Grazie alle fitte rotte commerciali tipiche della nostra era globale, sempre più frequentemente specie alloctone migrano dalle loro terre d’origine verso i nostri ecosistemi e in molti casi, prive di antagonisti naturali, li colonizzano, generando impatti profondamente negativi sull’habitat, sulla salute umana e sull’economia.
Come evidenziato dagli esperti, la causa primaria della diffusione incontrollata di molte specie alloctone risiede in una grave carenza di cultura ambientale: troppi esemplari, infatti, vengono tuttora rilasciati deliberatamente in natura da persone inconsapevoli dei danni devastanti che un simile gesto può arrecare all’equilibrio di interi ecosistemi.
La Città metropolitana di Milano e l’intera Lombardia registrano una presenza massiccia di questi “infiltrati”, arrivati sia clandestinamente sia intenzionalmente per scopi commerciali, venatori o ricreativi. Gli insetti guidano le fila delle infiltrazioni clandestine, seguiti da mammiferi, crostacei e pesci introdotti dall’uomo. A oggi, il monitoraggio, il controllo e i tentativi di eradicazione condotti dagli enti regionali e territoriali preposti risultano complessi e spesso tardivi, con la facile previsione di danni incalcolabili per il futuro.
La vera sfida per il domani non è solo il contenimento delle specie alloctone dannose, ma la consapevolezza dei cittadini. La scommessa decisiva si gioca proprio sull’educazione della cittadinanza, a partire dall’età scolare, alla conoscenza e al rispetto della natura e dei suoi delicatissimi equilibri. È solo l’inizio di un percorso necessario e fondamentale, purtroppo ancora ai suoi primi passi ma che sarà da incentivare nell’interesse nostro e delle generazioni future.
Insetti e animali: la top ten degli infiltrati
1. Cimice asiatica (Halyomorpha halys)
Originaria dell’Asia Orientale, è giunta in Lombardia prevalentemente tramite merci transitate dalla Svizzera che contenevano uova, forme giovanili o adulti della specie. È una specie polifaga che attacca oltre 100 varietà vegetali, tra cui alberi da frutto, legumi e cereali. Punge i tessuti per succhiarne i liquidi e introduce enzimi litici (che compromettono l’integrità delle cellule, NdR.), causando malformazioni e un drastico calo quantitativo e qualitativo della produzione agricola.
2. Metcalfa (Metcalfa pruinosa)
Dall’America del Nord, questo insetto è stato introdotto tramite il commercio di prodotti vegetali vivi, legname e veicoli infetti. Si nutre di linfa vegetale, colpisce il settore agricolo, con forti ripercussioni sulle coltivazioni di soia e sulla produzione di frutta (in particolare uva, pere, mele, pesche e agrumi).
3. Cocciniglia dai filamenti cotonosi (Takahashi japonica)
Originaria dell’Asia orientale, è stata osservata per la prima volta in Lombardia nel 2017. Facilmente riconoscibile per gli ovisacchi bianchi e cotonosi a forma di anello che ornano i rami, contenenti migliaia di uova, infesta un numero incalcolabile di alberi nei parchi milanesi, diffusa dal vento e dai residui di potatura. Sebbene non sia letale per le piante infestate, è oggetto di attento monitoraggio
4. Nutria o castorino (Myocastor coypus)
Mammifero roditore sudamericano, è stato introdotto nel secolo scorso come animale da pelliccia. Esemplari fuggiti dagli allevamenti e rilasci intenzionali hanno consentito alla specie, assai prolifica, una notevole diffusione. Con una popolazione stimata in ben 2 milioni di esemplari in Lombardia, questo roditore erbivoro devasta le colture (mais, granoturco, barbabietola), scava gallerie negli argini e altera i sistemi di drenaggio provocando inondazioni.


5. Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii)
Crostaceo originario del Sud degli Stati Uniti, introdotto dagli anni Settanta per scopi alimentari e acquacoltura. Fuga dagli allevamenti e rilasci intenzionali per la pesca sportiva e per ripopolare ambienti acquatici ne hanno consentito ampia diffusione. È altamente resistente agli stress ambientali (inquinamento, scarsità d’ossigeno) e rapido negli spostamenti (4 km al giorno). Scava gli argini in verticale, causandone il collasso durante le piene. È un predatore onnivoro e vorace che altera la catena alimentare, distrugge i siti di frega (in cui i pesci si riproducono e depongono le uova, NdR.) e trasmette patologie.
6. Silvilago o minilepre (Sylvilagus floridanus)
Originaria dell’America, è stata introdotta per scopi venatori in alternativa alle specie native. Danneggia le colture in crescita (soia, frumento, mais, giovani pioppi e viti), entra in forte competizione con la lepre europea e il coniglio selvatico, ed è portatrice di un fungo dermatofita trasmissibile all’uomo.
7. Scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinensis)
Arrivato dal Nord America, si è diffuso a Milano a causa di rilasci intenzionali e introduzione in parchi privati. Più aggressivo e nove volte più vorace dello scoiattolo rosso autoctono, lo sta progressivamente soppiantando. Divora gemme e cortecce mettendo a rischio la stabilità degli alberi, con forti minacce per frutteti e vigne.
8. Testuggine americana (Trachemys scripta)
Originaria del Nord America, è stata introdotta come animale da acquario o terrario. Rilasci intenzionali e fughe accidentali ne hanno permesso la diffusione in laghetti urbani, fiumi e paludi. È una vorace predatrice di crostacei, pesci, anfibi e insetti come le libellule, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della fauna locale.
9. Pesce siluro (Silurus glanis)
Originario da una vasta area che va dal fiume Reno all’Asia occidentale, è stato introdotto per la pesca sportiva. Fughe accidentali e rilasci intenzionali ne hanno favorito la diffusione. È un top predator d’acqua dolce assai resistente all’inquinamento, ampiamente diffuso nel Po e nei laghi prealpini. Divora qualsiasi specie ittica autoctona, anfibi, piccoli mammiferi e uccelli, danneggiando gravemente la pesca professionale a fronte di un valore commerciale nullo delle carni.
10. Pseudorasbora (Pseudorasbora parva)
Originaria dell’Asia orientale, è stata introdotta accidentalmente in Europa nel 1961 insieme ad avannotti di carpa. Questo piccolo pesce si nutre di zooplancton e uova altrui, e si riproduce molto rapidamente. Compete con le specie native ed è vettore del patogeno Sphaerothecum destruens, responsabile di gravissime morie tra i salmonidi, che penalizzano l’acquacoltura.


