Inaugurata nella sede dell’Opera Cardinal Ferrari di via Boeri un’esposizione di oggetti e mobili appartenuti al cardinal Ferrari che fu arcivescovo di Milano dal 1894 al 1921. Secondo il presidente di Opera, Luciano Gualzetti, sarà una nuova occasione per incontrare gli “invisibili” della società attraverso la figura del cardinale
di Emilia Flocchini
Foto Fabio Viganò

Una nuova occasione per scoprire la vicenda di un uomo che ha dato tanto alla città di Milano e che è stato sia consapevole delle sfide del suo tempo, sia attento ai bisogni dei più poveri. Questa è l’intenzione che ha portato Opera Cardinal Ferrari ad allestire, con il supporto dell’agenzia Nuly & Nuly Pubblicità di Milano, la Camera del Beato Cardinal Andrea Carlo Ferrari, inaugurata nel pomeriggio di lunedì 8 dicembre. Una data scelta non a caso: nello stemma episcopale di Ferrari, infatti, è presente l’immagine di Maria Immacolata, a cui si riferisce anche il Tu fortitudo mea (Tu sei la mia forza) del motto sottostante.
La camera e gli arredi
L’ambiente si trova nella sede di via Giovanni Battista Boeri 3, poco dopo le scale dell’ingresso. È una piccola stanza, larga venticinque metri, in cui sono stati trasferiti i mobili precedentemente custoditi dalla Compagnia di San Paolo, l’Istituto secolare che ha visto il cardinale tra i suoi ispiratori. Spicca il letto, lo stesso da cui Ferrari, che aveva visitato la diocesi intera per tre volte, non poté più muoversi a causa della malattia, precisamente un tumore alla gola, che lo condusse alla morte il 2 febbraio 1921: fu la gente, a quel punto, a venire da lui. Gli altri arredi sono la scrivania, su cui ha scritto, letto e meditato; l’inginocchiatoio, segno della sua preghiera e rimando alla guarigione, ritenuta miracolosa, di una bambina di tre anni, che a sua volta si era inginocchiata lì; l’orologio, che segna ancora l’ora della sua morte, ovvero le 17.55.
I paramenti e gli abiti
Nell’ambiente sono presenti anche alcuni paramenti e abiti sacri, segni del suo ministero sacerdotale ed episcopale, che non sono stati restaurati, ma semplicemente ripuliti, per mantenere vivi i segni del tempo e dell’uso.

La malattia
Una teca più piccola contiene invece oggetti perlopiù legati al tempo della malattia, per la quale Ferrari fu curato e operato rimanendo nel Palazzo arcivescovile di Milano. Ne è segno anche una delle ultime fotografie, espressione efficace di quella frase, «Così si muore», scritta di suo pugno poco prima del trapasso. Per concessione dell’Arcidiocesi di Milano, sono esposti nella medesima teca anche l’anello vescovile e una croce pettorale.
Un pannello interattivo e un filmato raccontano la vita del cardinale
La Camera del Cardinale non è visitabile direttamente, ma visibile attraverso due vetrate, una più piccola e una più ampia. Un pannello interattivo permette di approfondire la storia e il messaggio dietro ogni singolo oggetto, ma anche di vedere un breve filmato con le date più significative del percorso di Ferrari, dalla nascita nei pressi di Parma fino all’impegno come guida delle diocesi di Guastalla, Como e Milano, culminando con la beatificazione, avvenuta il 10 maggio 1987.
L’intervento del presidente Luciano Gualzetti
Nel corso dell’incontro di presentazione della Camera, Luciano Gualzetti, dal 17 luglio 2024 presidente di Opera Cardinal Ferrari, ha ammesso di conoscere di fama il cardinale, ma che solo dopo l’inizio di questo suo nuovo compito ne ha afferrato pienamente il peso per la città di Milano, oltre che per la diocesi. Ha quindi appoggiato il progetto dell’esposizione, affinché anzitutto gli oltre duecentoventi volontari che garantiscono le numerose attività, quindi i “Carissimi”, ossia quanti usufruiscono dei servizi, possano capire perché l’Opera porta il suo nome. Oggi essa è ancora un luogo vivo, dove incontrare persone che, secondo Gualzetti, «rischiano di essere non solo scarti, ma invisibili» a causa del benessere che «rende ciechi» evocato da papa Leone XIV nell’esortazione apostolica Dilexi te.
Monsignor Mario Delpini: «Cardinal Ferrari esempio di vita come vocazione»
Monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, ha sottolineato che la testimonianza del cardinal Ferrari e della gente del suo tempo, caratterizzato da inquietudine sociale, da una politica liberale e da un contesto di guerra, continua attraverso persone che «fanno cultura» ad ampio raggio: intendono con generosità il servizio, la povertà «non come richiesta di beneficenza, ma relazione che fa crescere chi dà e chi riceve» e la vita come vocazione, espressa attraverso le altre realtà sostenute dal cardinale, come gli oratori, la Compagnia di San Paolo e la galleria d’arte sacra contemporanea di Villa Clerici.

Le testimonianze
I segni di questa presenza, durante la presentazione, sono stati ancora più evidenti grazie alle testimonianze di Eleonora Scolastico, presidente della Compagnia di San Paolo, del volontario di Opera Cardinal Ferrari Andrea Ferradini e di Danila, una “Carissima” di nazionalità romena che ha trovato un’occasione di riscatto rimettendosi a servizio della stessa Opera da cui era stata accolta nel 2008. Poco dopo, monsignor Delpini ha inaugurato e benedetto la Camera del Cardinale, il cui accesso è libero ma soggetto a prenotazione scrivendo a museo@operacardinalferrari.it.
