Da 17 anni i residenti e il Municipio chiedono senza successo al Comune la posa dei dissuasori di velocità

Via Selvanesco, situata ai margini del Municipio 5 di Milano, rappresenta oggi un paradosso urbano. Nonostante il potenziale e l’intrinseca bellezza di questa “via di campagna” cittadina, la realtà quotidiana parla di una strada ostaggio di velocità eccessiva e scarsa sicurezza per pedoni e ciclisti. Attraversare la strada, soprattutto sulle strisce, è diventato un vero e proprio azzardo.
Il fallimento dei dissuasori ottici
Nel tratto compreso tra la rotonda di via dei Missaglia e l’incrocio con via Fratelli Fraschini, sono presenti due attraversamenti pedonali. La sicurezza è affidata ai cosiddetti “dissuasori ottici“, strumenti che la Direzione Mobilità continua a proporre ma che si sono rivelati totalmente inadeguati.
Gli utenti deboli della strada — pedoni, anziani e bambini — denunciano quotidianamente l’inefficacia di queste segnaletiche, che non riescono a frenare i comportamenti antisociali di molti automobilisti.

Le richieste dei residenti: petizioni e flash mob
La battaglia per la messa in sicurezza di via Selvanesco dura da anni, le prime richieste documentate risalgono a 17 anni fa. I cittadini si sono mobilitati su più fronti per chiedere interventi strutturali con raccolte di firme e flash mob, a cui si sono aggiunte delibere del Municipio 5.
Perché servono dissuasori di velocità reali
«Senza interventi fisici di moderazione della velocità (come cuscini berlinesi, attraversamenti rialzati o autovelox), le strisce pedonali di via Selvanesco sembrano quasi un “tiro al bersaglio” – sostengono i residenti -. La cronaca degli incidenti stradali a Milano è già troppo ricca di tragedie: non possiamo aspettare che accada l’irreparabile prima di intervenire».

Quando arriverà la messa in sicurezza?
Al momento la domanda di sicurezza rimane senza risposta: «Quando verrà effettuato un intervento definitivo? Mettere in sicurezza via Selvanesco – ribadiscono a gran voce i residenti – non è solo una questione di viabilità, ma di tutela della vita umana».
