Gioco dell’Oca Milanese così giuliva, spiritosa e sapiente croce e delizia dei nostri quartieri
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Dopo la pubblicazione sull’edizione cartacea, ecco la versione digitale del Gioco dell’Oca pubblicato sul numero di agosto. E salta fuori un primato che ci fa entrare “nella storia”
A cura di Guglielmo Landi, Marina Luzzi e Saverio Paffumi
Non siamo impazziti saltando dalle oche del Campidoglio a quelle del Gratosoglio (dal centro dell’impero alla provincia, volendo dare un senso oltre alla rima). L’idea di inventarci una versione milanese “di periferia” dell’antico gioco ci è piaciuta per ironizzare sulle magagne e i pregi del nostro territorio.
Ridiamoci su leggendo e giocando, grazie a un passatempo in cui riconoscersi da veri esperti delle croci e delle delizie del Sud Milano, o per esplorarle ex novo con curiosità (questo vale per i “forestieri”).
Dopo averlo pubblicato – non a caso – nel numero di agosto dedicato all’otium e al divertimento, lo riproponiamo a sé stante: potete scaricarlo e poi stamparvelo in copisteria (consigliamo un foglio formato A2, o due A3 da affiancare).
Una sorpresa arrivata in fondo al percorso
Quello che non ci aspettavamo è l’aver stabilito, pubblicandolo, una sorta di primato… ma ve lo spieghiamo meglio alla fine di queste righe di presentazione.
È importante dire che nella sua semplicità il Gioco dell’Oca deve il successo, nelle infinite varianti – compresa la nostra – al suo evidente significato metaforico: l’esistenza è fatta di alti e bassi, passi avanti e passi indietro (“Un passo avanti e due indietro”, scriveva qualcuno), botte di fortuna e sfortune impreviste. La sfiga è dietro l’angolo, ma anche la rinascita e la vittoria lo sono.
Vale anche per la vita nei quartieri di periferia e nelle zone più difficili: a volte la difficoltà diventa opportunità. Sia detto senza retorica e con tanta speranza e volontà di contribuire a migliorare. Ma intanto è estate, giochiamo…
Dunque chi si è già stufato di leggere, prenda i dadi e sfidi il destino.
Scarica qui il pdf del Gioco dell’Oca Milanese 👇🏻
Chi invece vuole approfondire e (alla fine) scoprire l’arcano prosegua nella lettura.
Origini antiche: le prime stampe nel ‘500

La forma classica del Gioco dell’Oca, con il caratteristico percorso a spirale di 63 caselle, si afferma nella seconda metà del XVI secolo, anche se testimonianze italiane documentano giochi chiamati “dell’oca” già nel Quattrocento. Secondo una tradizione risalente al Seicento, Francesco I de’ Medici ne inviò un esemplare in dono a Filippo II di Spagna, contribuendo alla sua diffusione nelle corti europee.
Nel percorso compaiono le oche e alcune caselle speciali destinate a diventare caratteristiche del gioco, come il ponte, la locanda, il pozzo, il labirinto, la prigione e la morte.
Una preziosa testimonianza di questa prima diffusione è conservata al British Museum di Londra: Il nuovo et piacevole gioco dell’oca, incisione pubblicata da Lucchino Gargano nel 1598 e considerata dal museo la più antica impressione conosciuta del gioco a recare una data. La tavola presenta già il percorso suddiviso nelle canoniche 63 caselle numerate; al centro sono riportate le regole del gioco, mentre nei quattro angoli compaiono figure di buffoni. Un documento che mostra come, alla fine del Cinquecento, il Gioco dell’Oca avesse già assunto una struttura molto vicina a quella giunta fino a noi.
Perché proprio 63 caselle? Una spiegazione matematica
Date le regole tramandate, il numero non appare affatto casuale: 63 è il prodotto di 7 per 9 e proprio sul nove è costruito il ritmo del gioco, con le caselle positive e negative dell’oca che ricorrono secondo intervalli regolari.
Al significato matematico si è sovrapposta nel tempo una lettura simbolica riferita agli anni della vita: fortune, ostacoli, soste e cadute, fino al 63º anno, considerato dalla tradizione antica e rinascimentale un’età “climaterica” (un anno della vita ritenuto particolarmente critico e decisivo).
Il modello, tuttavia, non rimane immutabile. Nei secoli il Gioco dell’Oca genera innumerevoli varianti, modificando temi, immagini e anche la lunghezza del percorso.
Una prima versione milanese conservata al Castello

Una di queste ci riporta direttamente a Milano: intorno alla metà dell’Ottocento l’editore Antonio Vallardi pubblica un elegante Giuoco dell’Oca litografico nel quale la spirale si allunga fino a 90 caselle.
La tavola, ornata agli angoli da putti e oche e oggi conservata nella Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” al Castello Sforzesco, testimonia la grande fortuna popolare del gioco e la capacità degli editori di reinventarne la formula. Le 90 caselle, adottate anche da altre versioni italiane dell’Ottocento, richiamano i 90 numeri del Lotto, altro gioco profondamente radicato nella cultura popolare italiana.
L’oca dei surrealisti diventa opera d’arte

Ma la forza del Gioco dell’Oca sta proprio nella capacità di cambiare senza perdere la propria riconoscibilità.
Nel 1929 persino i surrealisti si cimentano con questo antichissimo schema: durante un soggiorno sull’Île de Sein, in Bretagna, André Breton, Yves e Jeannette Tanguy, Suzanne Muzard, Pierre Unik e Georges Sadoul ne realizzano collettivamente una loro versione, a inchiostro e gouache (sorta di tempera).
La tavola torna alle 63 caselle della tradizione, ma trasforma il vecchio gioco in un terreno di libertà fantastica, popolato di immagini, allusioni e simboli surrealisti. A più di tre secoli dalla tavola di Lucchino Gargano, cambiano radicalmente il linguaggio e l’immaginario, ma la spirale del Gioco dell’Oca continua a offrire una struttura nella quale raccontare, attraverso il caso e il movimento, un nuovo viaggio esistenziale.
Ed ecco su il SUD Milano uno dei primi esempi con lo zampino di AI
Dalla litografia cinquecentesca all’intelligenza artificiale. Nell’estate 2026 anche il SUD Milano entra in questa lunga storia con il suo Gioco dell’Oca Milanese – Edizione “Sbattimento Urbano”, probabilmente uno dei primi esempi pubblicati di Gioco dell’Oca realizzato con il contributo dell’AI.
L’intelligenza artificiale, guidata passo passo dagli autori, interviene nell’elaborazione delle illustrazioni e nel suggerimento di parte dei contenuti. E poiché il dubbio era inevitabile, abbiamo chiesto alla stessa AI se per caso fossimo i primi. La risposta, dopo una ricerca dei precedenti, è stata lusinghiera: un primato assoluto non si può ovviamente certificare, ma non sono emersi finora esempi pubblicati direttamente confrontabili con il nostro.
Diciamo allora che il SUD Milano può rivendicare a pieno titolo (usiamo le parole di AI) “un posto nella primissima generazione dei Giochi dell’Oca nati dalla collaborazione fra creatività umana e intelligenza artificiale”. Casomai il British Museum ci chiedesse una copia, noi siamo pronti a fornirla.

