde periurbana più vasta d’Europa con aziende agricole, allevamenti e importanti aree naturali che il neopresidente Andrea Checchi intende valorizzare

Lago Carcana, a San Pietro Cusico

di Marco Gambetti

Andrea Checchi, già sindaco di San Donato per due mandati, è stato eletto presidente del Parco Agricolo Sud Milano nel settembre scorso. Una presidenza che inaugura una stagione di maggiore autonomia, introdotta dalla legge regionale del 2022, che apre alla possibilità di affiancare, all’imprescindibile finalità di salvaguardia, obiettivi nuovi, come lo sviluppo di un’agricoltura al passo con i tempi e una valorizzazione del suo patrimonio economico, storico, religioso, naturalistico.

«Ci troviamo di fronte a una grande opportunità – spiega Andrea Checchi -, l’intendimento dei legislatori è stato proprio quello di dare autonomia al Pasm che è diventato il 24esimo parco di Regione Lombardia. Il Pirellone crede nel parco agricolo e per questo investe risorse importanti per supportare la nuova fase di rilancio».

Lei considera l’attuale struttura di governance adeguata ad affrontare le sfide del futuro?

«Il Consiglio di gestione del parco sta cercando un equilibrio che tenga insieme tutti gli attori coinvolti. In qualità di presidente, io ho un impegno nei confronti di tutti coloro che mettono le risorse, quindi non solo verso Regione Lombardia, ma anche nei confronti dei 60 Comuni che rientrano nel perimetro del parco, e di Città Metropolitana che ha fatto sì un passo indietro dal punto di vista della responsabilità gestionale, ma non rispetto all’investimento sostenuto».

Gioia Gibelli, architetto del paesaggio e grande conoscitrice del territorio del sud Milano, intervistata dal nostro giornale recentemente, dichiara che il parco agricolo dovrebbe trasformarsi in una sorta di laboratorio a cielo aperto in cui sperimentare nuove forme di agricoltura che sostengano la transizione climatica ed ecologica, ridefinendo il rapporto tra città e campagna, la cui cesura si è fatta sempre più netta e marcata. È d’accordo con questa visione?

«La vocazione agricola rimane centrale. I numeri parlano chiaro: sono circa un migliaio le aziende operanti all’interno del parco, la maggior parte con la compresenza di allevamenti. Il fatto che Gioia Gibelli e le altre nove componenti del Consiglio di gestione siano state individuate e scelte tra professionalità di altissimo livello sono certo ci darà l’opportunità di sviluppare forme e tecniche di coltivazione sempre più sostenibili, ma, direi, anche una rivalutazione del reticolo idrico di cui la campagna milanese è particolarmente ricca, coinvolgendo i soggetti competenti, ovvero Metropolitana Milanese (Servizio Idrico Integrato) e Gruppo Cap. Il modo in cui possiamo contribuire al recupero di un rapporto più armonioso e osmotico tra città e campagna credo possa avvenire, innanzitutto, attraverso una migliore fruizione del parco che vorremmo diventasse sempre più conosciuto, frequentato e vissuto dai cittadini.

A questo fine, vorremmo farci accompagnare da due nuove strutture. La prima è quella delle Gev, le guardie ecologiche volontarie, già operanti a livello di area metropolitana, ma che noi vorremmo costituire in un corpo specifico per il parco agricolo, attribuendo loro, oltre al monitoraggio e al controllo del territorio, anche attività di carattere educativo in collaborazione con le scuole. L’altra è quella di un rilancio dei “Punti parco” che, oltre alla tutela e valorizzazione dei beni del parco – in cui, ricordo, ricadono sei aree naturali – potrebbero trasformarsi anche in veicoli di promozione».

Castello Visconteo a Buccinasco

Sul fronte dell’aspetto della promozione del territorio, il parco ha i numeri per affiancare alla vocazione agricola anche una funzione ricreativa e turistica?

«Uno degli obiettivi che considero strategico per il prossimo quinquennio di governo del parco agricolo è quello di dargli una forte identità lavorando su due filoni paralleli. Il primo riguarda il tema degli accessi. I cittadini devono avere la consapevolezza e la netta percezione di entrare in un’area con determinate caratteristiche: un parco con una vocazione agricola ma al tempo stesso godibile, fruibile, ed esteticamente bello.

Penso, ad esempio, ad una rivisitazione della cartellonistica, e, più in generale, all’implementazione di strategie e strumenti di comunicazione adeguati e al passo con i tempi che consentano una fruizione e un’interazione efficace con la cittadinanza. Il secondo ambito di intervento, altrettanto cruciale, è quello di dotarsi di un marchio Pasm di tutela agroalimentare, con l’obiettivo, entro cinque anni, di vederlo presente ed esposto negli scaffali dei grandi magazzini come già accade per altre realtà locali».

