Nuovo veleno nel Naviglio Grande: scatta il divieto di usare l’acqua tra Robecco e Boffalora

A meno di una settimana dal disastro che ha colpito Milano, una seconda chiazza di idrocarburi devasta il canale tra Boffalora e Robecco. I tecnici: «Odore più acre, ma l'impatto è contenuto»
ll Naviglio a Robecco.
ll Naviglio a Robecco.

L’incubo ambientale torna a scorrere lungo il Naviglio Grande. A meno di sette giorni dal maxi-sversamento che ha avvelenato 28 chilometri di canale fino alla Darsena di Milano, una nuova scia oleosa rischia di mettere in ginocchio l’ecosistema locale, sollevando un’ondata di sdegno per quello che le autorità definiscono senza mezzi termini un «gesto inaccettabile».

L‘allarme è scattato nella mattinata di giovedì nei pressi del depuratore di Robecco sul Naviglio, preannunciato da un forte e penetrante odore chimico. Immediata la risposta dell’amministrazione comunale, che ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente per vietare a scopo cautelativo qualsiasi utilizzo delle acque. Nel frattempo, i campioni prelevati sono già all’esame dei laboratori per identificare con precisione la natura del contaminante.

Gli esperti di Cap Holding, la società pubblica che gestisce il servizio idrico integrato nella Città Metropolitana, tracciano un primo bilancio e individuano due elementi di discontinuità rispetto all’episodio di venerdì scorso. L‘esalazione percepita sul posto è apparsa decisamente più pungente e acida rispetto alla precedente marea nera, dettaglio che fa ipotizzare una matrice chimica differente. Grazie al tempestivo intervento dei soccorsi, il carico inquinante è stato bloccato lungo un tratto di cinque chilometri compreso tra Boffalora sopra Ticino e Robecco, sventando il rischio che i veleni raggiungessero nuovamente il cuore del capoluogo lombardo.

Mentre le squadre d’emergenza lavorano senza sosta per contenere ed aspirare la macchia idrocarburica, resta ferma la condanna delle istituzioni di fronte a quello che viene definito un “gesto inaccettabile”.

Le forze dell’ordine e i tecnici ambientali hanno aperto un’indagine a tutto campo. L’obiettivo è risalire al punto esatto d’immissione e dare un nome ai responsabili dell’ennesimo sfregio al territorio.

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