Le 10 piante che fanno danni
1. Ambrosia (Ambrosia artemisiifolia)
Originaria del Nord America, è stata introdotta tramite partite di sementi commerciali contaminate. Competitiva al punto da soppiantare la flora locale rilasciando sostanze che inibiscono la crescita di altre piante, il suo polline è fortemente allergenico e causa riniti e asma, comportando ingenti costi sanitari e di manutenzione per gli sfalci pubblici.
2. Ailanto (Ailanthus altissima)
Origine: Asia orientale. Introdotta a fini ornamentali, forestali e per l’allevamento di falene, si propaga naturalmente tramite vettori involontari (uomo, macchine agricole e da sfalcio). Altera la biodiversità boschiva e fluviale secernendo inibitori della crescita di altre piante. Il suo polline è allergenico e il contatto con la pianta provoca dermatiti. Danneggia economicamente le infrastrutture stradali, ferroviarie e i manufatti storici.
3. Buddleja o albero delle farfalle (Buddleja davidii)
Originaria della Cina, introdotta a scopi ornamentali e per attirare lepidotteri, si diffonde soprattutto tramite vento, acqua e scarti di potatura. Specie altamente invasiva che colonizza le sponde dei corsi d’acqua a scapito delle specie native. Sebbene attiri gli impollinatori, incide anche sull’incremento delle zanzare. Arreca danni economici lungo strade e ferrovie.
4. Caprifoglio giapponese (Lonicera japonica)
Origine: Asia orientale. Usata come pianta ornamentale nei giardini pubblici e privati. Si propaga tramite scarti di potatura ed escrementi di animali che ne mangiano i frutti. Prolifera a svantaggio delle specie autoctone ed è un noto vettore della mosca del ciliegio che ne danneggia i frutti.


5. Senecione sudafricano (Senecio inaequidens)
Origine: Sud Africa. Introdotto involontariamente con partite di lana e altre merci contaminate. I suoi semi leggeri si disperdono facilmente nell’aria, colonizzando margini stradali, ferrovie e campi agricoli. Contiene pirrolizidina, un alcaloide tossico e potenzialmente letale, rintracciato persino nel miele e nel latte del bestiame al pascolo.
6. Zucca spinosa o zucca matta (Sicyos angulatus)
Origine: Nord America. Introdotta come ornamentale e come portainnesto per il cetriolo, produce molti semi che si propagano naturalmente. Rampicante infestante ed estremamente aggressivo nei campi intensamente coltivati e irrigati, occupa rapidamente ampie aree soffocando la vegetazione esistente, in particolare lungo i corsi d’acqua.
7. Pioggia d’oro maggiore (Solidago gigantea)
Origine: Nord America. Importata a scopo ornamentale e mellifero. Vento e acqua ne disperdono i semi. Rilascia composti che inibiscono lo sviluppo delle specie autoctone, riduce il valore foraggero dei pascoli, produce polline allergenico (febbre da fieno) e può fungere da vettore per patogeni dannosi a colture e foreste.
8. Gelso da aarta (Broussonetia papyrifera)
Origine: Asia orientale. Introdotto per scopi ornamentali e per l‘industria della carta. Avifauna e acqua ne favoriscono la diffusione. Inibisce il rinnovamento della flora locale, assorbe enormi quantità d’acqua sottraendola alle altre piante e produce un polline altamente allergenico che causa gravi disturbi respiratori.
9. Topinambur (Helianthus tuberosus)
Origine: Nord America. Coltivato per uso alimentare e ornamentale. Si propaga lungo i fiumi grazie alla corrente, formando fitti banchi monospecifici che limitano lo sviluppo di altre piante. Il suo apparato radicale debole non resiste alle piene, aumentando l’erosione delle sponde fluviali.
10. Vite del Canada (Parthenocissus quinquefolia)
Origine: Nord America. Utilizzata come rampicante e tappezzante ornamentale. Si propaga rapidamente a scapito della flora locale, minacciando boschi alluvionali e bordi di campi agricoli. Produce bacche tossiche, se ingerite, e una linfa irritante per il contatto cutaneo.