Rimanendo sul tema della fruizione del parco, mobilità dolce e cicloturismo ne sono un aspetto centrale, ma ancora, davvero, poco sviluppato.

«Concordo sulla centralità del tema. Non a caso, tra le prime questioni che il Consiglio di gestione sta affrontando c’è quella di darci un’idea regolamentativa su come realizzare i percorsi ciclopedonali. Sono sufficienti le cosiddette le strade poderali, o va rafforzato il sistema? Io propendo più per il secondo approccio, che ritengo consenta una maggiore e migliore fruizione da parte dei cittadini; da applicarsi, naturalmente, con criterio, senza penalizzare l’ambiente.

Credo, inoltre, sia importante promuovere itinerari che mettano in connessione le eccellenze del parco. Mi viene in mente un percorso che potrebbe “toccare” il castello mediceo di Melegnano, il complesso monumentale di Rocca Brivio, le abbazie di Viboldone e di Chiaravalle, con la possibilità di soggiornare nel borgo. Un percorso che consentirebbe di visitare beni dal significativo valore storico e artistico, a oggi ancora poco conosciuti e frequentati».

Il parco agricolo potrebbe diventare una risorsa importante per sperimentare nuovi modelli di vita più sani e a misura d’uomo?

«Abbiamo la fortuna di avere a disposizione il parco periurbano più grande d’Europa. Credo che il primo passo di questa nuova fase di vita sia quello di rendere consapevoli le istituzioni, le amministrazioni e i cittadini delle potenzialità del parco agricolo che può, certamente, contribuire a ispirare stili di vita, professioni, modi di vivere la metropoli più sostenibili.

È una sfida affascinante che necessita di un lavoro coeso e di squadra. Di fronte a interessi e bisogni per forza di cose differenti, data la “scala” diversa delle realtà amministrative coinvolte, è fondamentale svolgere un lavoro collettivo di senso e di significato condiviso. L’obiettivo comune dovrà essere quello di far “decollare” il parco senza snaturarlo».

No a una nuova tangenziale e ai data center

Il presidente del Parco Agricolo Sud Milano Andrea Checchi si è espresso contro l’ipotesi d una nuova tangenziale la Tesm (Tangenziale Esterna Sud Milano), che attraversi il territorio del Parco, per collegare la A1 a la A7. Il progetto è in discussione in Regione all’interno del percorso di aggiornamento del Piano Regionale Mobilità e Trasporti (Prmt).

«No ai data center nel Parco Sud». Così il consigliere regionale del Pd in Lombardia, Simone Negri, è intervenuto questa mattina al termine delle audizioni che si sono tenute in commissione Territorio con Legambiente, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra, Federparchi, Parco Agricolo Sud Milano, Associazione Parco Agricolo Sud Milano, Associazione Terra e Salviamo il Paesaggio, in relazione a due progetti di legge che tracciano le linee per gli insediamenti dei centri dati.

«Le richieste di insediamento di data center nel Sud Milano – sottolinea Negri – sono davvero tante e concentrate. È dovere della Regione arginarne e distribuirne la diffusione con una normativa adeguata. Gli insediamenti devono essere vietati nelle aree del Parco sud, che sono certamente appetibili per gli investitori perché di utilizzo più semplice rispetto alle aree dismesse, che spesso richiedono bonifiche. Ma non è nemmeno pensabile insediarli in un’area sottoposta a tutela, a vocazione agricola, compromettendone oltretutto irrimediabilmente il paesaggio».

I punti di forza del Pasm

I numeri
47 mila ettari di estensione, 60 Comuni inclusi, oltre 900 aziende agricole attive.

Abbazie e Santuari
Abbazia di Chiaravalle (Milano), Abbazia di Viboldone (San Giuliano Milanese), Abbazia di Mirasole (Opera), Santuario di Santa Maria Addolorata (Cernusco s/N), Santuario Beata Vergine dei Miracoli (Corbetta), Santuario Santa Maria ad fontem (Locate Triulzi), Santuario Beata Vergine Maria Addolorata (Rho).

Castelli, rocche e siti fortificati
Castello di Binasco, Castello di Cusago, Castello mediceo di Melegnano, Castello di Peschiera Borromeo, Castello Cassino Scanasio di Rozzano, Castello di Tolcinasco (Pieve Emanuele), Rocca viscontea di Lacchiarella, Rocca Brivio (San Giuliano Milanese), Castello di Locate Triulzi.

Bando: Cercasi direttore
In data 12 febbraio è stato pubblicato il bando per il reclutamento del Direttore del Parco Agricolo Sud Milano per il quinquennio 2026 – 2031. La scadenza per presentare le candidature sul portale inPA (https://www. inpa.gov.it) è fissata al 13 marzo. Selezione per titoli e colloquio.

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